Editoriali

Il Papa della misericordia

di Lauro Paoletto

Ogni papato è unico e irripetibile e come insegnava il cardinale Capovilla “Questo è il mio Papa”, a sottolineare come ogni credente sia chiamato ad amare (innanzitutto pregando per lui) e a seguire ogni successore di Pietro che si trova in un certo momento alla guida della Chiesa, prima e al di là delle simpatia che, come ogni personaggio pubblico, anche il Santo Padre suscita in ciascuno.

Quando il Conclave ha eletto Jorge Mario Bergoglio, già arcivescovo di Buenos Aires, 266° Papa della Chiesa cattolica, si intuì subito che il suo sarebbe stato un papato in qualche modo straordinario perché chiamato a traghettare la Chiesa universale dentro un cambiamento di epoca per molti versi sconvolgente. Lo si poteva intuire dal fatto che si arrivò alla sua elezione, non per la morte del predecessore (Papa Benedetto XVI) ma per le sue dimissioni. Ancora lo si poteva prevedere dal nome (Francesco) con il quale Bergoglio è salito sul soglio pontificio, un nome che prometteva (come sarebbe stato) uno stile preciso, per molti versi dirompente, ed evangelicamente radicale. Ci si poteva immaginare uno stile diverso dai predecessori anche per il “solo” fatto di venire dalla “fine del mondo”.

In questi cinque anni di pontificato papa Francesco ha messo tanti e tali gesti da rendere chiaro come sia impegnato personalmente e come chiami ciascun credente e ogni comunità a una profonda conversione e cambiamento di prospettiva. Le sfide che d’altra parte la Chiesa ha di fronte richiedono non un’azione di mantenimento delle posizioni acquisite, ma piuttosto il coraggio di accogliere il vento dello Spirito e, come invitava san Giovanni Paolo II, a prendere il largo. In questo senso Papa Bergoglio sembra concentrato a mantenere quell’invito che egli stesso ha fatto alla Chiesa: aprire processi, non conquistare spazi. E di processi di conversione, di riscoperta, di incontro, di dialogo, di riflessione ne ha avviati davvero tanti.

Se dovessimo individuare una parola che più di altre sintetizza questo processo di riforma che punta a dare piena attuazione all’evento di grazia che fu il Concilio Vaticano II, non potremo che indicare il termine “Misericordia”. Papa Francesco lo considera così pregnante, così fondante per la fede di ciascuno e di ogni comunità da dedicarci addirittura un Giubileo.

La Misericordia appare oggi il paradigma ermeneutico che Bergoglio propone per accostarsi alla Parola di Dio e la cifra che più di altre deve dire il volto della Chiesa alla donna e all’uomo della postmodernità, tanto è vero che egli afferma che “la nuova evangelizzazione non può che parlare il linguaggio della misericordia, fatto di gesti e di atteggiamenti prima ancora che di parole”. È questa la strada da percorrere con pazienza, con coraggio, con fiducia.

Grazie per tutto questo Papa Francesco e buon anniversario.

Ti assicuriamo che anche noi preghiamo per te!

 

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento