Territorio

Giornalisti, scrittori, imprenditori incontrano i detenuti del “Del Papa”

Il progetto "Storie di vita" entra nel vivo. Niente lezioni, ma esperienze personali. Il direttore Paolo Bernardo Ponzetta, presente a uno degli incontri: «È come se fossero figli miei».
di Marta Randon

Si è parlato di sesso, sangue e soldi, le famose tre S del giornalismo, sabato scorso in carcere a Vicenza, ma anche di CBV, Costituzione, Bibbia e Vangelo. E soprattutto di storie. Incontri con profughi ucraini,  fake news e disinformazione, la fatica del vivere, si sono intrecciate con la vita di Gesù, le leggi fondamentali della Repubblica e i passi della Buona Novella.

«Nella Costituzione, Bibbia e Vangelo si trovano tutte le risposte» ha detto Paolo Bernardo Ponzetta, leccese, dal 1993 vice direttore del carcere “Due Palazzi” di Padova e da due mesi reggente della casa circondariale di Vicenza. Sabato c’era anche lui. Si è mescolato tra i detenuti nella stanzetta per il terzo incontro del progetto “Storie di vita” ideato da Alessandra Zilio con Elda Moncecchi e Silvana Gasparetti (nella foto grande), volontarie del laboratorio “Unfilocheunisce” che insegna a cucire e ricamare ad un gruppo di ragazzi del carcere. «Li tratto come fossero figli miei, sono il loro punto di riferimento e devo dare il buon esempio» ha detto il direttore.

Il direttore reggente della casa circondariale di Vicenza Paolo Bernardo Ponzetta.

Nella stanza con le macchine da cucire c’erano una quindicina di persone in tutto, sette reclusi, due giornalisti (chi scrive e Lorenzo Parolin de Il Giornale di Vicenza), le tre volontarie, un ispettore di polizia penitenziaria e un educatore del carcere. «”Volti di storie” nasce per parlare di emozioni e vita vissuta – spiega Zilio, insegnante in pensione -, un modo per avvicinarci alla realtà particolare che ci rende tutti incredibilmente diversi». Niente lezioni noiose, quindi, ma uno scambio di incontri, errori, difficoltà, relazioni. «I ragazzi hanno un bisogno immenso del mondo civile esterno, sono affamati di storie che vengono da fuori, hanno necessità di uscire dalla routine del carcere dove contano i giorni e parlano sempre di processi, avvocati, permessi» continua la volontaria.

Il primo incontro si è svolto l’estate scorsa con Maria Grazia Polita e Silvia Dalla Rosa (a sinistra nella foto in alto con Moncecchi, Gasparetti e Zilio), volontarie referenti rispettivamente di Casa Sichem che ospita donne vittime di violenza e i loro figli e di Villa Angaran San Giuseppe di proprietà  dei Padri Gesuiti, che accoglie adolescenti, famiglie e si occupa di inserimento lavorativo. «Vivere, anche solo per qualche ora, uno spaccato di vita civile diversa da quelle che hanno vissuto prima di entrare può essere davvero utile» continua Zilio. Questo sabato 30 maggio toccherà allo storico Francesco Tessarolo che ha curato il diario del partigiano Lino Camonico.

Il carcere amplifica tutto. Le emozioni si fanno grandi, pesanti e hanno occupato ogni angolo della piccola stanza con le borse fatte a mano appese agli attaccapanni. Varie le sensazioni, forte la voglia di alzarsi per abbracciare qualcuno, anche se non si fa perché è la prima volta che li incontri e poi, sai com’è, non sono stinchi di santi. 

Ma sabato contava il presente, quello che si può fare adesso, stasera, domani, una volta fuori da queste mura. Mura altissime, che quando si entra fanno paura. Te le lasci alle spalle con il tonfo dei portoni che si chiudono, delle chiavi (enormi) che girano e ti sembra di soffocare. Ricominci a respirare grazie all’umanità più profonda che abita la casa circondariale, agli occhi curiosi di questo gruppo di ragazzi, alle anime generose che non ti aspetti.«Ho sbagliato, sto pagando, ma posso avere una seconda possibilità»  ha sussurrato uno dei detenuti a fine incontro.  

«Siamo nati liberi, ma siamo schiavi di noi stessi. Solo se capisci davvero chi sei, sei libero. Se sei curioso, se ti apri alla vita» ha detto ai ragazzi il direttore Ponzetta che non rilascia interviste. Su internet non c’è una dichiarazione, una sola parola. Parla volentieri solo della sua grande passione, la musica (canta e scrive, l’ultima canzone è una ballata dedicata alla guerra in Ucraina , è tutto su youtube). Ma ci siamo e gli rubiamo qualcosa: «Il segreto è trovare il nocciolo della pesca – ha affermato -. Ed è un lavoro difficile. Non bisogna fermarsi alla buccia brillante». 

Progetti come “Storie di vita” e “Unfilocheunisce” contribuiscono a far scendere la recidiva al 19% che, senza alcuna misura di rieducazione alternativa al carcere, è al 70%. Giuseppe Mosconi, presidente dell’associazione Antigone Veneto e promotore del polo universitario nel Carcere di Padova in un’intervista sul Corriere della Veneto di Pamela Ferlin ha parlato della «necessità di una nuova prevenzione, di una combinazione di azioni che mirano a disincentivare le condotte criminali». Il direttore Ponzetta è d’accordo. Ha studiato con don Tonino Bello (vescovo e venerabile, morto nel 1993), che nel Salento gli dava un passaggio nell’utilitaria senza il sedile posteriore: «L’auto era sempre piena di cose per i poveri del paese» ha detto il direttore-cantastorie.

«Siamo una sommatoria di tre ingredienti: l’indole innata, l’educazione ricevuta e l’esperienza vissuta – ha continuato guardando fisso negli occhi i suoi ragazzi -. A 50 anni non è facile rieducare una persona. Tirare fuori il bene è complicato. Ci deve essere la vera volontà del detenuto. È difficile, serve impegno, ma ce la si può fare. Al centro va l’importanza della conoscenza, nemica da sempre dell’ignoranza».

Nella stanza di fianco al laboratorio di cucito, c’è la cappellina. Don Gigi Maistrello, cappellano del carcere, tutti i sabati dice messa. Se “Unfilocheunisce” dovesse allargarsi – la richiesta di borse ed asciugamani ricamati è sempre maggiore e si spera nell’apertura di un punto vendita, come avviene per i prodotti del forno della casa circondariale– sarebbe disposto a convertirla a magazzino.

Al secondo incontro di “Storie di vita”, lo scorso autunno,  è intervenuto lo scrittore Paolo Malaguti, padovano di Monselice,  per condividere con i ragazzi il suo libro “Sul Grappa dopo la vittoria”, che alcuni detenuti avevano letto. L’ultimo ad entrare sarà l’imprenditore Maurizio Scuccato, esperto di welfare aziendale.