Intervista

In dodici sotto un tetto: la storia della famiglia Calò

di Andrea Frison

Dodici sotto un tetto. Non è un telefilm americano ma la storia della famiglia Calò (marito, moglie e quattro figli) che dall’8 giugno 2015 ha accolto in casa sei giovani africani richiedenti asilo. Un’esperienza che continua tutt’oggi e raccontata nel libro “A casa nostra. I nuovi ragazzi della famiglia Calò” (Emi, 144 pp, 15 euro).

«Questo libro è più un diario fatto di frammenti e di aneddoti vissuti in questi anni, cuciti tra loro da una riflessione spirituale – racconta Nicoletta Ferrara, sposata con Antonio Calò e madre di quattro figli -. Tutto è partito nel giugno del 2015. Era da poco avvenuto il grande naufragio di profughi nel Mediterraneo e abbiamo sentito che non potevamo rimanere spettatori, ma dovevamo fare entrare questa storia nella nostra vita». Al punto da aprire le porte di casa a sei giovani africani. «Essere già una famiglia numerosa ci ha aiutati». Nel frattempo, Nicoletta ha preso nota di quanto accadeva. «Mi scrivevo le cose che succedevano. Stavamo vivendo una cosa di grande ricchezza e avevo paura di dimenticarmela». Le difficoltà non sono mancate. La vicenda è balzata in fretta agli onori della cronaca per l’odio che si è riversato dai social sulla famiglia Calò. «È vero, questa storia ci ha posto in conflitto con altri. Io però ci vedevo solo del bene e ce lo vedo tuttora. Da questo è nato il libro, per rendere pubblico il bello che abbiamo vissuto».

Oggi i sei ragazzi africani continuano a vivere in casa Calò, mentre Nicoletta, il marito e il figlio più giovane si sono trasferiti nella canonica di Santa Maria del Sile. «Tutti e sei i ragazzi lavorano, due hanno ricevuto il riconoscimento della protezione umanitaria, gli altri quattro stanno ancora svolgendo l’iter. Accoglierli è stata un’esperienza di fede, sentivamo che non eravamo da soli a reggerla. Con mio marito l’abbiamo vissuta come una seconda chiamata dentro al matrimonio. In questa ondata di paure che stiamo attraversando, credo che questa storia rappresenti un controcanto vero».