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In Fiera a Vicenza il futuro del diaconato

Dal 31 luglio al 3 agosto al teatro Palladio, in via dell'Oreficeria, si tiene il XXVII Convegno nazionale promosso dalla comunità del diaconato in Italia in collaborazione con Caritas Italiana, Diocesi di Vicenza e Pia Società San Gaetano. Il 2 agosto, alle 19, messa in Cattedrale.
Giubileo dei Diaconi
di Lauro Paoletto

Da mercoledì 31 luglio a sabato 3 agosto alla Fiera di Vicenza si terrà il XXVII Convegno nazionale promosso dalla Comunità del diaconato in Italia in collaborazione con Caritas Italiana, Diocesi di Vicenza e Pia Società San Gaetano. L’appuntamento si tiene nel capoluogo berico in occasione dei 50 anni dei primi diaconi della San Gaetano.

Nelle quattro giornate, da titolo “Diaconato – Periferie – Missi.one. Diaconi custodi del servizio. Dispensatori di carità”, si alterneranno diversi relatori: il Patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia, che presiederà la celebrazione di apertura; il cardinale Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas Internationalis; don Venanzio Gasparoni, Superiore della Pia Società San Gaetano; suor Rita Giaretta di Casa Rut; Enzo Romeo, giornalista vaticanista di Rai 2; Simona Segoloni, docente di ecclesiologia più vari vescovi tra cui mons. Beniamino Pizziol.Il vescovo di Vicenza, il 2 agosto, alle 19, in Cattedrale presiderà la messa. Il giorno prima, alle 21.30, si terrà invece la veglia nella Basilica di Monte Berico.

«Il tema – spiega il presidente nazionale diacono Enzo Petrolino – raccoglie l’invito di papa Francesco per una Chiesa povera per i poveri, dove vuole che i diaconi siano impegnati nelle periferie non soltanto esistenziali ma anche geografiche. “Diaconi custodi del servizio” è una bellissima espressione del Pontefice che fa riferimento alla figura di S. Giuseppe che viene chiamato anche “il custode”. “Dispensatori di carità” è, invece, un’espressione dei vescovi italiani. Oggi è necessario che ci sia un diaconato, come dice papa Francesco, in uscita. Per il Santo Padre uscire è più che un movimento accanto a un altro, è uno stile di vita dei diaconi che, spesso, invece, sono troppodentro le sacrestie e troppo dentro le liturgie. È dunque un invito ad uscire»

I diaconi devono essere coloro che nella comunità custodiscono il servizio: «I diaconi sono chiamati ad essere i custodi della diaconia di tutti i battezzati, promotori e animatori del servizio in tutte le comunità – sottolinea Petrolino -. Non solo devono servire, ma anche animare la diaconia nelle nostre comunità». In un tempo in cui assistiamo a un calo del numero dei presbiteri, c’è il rischio che il diacono sia chiamato invece a fare altro. «I diaconi sono spesso utilizzati in compiti che non sono prettamente diaconali. Questo non è sicuramente quello che il Vaticano II voleva. Il diacono, al di là delle vocazioni presbiterali, è un ministero ordinato, all’interno del sacramento dell’ordine che deve essere il segno sacramentale della diaconia di tutti. La bellezza del diaconato è proprio questo e in questo rappresenta questo ponte tra il clero e il mondo, tra il clero e i laici» continua il diacono. Le prossime sfide sono molte. «Credo che possiamo individuarle nel discernimento e nella formazione. Va sottolineato che nel discernimento un ruolo interessante e prioritario è quello della sposa. Senza il consenso della moglie non si viene ordinati diaconi. Non a caso durante il nostro convegno prevediamo un momento specifico di incontro con i diaconi e le spose. Sul fronte della formazione i percorsi devono essere sostenibili per chi li affronta. C’è poi un’altra sfida che è quella di imparre, come diaconi permanenti, a lavorare insieme e a non essere dei battitori liberi. È molto importante. Queste sfide dovrebbero permettere al diaconato di fare un salto di qualità». Per il diaconato femminile la strada è ancora lunga. «Il Papa aveva costituito una commissione per approfondire il tema – conclude il presidente -. All’interno della stessa commissione ci sono stati pareri discordanti sul fatto se bisogna mettere in atto un diaconato ordinato, nel senso di sacramento dell’ordine, oppure della semplice benedizione. Sono stati consegnati i risultati di questi lavori a papa Francesco che dovrà decidere che cosa fare. È chiaro che è una questione ancora da approfondire per capire come nell’oggi della Chiesa si può procedere in tal senso».