Diocesi In primo piano

Il Covid presenta il conto a parrocchie e Curia

L'economo mons. Giuseppe Miola: «Stiamo reggendo grazie all'8xmille e ai fondi della Diocesi».
di Lauro Paoletto

La pandemia economica ha colpito anche la nostra Chiesa locale, dalle parrocchie alla curia, dalle scuole dell’infanzia paritaria alle famiglie in difficoltà. Era, peraltro, inevitabile: la vita ecclesiale è immersa nel mondo ed è regolata per molti aspetti anche dalle leggi civili e risponde, su una serie di aspetti, alle regole dell’economia. Quindi non stupisce osservare che da più parti si siano registrate e si stiano tuttora registrando difficoltà. 

Tre i filoni di risposta che sono stati messi in campo per fronteggiare una situazione assolutamente inedita: l’aiuto della Cei attraverso una integrazione importante del fondo 8×1000, un impegno diretto della Diocesi con proprie risorse, l’impegno di solidarietà da parte dei singoli. «Un aiuto molto importante – spiega mons. Giuseppe Miola, economo diocesano – è arrivato dalla Chiesa italiana attraverso il Fondo dell’8×1000. Nell’ultimo anno la Cei ha destinato alla nostra diocesi un milione 400mila euro per il culto e la pastorale. Per fronteggiare la crisi della pandemia, in base al numero di abitanti, ha praticamente raddoppiato tale fondo. Quindi abbiamo potuto contare su un importo analogo che è servito per sostenere le nostre parrocchie e per intervenire a favore delle fasce più fragili della popolazione». 400mila euro sono stati, così, destinati alla Caritas diocesana che è impegnata in modo molto importante a sostenere soprattutto le famiglie in difficoltà. Diecimila euro sono stati versati alla Fondazione San Bortolo, come sostegno al sistema sanitario. Sul versante dell’impegno solidale si segnala il fondo voluto dal Vescovo e alimentato dalle donazioni dei presbiteri (vedi articolo a pag. 7). 

«Una somma significativa – prosegue Miola – è stata prevista per tutto ciò che riguarda la sanificazione». In particolare 51mila euro sono stati spesi per il kit inviato a tutte le parrocchie e altrettanti per le spese di sanificazione della cattedrale, degli uffici, dei diversi ambienti diocesani. Sono stati anche acquistati alcuni pc per lo smart-working, postazioni che poi sono diventate utili nei nuovi uffici nel Centro Diocesano. La crisi ha, peraltro, impattato anche a livello della Diocesi dove, per far fronte alla situazione di difficoltà anche in riferimento alla gestione del personale, «ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione, allo smaltimento delle ferie pregresse e allo smartworking». 

Tra le realtà diocesane particolarmente penalizzate ci sono la Fondazione Homo Viator e per la cultura il Museo dicoesano P. Nonis, rispettivamente per i pellegrinaggi e la cultura. La Fondazione Homo Viator si è vista costretta a ripensare tutta l’attività delle uscite, visto che quelle all’estero sono diventate, al momento, impossibili. Anche in questo caso per il personale si è stati costretti a ricorrere alla cassa integrazione. «Dal punto di vista del programmi – spiega il direttore don Raimondo Sinibaldi – la Fondazione ha lanciato la nuova  proposta delle “Terre bibliche in Italia”. Stiamo poi elaborando un calendario di pellegrinaggi a piedi sulla Romea Strata per la prossima primavera/estate. Quella che era la proposta “Scoperte bibliche a cena” diventerà, visto il nuovo Dpcm, “Scoperte bibliche a pranzo”. Saranno infine proposti 3-4 appuntamenti sulla Laudato Si’ per valorizzare la dimensione ecologica del pellegrinaggio».

Il Museo diocesano P. Nonis, invece della cassa integrazione, ha optato per la riduzione di orario di servizio del personale. «La pandemia – spiega il direttore mons. Francesco Gasparini – ha inevitabilmente ridotto moltissimo le attività museali. Abbiamo sopperito a questi vincoli per esempio con un’attività in digitale che ha rappresentato un servizio apprezzato e un modo significativo di continuare a fare cultura. Siamo riusciti a proporre qualche percorso per piccoli gruppi e con le scuole. Ora la situazione per il mondo della cultura, anche se i musei rimangono accessibili, rimane molto complicata e difficile».

Per quanto concerne il sostegno alle parrocchie, il primo intervento si è concretizzato nella cancellazione della somma pari a 0,23 euro per abitante che ciascuna di esse versa ogni anno alla Diocesi. Questo intervento ha significato un impegno di altri 200mila euro. «I 700mila euro restanti – ha spiegato ancora Miola – sono stati destinati alle parrocchie che ne hanno fatto richiesta per le spese durante il periodo della pandemia». Alla prima tranche di 300mila euro hanno avuto accesso una quarantina di parrocchie, così come alla seconda alla quale si poteva accedere fino al 31 agosto scorso. «C’è ancora tempo – ricorda – per chi non lo ha fatto e ha spese effettive da rendicontare, per usufruire dell’ultima tranche di 100mila euro presentando la domanda entro il 31 dicembre. Questi stanziamenti hanno permesso di sostenere le diverse situazioni in modo importante e così sostenere l’urto di una crisi che sta mettendo anche le parrocchie (vedi articolo a pag. 7) a dura prova anche dal punto di vista economico».

Accanto a queste risorse la Diocesi di Vicenza è intervenuta con altri 400mila euro di fondi propri destinati in particolare alle scuole dell’infanzia parrocchiali o gestite da associazioni di genitori e di ispirazione cristiana. «Di questo importo – precisa l’Economo diocesano – 50mila euro sono stati destinati per le scuole paritarie di primo e secondo grado (non dell’infanzia) e altri 50mila per gli impianti per trasmissioni in streaming in diversi locali diocesani (a partire dalla Cattedrale). Gli altri 300mila euro sono stati destinati, in accordo con la Fism, a 64 scuole dell’infanzia paritarie che si sono trovate a fronteggiare una fase molto difficile». «Tutta la vicenda sofferta della pandemia – commenta in conclusione Miola – sta dicendo delle cose importanti alla nostra Chiesa anche sul fronte economico. C’è innanzitutto una chiamata alla responsabilità di ciascun fedele nei confronti della propria comunità e questo anche dal punto di vista economico».