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Claudio Contarin e don Franco Galvanetto. Vite ancorate al Signore

Claudio Contarin e don Franco Galvanetto
di Lauro Paoletto

Il corrente sabato 23 marzo dalle 9 alle 12.30 a Vicenza, al Centro Onisto, si tiene l’incontro ‘Pagine di santità scritte con la vita – In ascolto di testimonianze giovani’ promosso, in modo significativo, da numerose realtà quali Ufficio di spiritualità della Diocesi, Usmi, Pia Società San Gaetano, Suore Orsoline, Suore Dorotee, Suore Divina Volontà, Gruppo Mamma Rosa, Gruppo Bertilla Antoniazzi, Suore Figlie della Chiesa, Frati francescani, Unità pastorale Camisano Vicentino, parrocchia di Isola vicentina, Comunità dei Servi di Maria di Isola, Centro culturale San Paolo.. Durante l’incontro i partecipanti sono invitati a lasciarsi provocare dalla santità possibile di due giovani vicentini, Claudio Contarin e don Franco Galvanetto, attraverso la testimonianza dei loro diari.

Claudio Contarin e don Franco Galvnetto sono stati due giovani molto diversi. Entrambi con una gran voglia di vivere, entrambi con una vita interrotta troppo presto. Claudio a 19 anni in un incidente, Franco a 34 per una malattia. Ma quello che li ha accomunati è stata la passione per la scrittura diaristica. Di entrambi, infatti, sono stati pubblicati i diari che si è scoperto, tenevano da diverso tempo.

«Il diario di Claudio ci ha fatto scoprire la sua vita spirituale profonda» racconta l’amico Nicola Rizzo, di Camisano, 29 anni. Nicola aveva potuto conoscere Claudio grazie alla comune passione per il calcio e alla frequenza allo stesso Istituto Rossi di Vicenza. «Eravamo amici – precisa – ma non facevo parte della sua compagnia». Claudio, secondo di cinque fratelli (residente prima a Camisano e poi a Grumolo delle Abbadesse) è morto in un incidente d’auto con tre coetanei (Matteo, Riccardo e Francesco) a Camisano l’8 febbraio del 2008. «Era un ragazzo normale, un po’ timido ma sempre con un sorriso che nulla poteva cancellare. Dovevo immaginare che in lui c’era qualcosa di speciale». E questo qualcosa è emerso poco dopo la sua tragica scomparsa: un quaderno e una piccola agenda dove Claudio appuntava le sue riflessioni sul senso della vita, sul suo rapporto con il Signore. La notte del tragico incidente in tasca di Claudio trovarono anche un rosario. Claudio coltivava la sua spiritualità anche andando a messa tutte le domeniche. «L’impatto di quella perdita – racconta ancora Nicola – è stato per noi molto forte. L’incontro di sabato, in qualche modo, riapre una ferita e ci porta a ripensare al suo essere speciale e al fatto che dalle apparenze non si coglie la profondità delle persone».

Anche Franco, classe 1959, originario di Isola amava molto scrivere. Anzi per lui, come ci racconta il fratello Ugo, più giovane di 5 anni, lo scrivere era un tratto identitario. «Franco scriveva molto e su tutto. Quello che abbiamo pubblicato è una minima parte degli scritti trovati. Nel diario uno si sente libero di scrivere ciò che sente e pensa di sé e degli altri. Abbiamo pubblicato quello che non fa male a nessuno».

Franco ha coltivato da sempre la passione della scrittura. «Da ragazzo amava scrivere romanzi di fantascienza che mi faceva leggere e poi buttava via. Da questo punto di vista Franco è stato uomo del suo tempo, un tempo ancora non condizionato da smartphone e internet. Lui, inoltre, ha tenuto anche una fitta corrispondenza con diverse persone». Nei suoi scritti Franco racconta del lavoro nella Chiesa, dell’Azione cattolica, della sua vita. «Nei confronti della Chiesa è sempre molto misericordioso. Le critiche erano quelle di un figlio verso la madre».

Dai suoi scritti emerge che «era un giovane inquieto . Si interrogava continuamente sul senso della vita, su di sé, sul mondo. Questa inquitudine racconta ancora Ugo – si placa quando accetta la sua vocazione religiosa che per diverso tempo non aveva avuto il coraggio di seguire».

Tra le diverse cose che si incontrano leggendo le pagine di don Franco c’è anche «la pratica costante dell’esame di coscienza alla fine della giornata, occasione in cui ripeteva il proposito di ‘non peccare più’».

L’incontro di sabato per Ugo Galvanetto è un po’ un modo per fare memoria del fratello e riempire in parte un vuoto che aveva lasciato (è morto di cancro nel 1994) in famiglia, in parrocchia, in seminario. «Franco muore dopo una vita dedicata a studiare e a prepararsi. Sembra quasi un investimento a vuoto. In questo senso c’era un compito da completare. L’incontro di sabato va in questa direzione. Il 19 marzo avrebbe compiuto 60 anni. È questo un bel modo per festeggiarlo». Rispetto al tema della santità Ugo sottolinea, concludendo, come la santità sia «un’esperienza di vita molto più vicina di quello che la tradizione ci ha fatto sentire».