Territorio

Crisi idrica nel Vicentino. Mai così poca pioggia negli ultimi 30 anni

di Andrea Frison

«L’irrigazione è finita ma non è finita la siccità. Siamo ancora in crisi idrica. Non viene percepita come in estate ma la situazione è grave. A settembre non abbiamo visto piogge e siamo già a fine ottobre. Se non piove e non nevica, il 2023 sarà peggio del 2022». A dirlo è Enzo Sonza, presidente del Consorzio di Bonifica Brenta, e per cercare conferma delle sue parole è sufficiente scorrere i bollettini di Arpav sulla risorsaidrica.

I dati di Arpav

L’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto, nell’ultimo bollettino straordinario sulla risorsa idrica segnala che “nei primi 15 giorni di ottobre le precipitazioni sul Veneto sono state praticamente assenti, essendo caduti mediamente 1-2 mm”. Si tratta di una nullità rispetto alla media del mese registrata dal 1994 al 2021, pari a 110 mm. Per quanto riguarda le falde, il bollettino di Arpav segnala che “dove le precipitazioni tra metà agosto e fine settembre avevano instaurato delle dinamiche di ricarica queste risultano già esaurite o comunque rallentate nella prima metà del mese corrente”. Grave anche la situazione della portata dei fiumi, “in ulteriore calo dall’inizio del corrente mese ad eccezione del Po che risulta stabile, si mantengono quasi ovunqueprossime o addirittura inferiori ai minimi storici”.

Non si vede neve

La preoccupazione riguarda anche le riserve nivali dolomitiche. Di norma, le nevi di questo periodo contribuiscono a formare uno strato di ghiaccio che perdura molti mesi e sciogliendosi lentamente costituisce una riserva imprescindibile. Il problema è che “nelle Dolomiti la prima metà del mese di ottobre è stata mite (+2,3°C). Era dal 2001 che non si registrava un inizio ottobre così mite, anche se valori simili ci sono stati nel 2007 e 2014. Malgrado le miti temperature, lungo i versanti in ombra oltre i 2200 metri è rimasta un po’ della neve caduta nella terza decade di settembre”.

Bilancio idrico in perdita

L’istantanea scattata da Arpav ai primi 15 giorni di ottobre appare ancora più drammatica se si allarga l’inquadratura a quanto avvenuto nell’ultimo anno idrogeologico, iniziato l’1 ottobre 2021 e concluso il 30 settembre 2022, che ha segnato un “record negativo” del livello di precipitazioni. In questi 12 mesi “sono caduti in Veneto mediamente 769 mm di precipitazioni; la media del periodo 1994-2021 è di 1126 mm”. Il “bilancio idrico” ha pertanto un deficit del 32%, “il minimo assoluto” da trent’anni, scrive Arpav, da quando cioè sono iniziate le rilevazioni nel 1994-1995. Fino ad oggi, infatti, i livelli più bassi di precipitazioni si sono registrate nel 2002-2003 con 858 mm, nel 20112012 con 874 mm e nel 2006-2007 con 883 mm. A risentire della scarsa piovosità sono, manco a dirlo, i fiumi veneti, che registrano una portata inferiore più o meno del trenta per cento.

Poche scorte per l’estate

Insomma, normalmente le precipitazioni autunnali vanno ad alimentare le “scorte” che poi saranno utilizzate durante il periodo dell’irrigazione estiva. Il problema è che non è ancora piovuto a sufficienza. All’appello mancano circa 1000 mm di pioggia, che però se dovessero cadere concentrati in un periodo di tempo breve, provocherebbero una situazione di rischio idrogeologico difficile da sostenere.