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Su fattorie sociali e cooperative è calato il gelo

C'è lo spettro del bilancio in rosso per la maggior parte delle realtà del Vicentino che lavorano nel sociale. Giorgio Zebele del Consorzio Prisma: «Servono cooperazione e coprogettazione con le istituzioni».
Uno dei campi coltivati della Fattoria sociale "Il PomoDoro"
di Marta Randon

Spazi insufficienti per gestire la quarantena di disabili e tossicodipendenti, il Covid che entra prepotentemente nelle case di riposo, la carenza di personale, i doposcuola cancellati, gli asili nidi svuotati, la paura delle famiglie che non vogliono più educatori in casa, i disagi dei soci fragili, le casse integrazioni che non arrivano. La seconda ondata sta mettendo a dura prova il Terzo Settore in tutta Italia. Anche il Vicentino soffre. La maggior parte delle cooperative e associazioni lavorano a singhiozzo, in emergenza, e lo spettro dei bilanci in rosso a fine anno fa paura. Anche la maggior parte della quindicina di Fattorie sociali del territorio faticano: i ristoranti lavorano a mezzo regime e gli ordini di vino, marmellate, frutta e verdura sono diminuiti. Le visite e le vendite dirette sono calate drasticamente. Molte si sono reinventate con la consegna a domicilio, ma non basta.

«Vendavamo in media 30mila bottiglie di vino ogni anno. Quest’anno ne sono andate via 5mila- racconta Tommaso Simionato della Fattoria sociale “La Costa” di Sarcedo e componente del coordinamento nazionale agricoltura sociale che raggruppa circa 600 realtà -. Viviamo vendendo i prodotti della nostra terra, se nessuno li compra più, non abbiamo introiti. L’agriturismo è chiuso perchè servivamo solo la cena, i pernottamenti si contano sulle punta delle dita. Abbiamo 11 dipendenti e una decina di persone fragili in integrazione sociale, tirocinio o inserimento lavorativo.Chi ha fatto cassa integrazione deve ancora ricevere gli importi di maggio e i ristori del Governo non si sono visti. L’agenzia veneta Avepa ha previsto un piccolo contributo per ogni fattoria, vediamo se arriva». L’unica soluzione è fare squadra.: «Ci aiutiamo a vicenda comprando i prodotti del nostro circuito. Acquistiamo pandori, panettoni e biscotti dalla cooperativa M25 che, con il progetto “Libere golosità”, produce prodotti da forno in carcere; il miele dall’educatore Massimo Trentin. A confezionare i cesti ci pensa l’associazione “Fuori di Zucca” di Agendo. Speriamo molto nel periodo natalizio».

È in difffcoltà anche la Fattoria Sociale Il PomoDoro di Bolzano Vicentino (nella foto grande uno dei loro campi coltivati): «Il Covid – spiega il presidente Daniele Bernardini, medico in pensione prestato al sociale – ha tarpato le ali alla più grande fonte di reddito dell’associazione: la ristorazione (La Frasca). La sera dobbiamo tenere chiuso. Siamo aperti a pranzo il sabato e domenica.Si lavora al 35% delle possibilità. Per noi è disastroso. Ci siamo reinventati con l’asporto ma non è la stessa cosa. Stiamo utilizzando una cassa integrazione parziale. I nostri “apprendisti” (Bernardini chiama così i suoi ragazzi in inserimento sociale e lavorativo) lavorano ancora, ma dietro le quinte. Dobbiamo proteggerli. Farli servire ai tavoli è troppo rischioso». Calo di fatturato e consegne a domicilio anche per la Fattoria Sociale Conca d’oro di Bassano del Grappa: «Abbiamo raggiunto nuovi clienti che si sono avvicinati all’agricoltura sostenibile per la prima volta, ma la pandemia ci ha costretti ad organizzarci in gruppi di lavoro molto più piccoli e limitare la possibilità di spostamento dei ragazzi tra le attività in modo da prevenire eventuali contagi» spiega il coordinatore Luca Comunello. 

Tra le cooperative a soffrire di più sono quelle che lavorano con i minorenni. «In particolare con gli asili nido e le scuole dell’infanzia» spiega Giorgio Zebele, presidente del Consorzio Prisma che riunisce 53 cooperative del Vicentino, circa la metà del totale. Altro problema è la mancanza di personale nelle case di riposo. «Le Ulss hanno richiamato a raccolta infermieri e operatori dando vita ad un esodo dalle residenze private per anziani verso il pubblico. Rimpiazzarli è difficilissimo e se il personale non è adeguato si rischia di chiudere. La situazione è paradossale» sbotta il presidente. La cooperaiva “La Casetta” ha aumentato le visite a domicilio dei bambini e ragazzi con fragilità. «Ma non è facile perché alcune famiglie sono restie a far entrare estranei in casa – spiega la presidente Chiara Carta -.Alcuni sono in quarantena, quindi non possono uscire con conseguenti disagi. La settimana scorsa un educatore ha portato in passeggiata una ragazzina in quarantena fiduciaria, nessuno le aveva detto che era entrata in contatto con un positivo al Covid».

«Da decenni – continua Zebele – si parla di pari dignità, di sussidiarietà tra pubblico e privato sociale; l’emanazione del Codice del Terzo Settore nel 2017 ha sottolineato ancora di più l’importanza della coprogettazione e coprogrammazione, ma poche amministrazioni pubbliche si fidano di mettersi a tavolino con noi e si rischia di riservare al Terzo Settore un ruolo ancillare, mansioni meramente operative. Non è così in tutti i settori, per carità, ma è una tendenza che deve essere rivista».

Le cooperative associate chiedono di essere considerate come vere portatrici di no profit: «Chiediamo ai comuni di ascoltarci per capire come funziona il sociale. Nelle cooperative lavano professionisti preparati, con anni di esperienza». Tuttavia il Vicentino ha più di qualche caso virtuoso: «Un esempio è sicuramente la collaborazione ormai quarantennale tra la cooperativa Insieme di Vicenza esperta nel riciclo e riuso e l’Aim, azienda municipalizzata del capoluogo. Una buona prassi da cui prendere ispirazione» dice Zebele.

«C’è la possibilità di riservare le gare comunali alle cooperative – continua il presidente di Prisma – ma pochi Comuni sono disposti a farlo. Indicono gare generiche, aperte a tutti, anche fuori regione». A proposito di regioni, il Veneto non ha messo in campo aiuti specifici per le cooperative sociali. «Come tutti abbiamo provato ad accedere on line ai fondi messi a disposizione dallo Stato, ma dopo mezzo secondo dal primo click erano già esauriti».

Tra le cooperative c’è chi va contro corrente e lavora a gonfie vele. «I nostri sette ragazzi in carcere più il  maestro pasticcere si rimboccano le maniche tutti i giorni. Il forno è a pieno regime» racconta Lorenzo Panozzo, vice presidente della cooperativ M25 che, oltre a coinvolgere alcuni detenuti con il progetto “Libere golosità”, gestisce il centro diurno Davide e Golia di Vicenza dove, su ordinazione, è possibile andare a ritirare panettoni, pandori, pasticcini prodotti nella casa circondariale di Vicenza. Sono buonissimi.