Editoriali

Donne, siamo con voi!

di Lauro Paoletto

Dovremmo scrivere del governo, del dibattito importante sui vaccini obbligatori, e sulle resistenze che ancora ci sono alla vaccinazione; dovremmo commentare i zig zag della Lega e in particolare di Matteo Salvini che sembra ogni giorno di più in rotta di collisione con i suoi governatori e la sua delegazione governativa. 

Ma questa settimana ci sono stati altri tre femminicidi: due “a casa nostra”, a Noventa Vicentina e a Montecchio Maggiore. E così non possiamo parlare di politica rischiando di far passare il sospetto che ci siamo abituati. Abituati a questi delitti atroci, a questa violenza ai danni di donne inermi. Abituati all’idea che sia proprio del maschio esercitare il possesso e il sopruso nei confronti della propria compagna o moglie. 

No! Non ci siamo abituati. Non possiamo e non vogliamo abituarci. E per questo, per l’ennesima volta, dobbiamo tornare a scrivere di un argomento sul quale già troppe volte ci siamo soffermati. 

Da anni il numero dei femminicidi nel nostro Paese non riesce a scendere sotto la soglia dei cento (significa che ogni tre giorni una donna viene ammazzata perché donna!) e questo nonostante l’approvazione di leggi importanti al riguardo. Nell’ultima settimana ci sono stati sei femminicidi (uno al giorno) più i due di lunedì.

Lunedì mattina è accaduto ad Agnosine nel bresciano. Giuseppina Di Luca, madre di due figli è uccisa dall’ex marito Paolo Vecchia. Al pomeriggio è accaduto a Fognano Castello nel cosentino. Sonia Lattari è stata uccisa con alcune coltellate dal marito, Giuseppe Servidio. Da nord a sud la stessa tragedia.

Sabato era accaduto vicino a casa nostra, a Noventa Vicentina dove la trentenne Rita Amenze, nigeriana è stata ammazzata dal marito Pierangelo Pellizzari. A Montecchio Maggiore, mercoledì, è stata uccisa una 21enne, Alessandra Zorzin.

C’è qualcosa che non funziona nella nostra società se continuano a consumarsi drammi simili, se la violenza rimane il codice principale per tanti maschi. C’è evidentemente un problema culturale, la diffusione di modelli per i quali al maschio è concesso ciò che normalmente, in un paese civile, non dovrebbe neanche essere ipotizzato. 

Noi maschi che proviamo vergogna per il fatto che uno di noi abbia così ferocemente colpito la donna alla quale era legato da affetto (se così si può chiamare), non c’entriamo, evidentemente, con nulla di tutto questo. Ma basta questo? No, non basta. Dobbiamo anche noi metterci la faccia e dire basta perché non è e non può essere solo una questione che riguarda le donne. È evidente che riguarda tutti, ciascuno di noi. 

E voi donne dovete saperlo, dovete sentirlo che noi siamo al vostro fianco. Non dovete sentirvi sole.

La violenza che si registra quotidianamente evidenzia un analfabetismo affettivo, un rigurgito bestiale nella gestione delle relazioni. In tale contesto c’è da chiedersi se è davvero positiva quella legge che ha ampliato anche nel nostro Paese la possibilità di possedere un’arma da fuoco. C’è ancora da chiedersi se non sarebbe il caso di introdurre e consigliare a tutte le coppie, anche di fatto, quelli che la chiesa propone ancora come i corsi per fidanzati. Non sono certo risolutivi, ma possono essere uno spazio per avere minimamente coscienza di cosa significa amare una persona e viverci assieme e questo tanto dal punto di vista psicologico quanto dal punto di vista giuridico. Sono solo ipotesi e non è detto che siano le più efficaci. 

Quello che è certo è che il clima culturale non cambia da solo, ha bisogno di azioni e passi concreti. Le donne ne hanno fatti molti. Ora è il tempo di noi maschi. Di fronte a tanto sangue non possiamo tacere e far finta che il dramma non ci riguardi.

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