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Dio non è candidato. E i problemi non si risolvono da soli

Nota dell'Ufficio per la pastorale sociale sulle imminenti elezioni

“Una breve provocazione” così don Matteo Pasinato, direttore dell’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro, a nome della Commissione di pastorale sociale definisce la nota elaborata in vista delle elezioni del 4 marzo e messa a disposizione delle parrocchie della Diocesi come strumento di discernimento. 

«Ci sembra – prosegue Pasinato – che l’emergenza astensione non può lasciare indifferente la comunità cristiana, che è composta da cittadini oltre che da credenti. L’obiettivo è suggerire qualcosa che provi ad arginare una “fase terminale” della democrazia che non fa bene alla società e sicuramente diventa “accanimento” per tenere in salute un sistema che sta stancando molti e vede aumentare le proteste senza le proposte».

Il testo

«Abbiamo così tanti problemi che ci vorrebbe Dio a governarci … ma Dio non è candidato!». Lo disse un intelligente politico molti anni fa. Ci assumiamo questa responsabilità? Di scegliere qualcosa? E scegliere qualcuno?

1. Il fatto di scegliere è importante. Votare è dire la propria scelta, se c’è qualcosa che voglio. Non votare potrebbe essere anche che non voglio niente … oppure che mi va bene qualsiasi cosa.

2. Se ci togliessero il voto la protesta sarebbe generale, se ci tolgono la voglia di votare allora è il funerale silenzioso della democrazia.

3. Desideriamo esprimere la protesta verso una classe dirigente pigra e impoltronita? Facciamo il contrario: informiamoci il più possibile (con attenzione alle false notizie e illusorie promesse), non accontentiamoci della televisione, a volte è preferibile uno scambio di pareri tra persone …

4. C’è un rischio molto forte di impaurirci davanti al presente. Votare è uno dei modi per orientare il futuro. Se abbiamo a cuore il futuro, possiamo dire come lo vogliamo. Ed è qui che possiamo confrontarci anche con la nostra fede. Una delle sicurezze più solide è la fraternità. Uno dei cardini della fede è la giustizia per non aumentare le disuguaglianze. La premessa più importante del bene comune è che nessuno sia lasciato fuori (la mancanza di solidarietà genera molti problemi di scontro continuo …)

5. E siccome Dio non è candidato, le cose non si metteranno a posto da sole. Il motivo per scegliere non è la certezza che il mio voto vincerà. Ma il fatto che da cristiano ho amato questo mondo fino al punto non di dare la mia vita, ma almeno il mio voto.

Commissione
di pastorale sociale
della Diocesi