Territorio

Don Baccega assolto dalle accuse di pedofilia

di Lauro Paoletto

«Carissimo papa Francesco, sono don Giovanni Baccega della Diocesi di Vicenza; ho 83 anni di vita, 56 di sacerdozio. Desidero donarle la mia travagliata esperienza degli ultimi quattro anni (2014-18) conclusasi a lieto fine». È l’inizio della lettera scritta a Bergoglio all’indomani dell’arrivo della sentenza di assoluzione piena dall’accusa di molestie nei confronti di due sorelle moldave, minorenni all’epoca dei fatti, poi risultate inesistenti. La vicenda è stata creata ad arte per cercare di avere dei soldi prima dal sacerdote e in seconda battuta dalla Diocesi. Dopo quattro lunghi anni l’incubo è finito: ora, infatti, sono scaduti anche i termini per possibili ricorsi in Appello e quindi la vicenda è definitivamente chiusa e don Gianni può tirare un sospiro di sollievo. Incontriamo il prete nella casa dove vive a Crespano del Grappa. «Vivo qui perché nella dimora accanto c’è mia sorella» spiega.

«La sofferenza maggiore in questi quattro anni – racconta – è stato non poter celebrare la messa, né confessare».

Ora ha recuperato finalmente un po’ di serenità?

«Certo. All’inizio sono stato male, anche fisicamente: non avrei mai immaginato di essere accusato di pedofilia. Poi dopo l’iniziale scoramento un po’ alla volta ho trovato un significato spirituale a questa prova. L’ho vissuta come una opportunità che il Signore mi ha dato per prepararmi meglio, visto che gli anni avanzano, al mio “dies natalis”».

Oggi l’anziano prete dà assistenza religiosa alla casa di riposo di Crespano dove ci sono 110 persone e collabora celebrando la messa nelle parrocchie di Eulalia e Liedolo, in provincia di Treviso ma in diocesi di Padova, come da accordi tra il vescovo di Vicenza e il Vicario generale di Padova.

Don Giovanni, che cosa l’ha sostenuta lungo questi anni?

«La grazia di poter pregare e meditare la Parola. Questo mi ha fatto stabilire un rapporto più profondo con Gesù».

Si è sentito solo?

«No. Molte persone delle parrocchie dove sono stato (Gazzo Padovano, Gambugliano, Villanova di San Bonifacio, Staro, Brendola, Valli del Pasubio ndr), in più momenti, mi hanno telefonato e mi hanno espresso vicinanza, dicendo che pregavano per me. Anche il vescovo Pizziol e i miei confratelli spesso si sono fatti sentire per sostenermi. Tutto questo mi ha insegnato a voler più bene ai sacerdoti di Vicenza».

Dopo quello che ha vissuto e tutti gli episodi di cui oggi si ha notizia, si sentirebbe di dare qualche consiglio ai suoi confratelli in questo ambito?

«A qualche sacerdote, parlando, ho consigliato di stare attenti ed essere prudenti nei gesti nei confronti di ragazze e ragazzi».

Tutto questo come ha inciso nella sua vita di sacerdote?

«Come dicevo, mi ha dato l’opportunità di pregare di più e di coltivare ancor di più la passione per la Chiesa. Ho pregato molto per il Papa. Diciamo che anche la mia vocazione è cambiata in positivo».

E rispetto all’azione del Papa sullo scandalo abusi, che cosa pensa?

«Sta facendo bene e deve andare avanti. Da un lato sicuramente molta misericordia, ma nello stesso tempo determinazione nel cercare di risolvere questo problema, perché ci sono le ferite dei piccoli che interpellano».