Chiesa In primo piano

Dal Papa in Iraq una lezione anche per l’Italia

Il nostro è un Paese multiculturale e multireligioso che deve ripensare la presenza delle religioni nello spazio pubblico.
di Andrea Frison

L’Iraq non è poi così distante e nemmeno così diverso dall’Italia. E forse il viaggio di Papa Francesco che si è concluso domenica nelle terre di Abramo, padre di tutti i credenti, ha molto da dire anche a noi. Ne è convinto don Gianluca Padovan, docente di Grandi religioni all’Issr “Onisto” e vice delegato per il dialogo interreligioso della Diocesi di Vicenza, a partire proprio da come il Papa ha fatto riferimento ad Abramo nei suoi discorsi. «Abramo è il padre dei credenti, di tutte le genti – spiega don Gianluca Padovan -. Non unisce solo ebrei, cristiani e musulmani, ma essendo il primo credente mette in collegamento tutti coloro che cercano il mistero di Dio. Mi ha colpito molto vedere che il Papa ha fatto riferimento a tutte le religioni, senza restringere il campo del viaggio solamente a un fatto tra cristiani, musulmani e, in parte, ebrei. Questo sforzo di allargare il discorso lo trovo prezioso».

Prezioso e in linea con la “novità” rappresentata da Bergoglio nell’ambito del dialogo interreligioso. «Tutti i Papi hanno fatto e detto cose importanti sul dialogo tra religioni e tra cristiani – prosegue don Gianluca Padovan -. Ma per la prima volta, con Francesco, il dialogo interreligioso è uno dei quattro punti cardinali del pontificato. Gli altri sono l’ecologia, le donne nella Chiesa e la riconciliazione. La decisione di mettere al centro il dialogo interreligioso è la novità di Papa Francesco». Dialogo che deve avvenire all’interno di una cornice di diritti riconosciuti. Lo ha ricordato il Papa, parlando alle autorità civili irachene, ed è il messaggio che, forse, parla di più anche alla realtà italiana. «Il Papa, alle autorità civili, ha detto una cosa molto forte: lo Stato deve creare le condizioni per cui il dialogo interreligioso possa avvenire – sottolinea don Padovan -. Papa Francesco ha chiesto che i diritti civili di cittadinanza vengano riconosciuti a tutti e siano il punto di partenza e “l’ombrello” sotto al quale avviene il dialogo e la collaborazione tra appartenenti di religioni diverse. 

Non può esserci un dialogo interreligioso separato dall’appartenenza civile e politica. L’espressione pubblica del vissuto religioso va tutelata e accompagnata». Ed è qui che il messaggio del Papa tocca nel vivo la realtà italiana. «L’Italia non è molto diversa dall’Iraq, guerre a parte, per fortuna – spiega don Gianluca -. Anche l’Italia è un Paese multiculturale e multireligioso, con una grande maggioranza (la Chiesa cattolica) e tante piccole minoranze. Anche l’Italia sta vivendo una trasformazione ed è in attesa di darsi una fisionomia giuridica e culturale che permetta di sentirsi italiani e di appartenere a una religione diversa senza pretendere di convertire l’altro». Tanto più che «la Chiesa cattolica crede nella valorizzazione delle diversità prosegue il docente -. Essere tutti uguali, alla fine, ci annulla. Il tentativo della laicità alla francese è quello di creare uno spazio pubblico neutro in cui, però, tutti sono neutri. Paradossalmente in Italia manca una legge sulla libertà religiosa, ma la Costituzione afferma chiaramente: lo Stato deve tutelare e promuovere il vissuto religioso». Vissuto religioso che il Papa sta ricollocando nello spazio pubblico, anche grazie «all’intenso scambio che esiste da tempo, magari sotto traccia. Capita spesso che studenti da Roma vadano all’università di Al Azhar in Egitto e viceversa. In futuro non sarà strano che il Papa, come avvenuto per “Fratelli tutti”, telefoni ad un capo religioso per chiedergli consiglio su un’enciclica. Sarà strano se tra le mie cerchie di amici non avrò nessuno di una religione diversa dalla mia».

Che il viaggio del Papa innesti un processo che possa proseguire se lo augura anche don Francesco Strazzari, parrocchie dell’Up di Sovizzo e conoscitore dell’Iraq che ha visitato a più riprese tra il 1998 e il 2013 come inviato della rivista “il Regno”. «Ho ammirato il coraggio del Papa e credo che a sua volta abbia messo l’islam alla prova – riflette don Francesco -. Il Papa si è presentato come “pellegrino penitente” e il pellegrinaggio è proprio uno dei pilastri dell’islam assieme alla preghiera, al digiuno e all’unità della comunità. Francesco ha lanciato una semente che andrà senz’altro colta. E questo cambierà anche il volto dell’islam, che deve guardare al cristianesimo sotto un’altra luce».

1 commento

Clicca qui per lasciare un commento

  • Buongiorno,
    Credo che l’articolo presenti dei paragoni piuttosto “discutibili”, ne cito solo alcuni:

    “L’Iraq non è poi così distante e nemmeno così diverso dall’Italia…”

    “L’Italia non è molto diversa dall’Iraq, guerre a parte, per fortuna – spiega don Gianluca -. Anche l’Italia è un Paese multiculturale e multireligioso, con una grande maggioranza (la Chiesa cattolica) e tante piccole minoranze…”

    “Paradossalmente in Italia manca una legge sulla libertà religiosa, …”

    Sembra quasi che don Gianluca Padovan voglia dire che le minoranze religiose in Italia sono trattate come i cristiani in Iraq…

    Non mi pare proprio. O sbaglio?

    Cordiali saluti