Territorio

In fuga dalla Siria, S. Croce Bigolina li accoglie

Da giugno la famiglia di Hassan Alhamadi alloggia in canonica: «Avevo una casa, un'auto, un lavoro come pavimentista. La guerra ha distrutto tutto» racconta l'uomo, padre di due figlie.
Hassan Alhamadi, siriano, con la moglie e una delle due figlie
di Roberto Turetta

In fuga dalla guerra in Siria e dagli stenti del campo profughi in Libano, per la famiglia di Hassan Alhamadi era arrivato il momento delle presentazioni con la comunità di Santa Croce Bigolina. E così la piccola frazione di Cittadella si è riunita il 23 settembre per conoscere meglio i suoi ospiti, alloggiati da giugno nella canonica. 

Dopo l’introduzione della mediatrice culturale Rabyiah Al Haj, connazionale della famiglia, su cos’era la Siria nei decenni passati e cosa è diventata in questi otto anni di conflitto, Hassan ha iniziato a parlare al pubblico. Poche parole in un italiano stentato, spesso rotte dall’emozione, in cui ha spiegato perché adesso è qui da noi. In compenso la commozione sua e dei suoi familiari sono state molto eloquenti nel descriverne lo stato d’animo, vista la situazione di provenienza. «Avevo una casa, una macchina, un lavoro come pavimentista – ha spiegato ai presenti, con il supporto della traduzione di Rabyiah -. Poi è arrivata la guerra ed è crollato tutto di fronte ai nostri occhi, la Siria è tornata indietro di decenni». La sua città, Idlib, nella zona settentrionale del Paese, è stata distrutta e i suoi 100mila abitanti hanno dovuto fuggire. Chi si è rifugiato in Turchia, assieme a 3,5 milioni di connazionali, chi in Libano, con un altro milione e mezzo di fuggiaschi. Hassan, con moglie e figli, è finito in un campo profughi libanese. «È stato terribile – ha poi proseguito nel suo racconto -. Da  sei anni a questa parte non ho più visto un fratello che si era rifugiato in Turchia. Neppure con mia madre è stato possibile mantenere i contatti, è morta e non ero vicino a lei». La sua purtroppo non è una storia isolata nella martoriata Siria, un tempo luogo di buona convivenza tra ebrei, cristiani e arabi. 

A dargli questa nuova possibilità è stata una rete di associazioni cittadellesi, “Oltre le mura”, che ha deciso di agire attraverso lo strumento dei corridoi umanitari. Come è stato precisato nel corso dell’incontro del 23 (e in quello successivo del 30 settembre), i corridoi consistono nel far entrare persone che non possono rientrare in sicurezza nel proprio paese. Gli Alhamadi sono arrivati in aereo e non in barcone, come è stato precisato, al termine di almeno nove mesi di preparazione per trovare loro un alloggio. In tutto questo tempo “Oltre le mura”, forte delle dieci realtà che ne fanno parte, si è attivata per i contatti, le traduzioni, gli adempimenti burocratici e la successiva accoglienza. Grazie alla disponibilità dell’Unità Pastorale di Santa Croce e Fontaniva, ha reperito e risistemato la canonica per ospitare per un biennio i nuovi paesani originari dalla Siria. Ora inizia la sfida dell’accoglienza, che per diventare integrazione a tutti gli effetti non dovrà trasformarsi in assistenza ma in autonomia. Anche questo concetto è stato ribadito il 23: Hassan sta cercando un lavoro e “Oltre le mura” lo aiuta passo dopo passo. La buona volontà da parte del nuovo arrivato non manca, perché fin dai primi giorni si applica con la lingua italiana. Come pure non manca da parte delle figlie, che già padroneggiano con una certa disinvoltura la lingua di Dante e Petrarca. Se non altro, in questo non facile passaggio, Hassan e le associazioni possono contare sull’appoggio dei parrocchiani. 

All’incontro del 23, dopo le presentazione-testimonianza, i presenti si sono mostrati disponibili ed entusiasti verso la famiglia. «La conoscenza del prossimo porta ad amarlo, si diventa più disposti ad accogliere» ha detto uno. «Conoscere insegna a non generalizzare, a non pensare che tutti i musulmani sono pericolosi terroristi» ha aggiunto un altro. Chi vuole potrà contribuire alla loro integrazione con un versamento in un conto corrente dedicato. Ne hanno bisogno, per continuare i corsi di lingua, per potersi muovere nel territorio, per curare i problemi di vista di due delle figlie. In ogni caso, probabile che nell’immediato futuro ci siano ulteriori occasioni di incontro, magari di fronte a piatti tipici del Medioriente. Il parroco di Santa Croce, don Andrea Mazzon, garantisce il suo appoggio come ha sempre fatto finora. Anche il Comune, amministrato da una giunta dichiaratamente leghista, farà la sua parte. Mentre da parte sua, Hassan al termine della serata ha risposto con un «grazie». Questo sì in un italiano preciso e ben scandito.