Chiesa In primo piano

Chiesa missionaria antidoto al nazionalismo

di Andrea Frison

«Se oggi ci chiudiamo a riccio, se c’è un rigurgito di nazionalismi, è perché c’è stato un difetto di missione ad gentes. E la Chiesa o è tutta missionaria o è un utero secco». Sono le parole di padre Giulio Albanese, missionario comboniano, giornalista ed esperto di Africa e di sud del mondo, in occasione della Giornata missionaria mondiale della corrente domenica, durante la quale, in tutto il mondo si raccogliereanno offerte che le Pontificie opere missionarie destineranno alle giovani Chiese.

Padre Giulio, che significato ha la Giornata missionaria di quest’anno?

«Il tema scelto quest’anno da Missio Italia è “Giovani per il Vangelo”, e va letto secondo due declinazioni. La prima è che c’è bisogno di giovani di buona volontà che partano per la missione. “La messe è molta e gli operai sono pochi”. Anche il mondo missionario vive una crisi di vocazioni. Basti pensare che nel 1990 i religiosi missionari italiani erano 24 mila, oggi sono ottomila. Al contempo, però, sono cresciuti i laici missionari: da 800 che erano nel 1990 ai tremila di oggi. Equesto è un bel segnale».

E qual è la seconda chiave di lettura del tema, peraltro in sintonia con il Sinodo sui giovani?

«C’è bisogno di rinnovamento. Non solo del mondo missionario, ma di tutta la Chiesa. Evangelii gaudium ci chiede di interpretare i segni dei tempi, di essere Chiesa in uscita, di andare nelle periferie, di stare dalla parte dei poveri. Non si tratta solo di “fare più battesimi”, ma di affermare la logica del Regno di Dio che è pace, giustizia, solidarietà e rispetto del creato».

Come può avvenire questo rinnovamento?

«Superando la barriera tra missione ad intra e ad extra. C’è bisogno di andare oltre. In Europa, in particolare, c’è bisogno di far capire che la missione è una, senza confini. Anzi, il rigurgito di nazionalismi ai quali assistiamo smentisce il messaggio evangelico».

Tra un anno si celebrerà un mese missionario straordinario. Che occasione rappresenta questo appuntamento?

«È un appuntamento che la Chiesa italiana vive già da tempo e che Papa Francesco ha voluto estendere alla Chiesa universale. Sarà quindi un ottobre missionario speciale, più degli altri, un’occasione per la missione a tutto campo della Chiesa. Perché o la Chiesa è tutta missionaria o è un utero secco».

Ripensarsi in ottica missionaria è difficile?

«Purtroppo c’è stato un cortocircuito in questi anni. Il missionario parte fisicamente, ma è la Chiesa ad essere missionaria e ha la stessa responsabilità di chi parte perché è cittadina del mondo. Anche la figura del missionario va demitizzata e riportata alla sua dignità».

Chi è il missionario?

«Il missionario è una persona in carne e ossa che fa l’esperienza della debolezza e che attraverso la professione di fede risponde alle istanze del Regno» Il clima che si respira in Italia e in Europa non sembra aiutare a ripensarsi come Chiesa missionaria. La sfida non è solo sociale, politica o economica. La sfida è culturale. Serve un cambio di mentalità, perché la chiusura porta alla debolezza».

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento