Diocesi In primo piano

Dai Saveriani il Natale tocca davvero tutti i popoli

Dopo un anno di stop, torna la mostra con presepi da tutto il mondo per sostenere le missioni della congregazione.
di Andrea Frison

La mostra dei presepi ospitata dai Saveriani di Vicenza fa toccare con mano l’universalità dell’annuncio evangelico. Sono circa duecento le riproduzioni della natività esposte all’Istituto missioni estere di viale Trento, provenienti da ogni angolo del pianeta. Africa, Asia, Giappone, Bangladesh, Messico, Filippine, Brasile, Cina, «sono questi i Paesi dove operano i nostri missionari, che un gruppo di volontari, durante l’anno si impegna a contattare per farsi spedire i presepi da esporre» spiega padre Sergio Boscardin, originario di Arzignano, fino allo scorso anno economo della congregazione e oggi vice rettore della comunità dei saveriani di Vicenza.

La mostra di quest’anno è doppiamente importante. Primo perché, come sempre, «la vendita dei presepi ci consente di sostenere i nostri missionari – spiega padre Sergio -. Il secondo motivo è che lo scorso anno la mostra è saltata a causa della pandemia che ci impediva di creare assembramenti e di farci spedire i presepi». Quest’anno, invece, la congregazione ha potuto riaprire le porte della sua casa ai visitatori, appassionati di missione e di presepi, anche se, sempre per ragioni di sicurezza sanitaria, «non abbiamo potuto utilizzare gli spazi del chiostro ma ci siamo limitati a due sale che consentono di differenziare l’entrata e l’uscita», aggiunge padre Sergio.

Visitare la mostra è come fare un giro attorno al mondo. «Non solo i presepi sono espressione della “ramificazione” dei saveriani nel mondo, ma esprimono i gusti estetici delle culture con cui i nostri missionari sono in contatto e anche i materiali d’uso quotidiano», spiega padre Sergio. Girando tra i tavoli dell’esposizione, balzan subito all’occhio le statue longilinee realizzate in legno scuro provenienti dal continente africano, con l’eccezione di una natività in legno chiaro proveniente dal Madagascar, o le giraffe che pascolano al posto di pecore e cammelli, oppure, ancora, la grande piroga o il tamburo dove è stata collocata la nascita di Gesù. Tuniche, turbanti, sari, kimono caratterizzano gli indumenti di Maria e Giuseppe nei presepi provenienti dall’Asia, tra questi un presepe indonesiano che riproduce una tipica abitazione del luogo e con personaggi che sembrano usciti da un romanzo di Salgari.

Colpisce la curiosità, infine, la natività arrivata dagli Stati Uniti d’America, con Giuseppe e Maria rappresentati come due nativi americani, di una tribù sioux o cheyenne, che mostra il primo seduto a gambe incrociate con il calumet della pace in mano e la seconda con il bambino avvolto in fasce legato alle spalle. «Il messaggio che vogliamo dare con questa mostra è un messaggio di scambio tra popoli, di interculturalità», conclude padre Sergio. Perché davvero la nascita di Gesù è la buona notizia annunciata per tutti i popoli.