Editoriali

I cattolici sostengano Draghi

di Lauro Paoletto

Nella velocità con cui il presidente Mattarella ha preso atto dell’impossibilità di procedere con il Conte Ter, ha archiviato la possibilità di elezioni a breve e ha chiamato al Colle l’ex presidente della Bce Mario Draghi, sta tutta la drammaticità del momento che il nostro Paese sta vivendo, stretto tra una pandemia che non accenna ancora a rallentare e l’urgenza di presentare in modo autorevole e credibile il recovery plan a Bruxelles.

La stella polare per Mattarella è stata ed è il dettato costituzionale e su questi binari si è sempre rigorosamente mosso convinto che è questa l’unica maniera seria ed efficace per fare il bene dell’Italia e degli italiani. Il Presidente della Repubblica, senza giri di parole ha spiegato in modo chiaro e secco, quasi ruvido, perché non si può andare a elezioni e ha indicato il percorso obbligato per le forze politiche per dare un esecutivo autorevole al Paese. Lo ha fatto dimostrando il massimo rispetto per il Parlamento e per le forze politiche, ma mentre esprimeva questa attenzione e sensibilità istituzionale, questo ha anche fatto inevitabilmente risaltare la pochezza di quanti dovrebbero animare il Parlamento, una delle istituzioni politiche più importanti del Paese e che invece hanno fallito l’appuntamento con la Storia. Sergio Mattarella ha affrontato questo passaggio con grande decisione, coraggio, senso di responsabilità, lucidità. Verrebbe da dire tutte le caratteristiche che sono mancate ai nostri rappresentanti politici in queste settimane convulse in cui siamo piombati dentro a una crisi di governo assurda.

Il Presidente della Repubblica si è caricato sulle spalle la grande fatica e responsabilità di accompagnare Mario Draghi a formare quello che sarà a tutti gli effetti un governo del Presidente. C’è da augurarsi con tutto il cuore che nessuno remi contro, che non prevalga in qualcuno la logica del “muoia Sansone e suoi filistei” ma che ciascuno faccia la propria parte per superare questa fase drammatica nella vita del Paese.

Da tutta la vicenda è evidente che la politica esce con le ossa rotte.

L’incarico al presidente Draghi chiude una fase storia e pone le premesse per qualcosa di nuovo che dovrà passare inevitabilmente per una ridefinizione del quadro politico. È un momento dunque molto delicato, perché è in questi momenti di passaggio il cui esito è ancora tutto da scrivere che la democrazia appare più fragile ed esposta a rischi di involuzione. Se però lo si affronta con consapevolezza e con l’obiettivo chiaro e fondamentale di lavorare per il Bene comune, può anche diventare un momento generativo, di rinascita e di rinnovo del quadro politico.

In questo contesto incredibile i cattolici (in qualsiasi schieramento si ritrovino) sono chiamati a dare un contributo decisivo, come è avvenuto in altre stagioni della storia italiana. Dovrà essere un contributo, di stile e di contenuti, con creatività, senza timori o tentennamenti, senza nostalgie per il passato (che può insegnare molto ma che non può ovviamente ripetersi), fatto con gratuità, non animato da ambizioni personali ma dall’amore sincero per la gente di cui si fa davvero parte, prima e oltre i partiti.

Dovrà essere un contributo convinto a sostegno del tentativo che il presidente Mattarella ha affidato a Mario Draghi.

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