Diocesi

Domenica senza messa? Si può, ecco come

di Lauro Paoletto

Giovedì 8 novembre, all’Assemblea del Clero è stato consegnato ai preti presenti il sussidio “Assemblea Domenicale nella impossibilità della Celebrazione Eucaristica” accompagnato da un decreto del vescovo Pizziol. Si tratta di una novità importante che tiene conto del cammino che la Chiesa vicentina sta facendo e dei cambiamenti che si stanno vivendo. Quasi contemporaneamente (il 6 novembre) ha preso il via il corso di formazione per guide della celebrazione.

«L’obiettivo – ci spiega don Pierangelo Ruaro, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano – è, come precisa bene il vescovo Beniamino nel Decreto di accompagnamento, da un lato ribadire “l’assoluta irrinunciabilità per la vita dei credenti della Domenica e il primato della celebrazione eucaristica nel Giorno del Signore” e dall’altro tener conto della mutata “situazione pastorale delle comunità cristiane anche a causa della diminuzione del numero dei presbiteri”».

Come si inseriscono tali indicazioni nel percorso di questi anni dell’Ufficio liturgico?

«La scelta è sempre stata quella di promuovere e sostenere la ministerialità liturgica. Lo abbiamo fatto con i ministri dell’eucaristia e con i ministri della consolazione. Oggi questo avviene cogliendo e accompagnando quelli che sono i cambiamenti che sta vivendo in Diocesi prevedendo la formazione tra i laici di guide della celebrazione ».

Da dove deriva tale decisione?

«La scelta delle Unità Pastorali porta con sé la necessità di favorire e preparare nuove forme di ministerialità. Tra esse sicuramente un posto di rilievo spetta alla Guida (laicale) della celebrazione. Alcune celebrazioni, infatti, possono essere affidate alla guida di un laico deputato dallacomunità».

Ma non c’è il rischio che questo svilisca la celebrazione della messa?

«No, anzi il contrario. Nella tradizione della Chiesa ad un certo punto è sembrato che l’unica celebrazione esistente nella liturgia fosse la celebrazione eucaristica. Ma questo è stato un errore che ha ridotto la ricchezza e la varietà della liturgia e non ha fatto cogliere come la messa sia il culmine del cammino liturgico, ma è il culmine perché c’è una gradualità che la precede».

A tale riguardo ci sono già esempi importanti. Possiamo ricordarli?

«Abbiamo già sperimentato la possibilità prevista dal Rito delle Esequie, di far guidare a laici (ministri della consolazione) alcuni momenti celebrativi come la veglia funebre, la chiusura della bara, la preghiera al sepolcro, la deposizione dell’urna e l’eventuale preghiera nel luogo della cremazione».

Ora si sta proponendo la «Assemblea Domenicale nella impossibilità della Celebrazione Eucaristica». Perché?

«Va detto innanzitutto che, soprattutto nelle comunità in UP dove il prete non è residente, è importante che la chiesa, luogo di incontro con il Signore e di celebrazione comunitaria della fede, nei giorni feriali, non rimanga chiusa perché manca la celebrazione eucaristica: ci sono altri modi di celebrare e di esprimere la fede, che possono essere vissuti anche quando non è possibile la presenza di un ministro ordinato: per esempio la Liturgia delle Ore e l’Adorazione Eucaristica. Ora si considera anche la celebrazione domenicale».

Le indicazioni fanno riferimento in modo esplicito all’assemblea domenicale. Come ci si deve orientare?

«La prima preoccupazione è di invitare i fedeli a recarsi nella chiesa più vicina per la celebrazione eucaristica. Qualora questo non sia possibile (penso ad esempio a persone anziane o a situazioni non programmabili in cui non è possibile una soluzione diversa, pensiamo per esempio al caso di un’indisposizione improvvisa del prete), è essenziale poter celebrare un rito che permetta di vivere la Domenica, assolvendo il precetto festivo, pur non potendo celebrare l’Eucaristia. Si parla dunque di situazioni improvvise ed eccezionali. Un suo uso diverso – come precisa il Vescovo – “richiede l’autorizzazione esplicita del Vescovo”».

Chi potrà guidare questa celebrazione?

«Quando non è presente un diacono, si possono individuare due o tre membri del Gruppo Ministeriale, dove esiste oppure il parroco, consultandosi con il Consiglio Pastorale, designa alcuni laici ritenuti idonei. Questi dovranno avere cura di valorizzare e di coordinare tutte le ministerialità presenti nella comunità. La preoccupazione ora è garantire una formazione specifica».