Chiesa In primo piano

Colletta per la Terra Santa tra pandemia e speranza

Il Venerdì Santo si rinnova l'invito a sostenere le comunità cristiane che vivono dove è iniziato l'annuncio del Vangelo.
Gerusalemme
di Andrea Frison

La Colletta che ogni anno, il venerdì santo, vede le comunità cristiane di tutto il mondo raccogliere offerte per le Chiese della Terra Santa, assume quest’anno un duplice significato. Primo, «perché Papa Francesco nel suo viaggio in Iraq ha esortato a sentirsi in comunione con le Chiese del Medio Oriente», secondo perché «la pandemia sta compromettendo situazioni già precarie a causa di difficoltà economiche e conflitti armati che pregiudicano la presenza dei cristiani nei territori dove è avvenuto l’annuncio del Vangelo». A ribadirlo è fra Francesco Ielpo, francescano dei frati minori e commissario di Terra Santa per il Nord Italia. Quella dei commissari di Terra Santa è una figura nata esattamente seicento anni fa, il 14 febbraio 1421. Oggi in tutto il mondo ce ne sono 84, con il compito sempre attuale – come ha ricordato Papa Francesco nelle scorse settimane – “di sostenere, promuovere, valorizzare la missione della Custodia di Terra Santa rendendo possibile una rete di rapporti ecclesiali, spirituali e caritativi che hanno come punto focale la terra dove Gesù ha vissuto”.

«In questi 800 anni di presenza in Terra Santa i francescani si sono presi cura dei luoghi santi, delle pietre e delle comunità cristiane che li abitano: pietre vive, senza le quali la Terra Santa non sarebbe altro che un grande museo a cielo aperto», spiega fra Ielpo, che risiede nel convento di Sant’Angelo, a Milano. Quando si parla di Terra Santa si intende un territorio che abbraccia non solo Israele e Palestina ma anche Giordania, Iraq, Libano, Turchia, Siria, Iran, Egitto, Etiopia ed Eritrea. Territori oggi attraversati da tensioni, in molti casi guerre, e che la pandemia ha messo ulteriormente in difficoltà e sui quali fra Francesco Ielpo ci offre un buon punto di osservazione per “tastarne il polso”. «L’economia di Israele e dei territori palestinesi si regge principalmente sul turismo religioso – racconta -. Ma in Israele è in corso una campagna vaccinale importante e il Paese può contare su risorse economiche da “primo mondo” che hanno permesso di mettere in campo importanti interventi di welfare. Il contrario di quanto avviene in Palestina, dove la situazione è drammatica. Da un anno, quasi la totalità delle famiglie cristiane legate all’indotto generato dal turismo sono senza lavoro. Negozi di souvenir, ristoranti e alberghi sono chiusi. Gli investimenti fatti dopo il boom di pellegrinaggi del 2019 si sono trasformati in debiti». La situazione è ancora più drammatica in Libano, «dove lo Stato è in pieno default e il Paese in ginocchio. I conti correnti sono bloccati e la gente non ha possibilità di acquisto».

In Siria, al decimo anno di guerra civile, «si è addirittura arrivati a rimpiangere il periodo dei bombardamenti aerei, perché si riusciva a trovare da mangiare e ad acquistare il minimo necessario per vivere – prosegue Ielpo -. Oggi la guerra ha assunto una natura economica: se prima del conflitto un dollaro valeva 48 lire siriane, oggi un dollaro ne vale duemila. Dieci anni di embargo hanno alimentato il mercato nero ma la gente non ha la possibilità di acquistare niente». A questo si aggiunge la pandemia, «che c’è anche qui, ma non esistono ospedali o strutture sanitarie. I cristiani sono molto scoraggiati, è triste sentir dire “abbiamo sbagliato a rimanere”».

«Il Papa in Iraq ci ha invitati a sentirci parte di un’unica Chiesa, come un tappeto intessuto di fili di colori diversi – prosegue fra Ielpo -. La Colletta del venerdì santo è lì a ricordarci che la Chiesa è molto più grande del nostro ombelico, che è fatta di cristiani che celebrano con altri riti in Paesi in cui esistono guerre e persecuzioni. Dobbiamo ricordarci che quella di Terra Santa è la nostra “Chiesa madre”: è da lì che tutti noi siamo nati, da lì il Vangelo è stato portato fino agli estremi confini della Terra. Abbiamo una sorta di “debito spirituale” nei confronti di quelle comunità cristiane». Come Commissario di Terra Santa per il Nord Italia, Francesco Ielpo ha la responsabilità di 13mila parrocchie, sparse tra Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. «Lo scorso anno, a causa della pandemia, la Colletta è stata rinviata al 13 settembre. è stato molto difficile sostenerla, anche perchè le parrocchie arrivavano da mesi in cui non avevano ricevuto nessuna offerta. Chi però ha visitato la Terra Santa è tornato trasformato, perché ha toccato le radici della propria fede. Per questo provo riconoscenza e gratitudine verso chi decide di essere vicino ai cristiani della Terra Santa con la colletta: è molto più di una semplice offerta».