Editoriali

Combattiamo il virus della guerra

di Lauro Paoletto

Il nuovo anno si apre con un invito accorato alla pace. È così, in modo esplicito e solenne da 55 anni, dal 1 gennaio 1968 quando, per volere di papa Paolo VI la Chiesa cattolica celebrò la prima giornata mondiale per la pace. L’urgenza della pace è oggi più che mai fortissima.

Se si guarda indietro, sembra che noi uomini e donne non abbiamo imparato molto da allora. Basta fare un giro rapido d’orizzonte e ripassare velocemente la storia e ci si accorge che le armi e il loro commercio hanno continuato ad essere usati in modo illusorio per regolare le relazioni tra le nazioni. E così oggi siamo di nuovo qui ad anelare alla fine di una guerra che ci siamo ritrovati sotto la porta di casa, dimenticando, peraltro, i tantissimi altri conflitti che da troppo tempo insanguinano il Pianeta.

Papa Francesco dedica alla pandemia da coronavirus e alla guerra in Ucraina il suo messaggio per il 1 gennaio 2023. Cosa ci ha lasciato quella prova e cosa abbiamo imparato da essa si chiede con forza il Pontefice. “La fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina” e il fatto che “abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri” sono tra gli insegnamenti rilanciati da papa Bergoglio.

Questa indicazione fondamentale emersa con la pandemia vale anche per la guerra in Ucraina. La fratellanza, infatti, è anche una categoria politica con precise ricadute concrete nelle relazioni tra popoli. Essa è il primo modo per combattere il traffico di armi che alimenta i conflitti in così tante parti del mondo. Per questa ragione da tante parti si alimentano la violenza e l’odio, gli atteggiamenti che uccidono la fratellanza.

Osserva con amarezza papa Francesco “mentre per il Covid-19 si è trovato un vaccino, per la guerra ancora non si sono trovate soluzioni adeguate. Certamente il virus della guerra è più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché esso non proviene dall’esterno, ma dall’interno del cuore umano, corrotto dal peccato”.

Sarebbe già molto iniziare il nuovo anno con la consapevolezza di quanto negativo e difficile da sconfiggere sia il virus della guerra. È questa una responsabilità che riguarda ciascuno di noi, e che richiede l’impegno convinto e attivo di ogni cittadino, perché la pace passa per gli atteggiamenti e le scelte quotidiane di ogni donna e uomo. Certo non è opera facile, soprattutto perché siamo in un contesto complesso, in cui va affermata la pace, senza però dare l’impressione di dare ragione all’aggressore. Ognuno di noi, dunque, deve farsi operatore di pace, nella propria famiglia, nel proprio contesto sociale, professionale, ecclesiale. Ma anche questo non basta. Proprio perché la guerra ha origine dal peccato dell’uomo, l’essere umano da solo non può conquistare la pace piena. Per questa ragione occorre pregare per la pace, implorare per essa. E questo giustifi ca, peraltro, l’enorme sforzo che papa Francesco sta facendo dall’inizio del suo pontificato per rafforzare il dialogo interreligioso in modo che la supplica provenga da tutte le fedi e da tutte le donne e gli uomini di buona volontà.

Le religioni possono davvero fare tanto.

Per l’inizio di questo 2023 che arriva in mezzo a tante sofferenze e incertezze, auguriamoci dunque di essere tutti e tutte un po’ più convinti nel perseguire la pace, consapevoli che anche in questo ognuno di noi ha bisogno dell’impegno e della preghiera dell’altro. In questa prospettiva è pensato anche questo primo numero del 2023 del nostro settimanale. Così potremo davvero scambiarci gli auguri perché quello che arriva sia un buon nuovo anno!

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