Intervista

Gelindo Bordin: «Quest’anno può succedere di tutto. Eyob? Deve crederci fino in fondo»

di Luca Pozza

«La maratona olimpica è da sempre una gara imprevedibile, può succedere di tutto. Eyob deve crederci, anche se ci sono molti atleti con un tempo migliore del suo». A parlare è Gelindo Bordin che a 33 anni dal suo trionfo ai Giochi sarà costretto a guardare dal televisore di casa la gara – che si disputerà a Sapporo e che prenderà il via alla nostra mezzanotte tra sabato 7 e domenica 8 agosto – e a fare il tifo per gli azzurri, in particolare per il vicentino Faniel. Gli altri due italiani sono Yassine Rachik (bronzo degli europei 2018) e Yassine El Fathaoui. Attualmente Bordin, direttore marketing della Diadora, si occupa di prodotti e sponsorizzazioni, continuando a vivere nel mondo dell’atletica, in particolare running e corsa.

«Sicuramente a Tokyo ci sarei andato – spiega Gelindo – anche per motivi di lavoro, visto che alcuni atleti rappresentano il nostro marchio, ma le limitazioni e le difficoltà legate alla pandemia mi hanno costretto a rinunciare».

Una delle particolarità della maratona olimpica 2021 sarà l’assenza del pubblico…

«Ed è un peccato assoluto, ovviamente per tutti gli atleti, perchè la presenza di tifosi ed appassionati che ti sostengono per oltre 42 km rappresenta un sostegno notevole, soprattutto nei momenti più difficili della gara».

Lei cosa rammenta del pubblico in occasione del suo trionfo olimpico a Seul?

«Un ricordo straordinario, che per certi aspetti supera anche quello della vittoria in sé o del podio. In particolare mi è sempre rimasto impresso il silenzio, visto che in quel momento era solo, durante il breve tragitto sotto il tunnel e poi l’esplosione assordante quando feci i primi passi all’interno dello stadio. Una cosa incredibile ».

Parliamo della maratona che si correrà in Giappone …

«L’avvicinamento è stato complicato per tutti,non solo in questi mesi, ma nell’ultimo anno e mezzo proprio a causa del Covid. Tutti gli atleti sono stati bravi ad allenarsi, magari andando più volte in tournee in Kenia, come ha fatto Eyob, o in altre zone del mondo, per questo meritano un plauso».

Chi sono i principali favoriti?

«Globalmente gli atleti africani, ma nell’ultimo decennio abbiamo assistito a diversi naturalizzazioni, quindi può succedere di tutto. C’è anche da dire che proprio a causa della pandemia, da inizio 2020 non si è disputata nessuna maratona, quindi non esistono punti di riferimento di chi è più in forma rispetto ad altri».

A suo parere Faniel ha la possibilità di inserirsi nella lotta per il podio o per un piazzamento di prestigio?

«Con tutta onestà sono diversi gli avversari che hanno un personale migliore, ma deve comunque fare la sua gara ai suoi ritmi, senza preoccuparsi troppo. La maratona olimpica è un appuntamento atipico, ovviamente senza ‘lepri’ o altri punti di riferimento, presumo che nessuno andrà all’arrembaggio, anche probabilmente in base delle condizioni climatiche. L’unica eccezione in questo senso è stata la maratona di Pechino, che è stato vinta in 2h06’32’».

Che gara prevede?

«La storia ci insegna che ai Giochi non si corre per fare il tempo ma ovviamente contano i piazzamenti, in particolare le medaglie. Un ritmo più basso a metà gara potrebbe favorire molti più atleti, tra cui Faniel, che peraltro detenendo i primati italiani, oltre che di maratona, anche della ‘mezza’ e dei 10 km su strada, è dotato di un buon finale».

A Tokyo l’atletica vicentina è stata rappresentata da ben 6 elementi, un record assoluto…

«È sicuramente un segnale importante per la salute dello sport berico, un plauso a dirigenti e tecnici, visto che rappresentano specialità diverse. Ma tutto ciò deve rappresentare per i ragazzi un punto di partenza, non certamente di arrivo. Ai miei tempi il paragone era con i più forti atleti internazionali, adesso la differenza tra Europa e resto del mondo, almeno nell’ambito di fondo e mezzofondo, è abissale. In questo senso bisognerà alzare l’asticella per provare a ridurre il gap».