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Come de-fascistizzare il modernismo

Sono molti gli esempi in provincia dello stile architettonico nato in Germania nel primo dopoguerra che ha caratterizzato il ventennio
Vicenza, Palazzo delle Poste
di Albano Mazzaretto

Mai, forse, come nella campagna elettorale in corso si è parlato così tanto di fascismo e antifascismo. Un dibattito che testimonia come la memoria del Ventennio, in Italia, sia ancora controversa. Lo dimostrano anche le discussioni che talvolta si accendono sull’utilizzo degli edifici sorti in periodo fascista, realizzati secondo gli stili architettonici tipici di quel periodo. Ne parliamo riproponendo un articolo uscito qualche settimana fa su La Voce dei Berici.

È la vita delle persone in una comunità
a dar senso allo stile architettonico del tempo.
Recuperare e riutilizzare opere come le ex case del fascio,
è il miglior modo per abitarle con quella democrazia
che la dittatura fascista aveva cancellato.


L’ex casa del fascio di Barbarano, recentemente restaurata

Da Barbarano a New York

Il recente restauro e recupero dell’ex Casa del Fascio di Barbarano ha riportato alla ribalta una questione mai chiusa, che riguarda l’eredità del fascismo, i suoi simboli e la sua storia. Una questione che ha tenuto banco anche la scorsa estate con un articolo di Ruth Ben-Ghiat, docente di Storia e studi italiani alla New York University pubblicato dal New Yorker, che si chiedeva perché in Italia siano rimasti e siano visibili diversi simboli di epoca fascista.

Un imprescindibile punto di vista sull’argomento, lo aveva già dato Pier Paolo Pasolini nella celebre intervista televisiva fatta sulle dune di Sabaudia nel 1974. Pasolini sosteneva che, in fondo, il fascismo era stato solo un gruppo di criminali al potere che non avrebbe inciso sulla società e quindi anche sull’architettura. Gli effetti del razionalismo o modernismo italiano quindi sarebbero un prodotto della società dell’epoca prima che del fascismo, almeno per quel che riguarda Sabaudia, ma è un giudizio che potremmo estendere a tutta Italia. Uno stile che per sovrapposizione con l’epoca è stato identificato come architettura fascista, ma che ha prodotto opere di rilievo come la Stazione di Firenze, la Casa del Fascio di Como, il Palazzo dell’Eur di Roma, e che ha lasciato numerose testimonianze anche in tutta la provincia vicentina.


Uno stile nato in Germania

Il Razionalismo o Modernismo italiano deriva da uno stile architettonico nato in Germania all’indomani della Prima guerra mondiale, in particolare, con la scuola del Bauhaus. Poiché ha avuto uno sviluppo quasi parallelo a quello del fascismo, lo si identificò spesso con il fascismo stesso. Tuttavia bisogna dire che il panorama culturale dell’architettura italiana tra le due guerre è contradditorio ed estremamente complesso. Il regime fascista promosse massicce iniziative di carattere architettonico e urbanistico, alcune rappresentano interventi di grande rilievo; altre sono

poco più che operazioni di propaganda; altre ancora sono veri e propri scempi. Caratterizzato da forme e volumi lineari logici e razionali, il modernismo italiano durante il fascismo inevitabilmente per certi aspetti trovò una naturale fusione con il recupero della monumentalità dell’antico impero romano.


Gli esempi vicentini

In Riviera Berica oltre alla Casa del Fascio di Barbarano, le scuole elementari di Noventa, a Lumignano la chiesa parrocchiale, a Costozza le scuole elementari così come anche a Longare, ora sede del municipio. A Vicenza giova ricordare almeno il Palazzo delle Poste, tutta la zona ex Gil in contra’ Barche con il teatro Astra, le scuole, l’università, poi la sede dell’Inps in via 4 Novembre; nell’Alto Vicentino la testimonianza più importante è quella di Valdagno in cui lo stile dell’epoca si è saldato con lo sviluppo della nascente città sociale. Tutte opere che si sarebbero dovute abbattere e non solo ripulite rimuovendo busti e fasci littori?


Ricordare per non ripetere

È la vita delle persone in una comunità, sembra ancora suggerire Pasolini, a dar senso allo stile architettonico del tempo. Se il mantra degli ultimi anni a partire dalla “Giornata della memoria”, è “ricordare perché le cose non si ripetano”, proprio per non dimenticare quanto è successo ad Auschwitz, il lager è rimasto in piedi. Recuperare e riutilizzare opere come l’ex Casa del Fascio di Barbarano, è il miglior modo per abitarle con quella democrazia che la dittatura fascista aveva cancellato.