Diocesi

Don Mario, prete con la missione nel cuore

di Maria Bertilla Franchetti

Primo prete Fidei donum della nostra diocesi in America Latina, nel 1966, don Mario Costalunga ha la missione a tutto tondo nel cuore. Ne sono prova l’anello scuro al dito «un patto con le popolazioni amazzoniche», dice, e la gioia nel servire in qualità di parroco dal 2007 (anno del rientro dal Brasile) l’Up di Brognoligo-Costalunga: comunità che gli ha preparato la festa dell’80° compleanno (traguardo tagliato lo scorso 28 gennaio) per questa domenica 3 febbraio, all’insegna della massima gratitudine.

Don Mario, quale il bilancio della sua esistenza?

«Figlio del Concilio Vaticano II, ho avvertito una grande spinta a vivere tra la gente. Mi accompagna una sensibilità per la Chiesa dei poveri, il che che implica una conoscenza particolare di Gesù Cristo».

Cosa porta con sé dell’esperienza maturata in Brasile?

«La scoperta della Parola di Dio letta a partire dai poveri, in modo da diventare Parola viva per noi oggi. E ciò comporta un cammino di conversione permanente: in genere noi partiamo dai potenti, da chi ha successo, da chi fa carriera, mentre Gesù parte dai poveri per arrivare a tutti. Se la Buona Notizia giunge ai poveri, è perché loro hanno la vita più a rischio, e sono i poveri in senso materiale, i peccatori. Emerge così il volto paterno e materno di Dio. La nostra vita va ripensata non a cominciare dai nostri beni, dai nostri interessi, dalle nostre certezze, ma dai barconi, se vogliamo stare alla realtà attuale. Occorre uscire dai propri criteri, far entrare in noi il Dio biblico. Abbiamo infatti creato un Dio a misura nostra… Per conoscere Gesù, si deve partire dai poveri. Ed è la maniera per approdare al Dio di Gesù Cristo».

Ha ancora senso la dimensione dei Fidei donum?

«Sì, perché il dire ‘Prima i nostri (parrocchiani, campanili, ecc…)’ significa ridurre a spazzatura il Vangelo. Il Vangelo ci mette davanti innanzitutto l’altro che ha bisogno».

Qual è la sfida per la Chiesa del nostro tempo?

«Essere povera e capace di porre al centro i poveri, gli ammalati, gli esclusi, i peccatori. Altrimenti non riuscirà a capire la bellezza e la novità del Vangelo».

Una sua riflessione riguardo al prossimo Sinodo sull’Amazzonia.

«L’Amazzonia è l’espressione della relazione che noi abbiamo con l’universo. La si sta distruggendo perché subentra il dio denaro. Il disboscamento selvaggio per lasciar spazio all’allevamento di bestiame, alla produzione di soia e lo sfruttamento delle risorse minerarie colpiscono qui la biodiversità. Non si è ancora scoperta la quantità di elementi necessari alla vita, grazie alla biodiversità stessa, e già si annienta l’enorme ricchezza naturale presente in questa terra. Ecco dunque l’idea di un Sinodo sull’Amazzonia»