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Domenica in cattedrale l’ammissione all’ordine sacro di sei nuovi diaconi

di Lauro Paoletto

Domenica 8 novembre alle 16 in Cattedrale a Vicenza il vescovo Beniamino presiederà il Rito di ammissione all’ordine sacro, nel diaconato permanente di sei uomini, tutti coniugati. 

Si tratta di Mauro Addondi di Brogliano, classe 1964, quattro figli e sei nipoti, sposato con Orietta Erle, Federico Dalla Motta di Vicenza, classe 1975, due figlie, sposato con Marzia Vettorel, Marco Fiorentino di Sovizzo, classe 1964, un figlio, sposato con Giovanna Bicego, Luigi Gravino, classe 1965 di Lonigo, tre figli, sposato con Donata Bressan, Antonio Walter Polga, 60 anni, di Malo, quattro figli e due nipoti, sposato con Marina Vencato e Paolo Zancan, 54 anni, di Chiampo, due figli, sposato con Lara Sabina Bertola.

Per tutti il cammino verso il diaconato permanente rappresenta la naturale evoluzione di un cammino di fede e di impegno nella propria chiesa locale. In quasi tutti i casi è stata decisiva la “chiamata” di una persona, nel senso che la proposta ha cominciato a prendere forma dopo che qualcuno l’ha formulata in modo esplicito. 

 Per Antonio Walter Polga la scelta «arriva da lontano. Per trent’anni mi sono sempre dedicato con la moglie – racconta – alla vita della parrocchia. Decisivo è stata per me l’esperienza nel movimento dei Cursilllos di cristianità. Oltre a questo è stato importante conoscere e condividere la spiritualità  del venerabile don Ottorino Zanon fondatore della Pia Societa’ San Gaetano di Vicenza». Ad un certo punto per Antonio Walter «ha cominciato ad affiacciarsi questo pensiero. Mi sono quindi confidato con un prete che mi ha incoraggiato e quindi è iniziato il cammino di discernimento e la formazione all’Issr Onisto». Decisivo per la scelta è stata «la condivisione con mia moglie. ». 

Anche per Mauro Addondi il passaggio decisivo è stato il sì della consorte». La scelta per Mauro ha cominciato a maturare grazie alla proposta che un giorno gli ha fatto il suo parroco e alla «chiamata» che ha sentito a un incontro intervicariale dove il vescovo Beniamino chiedeva anche «l’impegno dei laici a servizio della Chiesa locale». Da allora Addondi ha cominciato a frequentare il nuovo percorso formativo triveneto. «È una esperienza molto significativa – sottolinea – perché ti dà una conoscenza ampia e perché si forma un gruppo da diverse diocesi del Triveneto (attualmente siamo in 17 persone) con i quali si è creato un bel rapporto di collaborazione e amicizia».

«Io sono un ripetente» scherza Luigi Gravino nel raccontare la sua scelta. «Ho fatto un cammino lunghissimo. Quando ero giovane ho fatto parte a Milano dell’Istituto Cristo Re fondato da Giuseppe Lazzati e lì ho fatto cinque anni di preparazione. Ma questa proposta non rispondeva alle mie esigenze vocazionali per diventare discepolo di Gesù: mi interessava di più l’impegno diretto in parrocchia e quindi ho iniziato a frequentare come uditore l’Issr Onisto». Lì è stato decisivo l’incontro con alcuni docenti. In particolare don Francesco Gasparini  una volta gli ha proposto quello che lui definisce «un passo in avanti e mi ha instillato questo germe. Intanto è arrivato un secondo invito dal diacono Carlo di Lonigo e poi una terza chiamata da parte del parroco don Roberto Castegnaro a “fare unpasso in avanti”. Dopo tutte queste chiamate in accordo con mia moglie ho iniziato questo cammino».

Marco Fiorentino fa risalire ad alcuni anni fa un passaggio decisivo per questa scelta. «Stavo vivendo – ci racconta – una sorta di sconvolgimento interiore. Don Emanuele Cuccarolo, mio parroco, mi ha aiutato a capire che quella era una chiamata vocazionale. La scelta di iniziare questo cammino ha avuto il pieno sostegno di mia moglie, di mio figlio e oggi posso dire – sottolinea – che sono sereno». La radice di questa serenità per Fiorentino è chiara: «Essermi affidato al Signore e vivere unito nella preghiera». La chiamata al diaconato permanente per lui significa anche innanzitutto «vivere la testimonianza nell’ambiente di lavoro»

Paolo Zancan aveva iniziato, per formazione personale, il percorso di studi all’Issr Onisto. Poi, come lui riconosce «il vento dello Spirito soffia dove vuole e un po’ alla volta è maturata questa scelta. Io non avevo il coraggio di buttarmi, però. Per fortuna c’è stato il mio parroco che mi ha esplicitato la proposta. Ho quindi accolto con favore la possibilità di un cammino di discernimento». Anche per lui come per gli altri compagni di cammino, decisiva è stata «la condivisione della moglie, senza il quale non si può fare un percorso simile», riconosce. «Centrale è la coppia diaconale, anche se poi l’ordinazione è ovviamente personale». Rispetto al cammino fatto fino ad ora Zancan è «sopreso della ricchezza di esperienze, di persone, di vivacità di fede della comunità diaconale della nostra diocesi». L’altra sorpresa è la qualità della proposta formativa. «È davvero ammirevole e confortante l’attenzione e la cura con cui vengono seguiti tutti coloro che fanno il cammino di discernimento».

Il percorso di scelta di Federico Dalla Motta è iniziato nel 2015 quando don Ottorino Zanon è stato dichiarato venerabile. «In quella occasione ho avuto una intuizione. In quella fase era prevalente una sorta di euforia. Oggi la motivazione è più di testa e l’interrogarsi su come sono chiamato a realizzare il Regno. Dopo quel passaggio c’è stato il tempo per riprendere e lasciare sedimentare il tutto». Anche per Federico è stato molto importante il sostegno della moglie che oggi «vive questo passaggio con l’atteggiamento della fiducia e dell’affidarsi». Rispetto al percorso che lo attende c’è «fiducia e una fatica che deriva dall’andare verso qualcosa di nuovo e non ancora conosciuto».