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Cercasi profeti… per restare piccoli

di Sorella Alessandra Buccolieri

Luigino Bruni, economista di comunione, parla spesso di un’economia della piccolezza. La rintraccia nelle storie bibliche , guardando ad Abele, a Davide, alle donne sterili. Una voce spesso fuori dal coro: perché le pagine della nostra economia, della nostra finanza, sono rivolte sempre a marcare deficit, mancanze, rispetto ad un di più che sembra appartenere solo a pochi.

Eppure come credenti, profeti come Bruni ci sono necessari. Come necessario è stato Michea per il popolo di Israele. Già nel suo nome, il profeta portava un’indicazione: ‘chi è come il Signore?’ e la sua attenzione non è a Sion, la grande città, ma ad un piccolo villaggio di Giuda (5,1); non parla a Gerusalemme- la città del tempio, dei sacerdoti, del culto- ma a Betlemme- dove il sapore del pane impregna le mura delle casa e tesse relazioni familiari. Chi è come il Signore, il profeta lo dice esplicitamente: è ciò che misura corto-un villaggio di periferia- ; è ciò che spesso è nella mani dei potenti (v 2) e porta nella propria biografia tracce di oppressione, di sopruso, di diritti non riconosciuti.

Dio è come i piccoli, gli anawin della Bibbia, quelli che da sempre appartengono alla schiera ‘di chi non è’, per nessuno.

E’ tra questi che un grembo di donna – miracolo di un soffio, leggero e creativo- darà alla luce colui che sarà sicurezza, pace, fratellanza. Tra i piccoli della storia, anche una donna. Già essere donna a quel tempo, e forse anche oggi oltre ogni apparenze, è essere come Dio perché piccola, perché parziale, perché uterina.

Michea, ieri profetizzava la figura del Messia che tutti attendevano, quale pastore che guida con fermezza e cura, dimensioni che in sé sono grandi e misurate, paradossi che spesso si intrecciano.

Anche oggi attendiamo fermezza e cura, giustizia e solidarietà, sicurezza e umanità.. Anche oggi, brancoliamo per opposti, tirati tra ciò che siamo chiamati a diventare e ciò che siamo.Grandezza e piccolezza dell’umano. Abbiamo bisogno di profeti che ci indichino vie concrete di ancoraggio alla ‘terra’, all’humus che ci rende Adami, tutti perché il credente non può abitare sicuro nella propria casa se l’estremo confine della terra vive nell’assoluta precarietà o in balia di dittature disumane.(v 4).

Cerchiamo profeti che percorrino geografie dal basso, così da incrociare villaggi come Betlemme, lì dove Dio osa ancora rintracciare grembi disponibili. E ci saranno nascite. Semi nuovi. Si, come di fronte alla morte di una bimba nigeriana cattolica, donne musulmane e cristiane si sono trovate a pregare insieme, l’Unico Dio che partorisce sempre un’umanità nuova. Eccolo Natale, sotto i nostri occhi. Economia della piccolezza.