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Cogliete il meglio della vita”, l’invito ai giovani dalla veglia per le vocazioni via social

di Lorenza Zago

Sarà un appuntamento diverso dal solito ma non per questo meno carico di significato. Seppur a “porte chiuse”, causa Covid-19, la Veglia vocazionale giovani di quest’anno punta a lanciare un messaggio di vicinanza e condivisione.

In programma sabato 9 maggio, alle 20.30, a Monte Berico sarà trasmessa in diretta sul canale Youtube della Diocesi di Vicenza, su Radio Oreb e su Tele Chiara. “Datevi al meglio della vita” è il titolo che accompagna la Veglia e che segna la 57esima Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni. Un titolo ripreso dall’esortazione apostolica “Christus vivit” scritta da papa Francesco dopo il Sinodo dei Vescovi sui giovani e che è una sorta di invito a «cogliere il meglio della vita, anche in una situazione complessa come quella attuale. Le parole di papa Francesco, scelte per la Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni prima del diffondersi della pandemia, offrono una chiave di lettura che infonde speranza. Sono un invito a non demordere che ben si adatta al contesto che stiamo vivendo» dice don Andrea Dani, responsabile del centro vocazionale Ora Decima.

La Veglia di sabato, organizzata dall’equipe diocesana di pastorale giovanile e vocazionale, sarà presieduta dal vescovo Pizziol e sarà declinata a partire dall’immagine evangelica del mercante in cerca di perle preziose che mette in luce quel cammino di ricerca personale e spirituale di ognuno. «Attorno a questa parabola abbiamo costruito una sorta di racconto che farà da filo conduttore a tutta la celebrazione – spiega don Lorenzo Dall’Olmo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile -. Durante la Veglia avremo anche delle testimonianze di alcuni giovani che sono in cammino. Ascolteremo l’esperienza di una giovane del Gruppo Sichem, di un seminarista e di una ragazza che lavora in ambito sanitario».

«Oltre a chi sta percorrendo un cammino di ricerca, ci è sembrato interessante coinvolgere anche chi in questo tempo sta vivendo concretamente nel proprio servizio la cura degli ammalati o di chi ha bisogno per comprendere come si può cogliere il meglio della vita anche nella difficoltà» aggiunge don Andrea. Caterina Compostella, 23 anni di Villaverla, infatti, da pochi mesi lavora come infermiera in una casa di riposo per anziani della Provincia. «Credo che questa celebrazione possa offrirci l’occasione per mettere un po’ d’ordine in noi stessi e capire quale percorso vogliamo intraprendere – dice la giovane, che nel tempo libero è animatrice dei gruppi giovanili parrocchiali di Villaverla -. È un momento in più per capire quali sono le domande giuste da porci e per cercare di trovare le risposte in noi stessi».

Un momento che quest’anno, per forza di cose, sarà vissuto a “distanza” come molti altri appuntamenti dell’ultimo mese e mezzo. «Il tempo che stiamo vivendo è atipico ed è necessario adattarsi. Non possiamo dire, però, di poter sostituire l’incontro reale con quello virtuale soprattutto per quanto riguarda la pastorale giovanile e vocazionale che dedicano ampio spazio alle relazioni interpersonali – afferma don Lorenzo -. Ciò nonostante le iniziative che sono riuscite a rimodellarsi nel modo più creativo in questo periodo sono proprio quelle spirituali.  Bisogna sottolineare, poi, che i giovani sono diventati ancor più “protagonisti” perché grazie alla loro conoscenza del mondo dei social e del web sono riusciti a dare un contributo attivo alle loro comunità». Un mondo del web e dei social che è in continua trasformazione e che, per certi versi, ha determinato anche il modo di vivere la spiritualità. «Al di là dei limiti che accompagnano gli incontri a distanza, è interessante notare come questi canali non siano più esclusivamente virtuali. Sono diventati un mondo reale abitato e da abitare, fatto di relazioni vive. E anche uno spazio di ricerca di Dio e di ascolto della sua Parola – aggiunge don Andrea -. L’importante è non far diventare il web e i social un rifugio o uno spazio accomodante. Sono da intendere come un passo per un ulteriore cammino che conduce a una comunione sempre più profonda di relazioni vive. Il mondo “virtuale” non deve essere un approdo ma un attraversamento, una sorta di canale fecondo che, però, non basta a se stesso».