Diocesi In primo piano

Digiuno dalle messe. E le parrocchie si organizzano

di Andrea Frison

Messa senza popolo, si replica nel fine settimana. I Vescovi del Triveneto hanno disposto “la sospensione della celebrazione aperta al pubblico delle Sante Messe feriali e festive” fino alle 24 di domenica 8 marzo. Il copione sperimentato la scorsa domenica, quindi, verrà rimesso in scena, magari con qualche aggiustamento, sicuramente con molta creatività e forse con maggiore consapevolezza di una situazione che, si teme, potrebbe essere la normalità ancora per qualche settimana.

Niente messe aperte al pubblico, quindi, in sostituzione delle quali qualche parroco ha optato per lo streaming online, e qualcun altro ha fatto scelte diverse. È il caso di San Bonifacio, dove i preti dell’Unità pastorale hanno deciso di «non celebrare la messa domenicale, per solidarietà con la gente», spiega il parroco moderatore, |don Emilio Centomo|. «Come preti abbiamo celebrato assieme il sabato sera, domenica invece ci siamo distribuiti nelle cinque chiese dell’Unità pastorale che abbiamo tenuto aperte con della musica di sottofondo, il lezionario su un leggio e un commento alla parola stampato che ciascuno poteva prendere. Non abbiamo fatto molta pubblicità, la gente è venuta e non si sono creati assembramenti». Una modalità, quindi, in linea con le indicazioni dei Vescovi che prevedono “l’accesso a tutti i nostri spazi aperti al pubblico”, “a condizione che tutte le persone presenti venga garantita la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro” per evitare assembramenti. Lo stesso è stato fatto nell’Unità pastorale di Arzignano, «dove i preti erano presenti in chiesa, negli orari delle messe», racconta il parroco |don Mariano Lovato|. «In questo modo abbiamo pregato assieme alla nostra gente e confessato tanto. Tutto è venuto spontaneamente. Non abbiamo creato assembramenti, ma abbiamo dato una risposta. È stato un bell’inizio di Quaresima, alternativo, e mai come questa volta abbiamo riflettuto così tanto su come Quaresima non vuol dire “fare di più” ma “togliere” qualcosa a cui siamo abituati».

E per un prete, questo può significare “digiunare” dal suo popolo. «In questi giorni ho ripetuto a molti parrocchiani “a voi è mancata l’eucarestia, a noi siete mancati voi”», racconta |don Stefano Mazzola|, parroco dell’Up di Santa Croce a Bassano. Qui i preti del vicariato, domenica scorsa, hanno celebrato tutti assieme, trasmettendo la messa in diretta sul web, dal Santuario della Madonna della Salute a San Vito. «In un certo senso abbiamo offerto quello che potevamo – prosegue don Stefano -. La gente è stata contenta e ci ha ringraziato». Questa domenica l’iniziativa viene replicata alle 10 di domenica 8 marzo, stavolta dal santuario della Beata Giovanna Maria Bonomo, in centro storico.

Le fatiche, però, non mancano. «Tra la gente c’è un’incertezza di cui come pastori dobbiamo farci carico – riflette don Emilio Centomo -. Dobbiamo essere vicini alla gente, rispondere alle domande, essere disponibili. C’è un disagio di fondo, una paura, un disorientamento che bisogna decifrare. Ormai questa situazione non è più una novità e rischia di diventare una normalità preoccupante». A questo si aggiunge la fatica di sostenere le critiche di quanti sono contrari alla decisione di non celebrare messe in pubblico. Sui social network e attraverso gli smartphone girano appelli, commenti al veleno critiche pesanti e spesso colorite. «Le persone che venivano a messa per abitudine e tradizione sono quelle che si lamentano di più – ravvisa don Mariano Lovato -. Pare impossibile, ma per queste persone non sembra esistere la preghiera personale o la comunione spirituale. Ma chi si ferma a riflettere, capisce che stiamo vivendo un bell’inizio di Quaresima. Stiamo anche noi digiunando come il Signore Gesù nel deserto».

Ma se manca “il pane dell’eucarestia”, non è assente quello della Parola: «Come iniziativa quaresimale avevamo in programma degli incontri di lettura del Vangelo nelle case, tra poche persone – racconta don Emilio -. Si sono rese disponibili ad ospitare questi incontri sessanta famiglie, abbiamo iniziato lunedì. Era una iniziativa già in calendario che ora acquista un significato nuovo».