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Messa e giovani. Qualcosa non quadra.

Domenica 10 aprile, alle 12, si tiene la Messa per giovani, quarto appuntamento diocesano di una proposta in cui l'eucaristia è dentro a un percorso con un prima e un dopo.
di Lauro Paoletto

Domenica 10 aprile, alle 12, nella chiesa di S.Caterina a Vicenza (possibilità di parcheggio) il Centro vocazionale Ora X e la Pastorale giovanile propongono la Messa per giovani. L’appuntamento mensile lanciato dopo la positiva esperienza di fraternità sperimentata dai giovani durante la celebrazione della Notte di Natale è giunta al quarto mese. L’iniziativa si inserisce all’interno della proposta del Gruppo giovani diocesano che Ora X e Pastorale giovanile propongono ai ragazzi con un’età dai 18 ai 35 anni.

«Si tratta di un cammino incentrato sulla Parola e sull’eucarestia – spiega don Luca Lorenzi, responsabile del Centro vocazionale Ora X e direttore della Pastorale vocazionale -. Ogni lunedì a Ora X dalle 20.30 alle 22  c’è la lectio per i giovani sul vangelo della domenica successiva. Poi una volta al mese c’è la condivisione della messa, alla quale ovviamente può partecipare chiunque, ma dove c’è un’attenzione particolare per le giovani generazioni come proposta per nutrirsi della Parola e dell’Eucaristia. La celebrazione eucaristica, dunque – sottolinea Lorenzi – fa parte del percorso complessivo ed è dentro la condivisione di vita che i giovani sperimentano durante il cammino».  La consapevolezza è che questi giovani «hanno fame e sete e cercano un luogo
vitale e significativo dal punto di vista delle relazioni – sottolinea don Luca – dove sia casa e dove possano condividerla con altri giovani».

Alla base di questa scelta ci sono alcune questioni sulle quali la Pastorale vocazionale con la Pastorale giovanile stanno riflettendo da un po’ di tempo e che vorrebbero interrogassero anche le nostre comunità parrocchiali.

«Qual è lo spazio del giovane oggi nelle nostre comunità?» si chiedono don Riccardo Pincerato e Laura Pigato. «La proposta che stiamo portando avanti insieme ad Ora X – spiega Laura – vuole anche essere un modo per esplicitare questo interrogativo». Secondo i responsabili della Pastorale giovanile diocesana «il rischio reale oggi è che in più di qualche comunità non ci sia questo spazio e non è un caso che non raramente la pastorale giovanile non sia più nei radar della pastorale delle nostre parrocchie».

La Messa per i giovani, in questa prospettiva, «non ha nessun altro fine – spiega Pigato – se non quello di essere un’occasione per i giovani per partecipare a una liturgia eucaristica. Questa non ha nulla di speciale, se non che vengono curati alcuni momenti liturgici e viene vissuta come momento di condivisione che prevede un prima e un dopo».

«La messa all’Ora X – precisa don Riccardo – non è certo in concorrenza con la messa parrocchiale. È il rendere grazie di un vissuto condiviso e a partire da questo è possibile sperimentare una partecipazione in cui ciascuno si sente protagonista».

La questione della partecipazione alla liturgia, del poter sentirsi protagonisti rimanda più in generale alla qualità stessa della celebrazione e al percorso che ogni singola comunità ecclesiale ha fatto e sta facendo. «Da questo punto di vista – prosegue Pincerato – l’esperienza della messa per i giovani pone una serie di questioni che interpellano le nostre parrocchie al di là dei giovani stessi e che riguarda il modo di vivere l’incontro con il Signore nell’eucaristia». Su questo versante sarebbe molto importante che le comunità si mettessero in ascolto vero dei giovani, di come si sentono all’interno della celebrazione della messa, del fatto se questi si sentono davvero accolti e partecipi della celebrazione, oppure se invece si sentono estranei.

Questo è vero anche per il fatto che – come nota Laura Pigato – «sono sempre più i giovani che partecipano alle proposte della Pastorale giovanile e che appaiono sguarniti di un alfabeto di base della fede. Si tratta il più delle volte di giovani pieni di sete di ricerca ma che sono privi dei riferimenti base della fede, che una volta potevano essere dati per scontati o perché ricevuti dalla stessa parrocchia o da associazioni o gruppi di appartenenza. La Messa giovani, da questo punto di vista, può essere un’esperienza di iniziazione a un certo linguaggio, anche se non è questo, ovviamente, il primo obiettivo della proposta».

«Per questo alfabeto – prosegue don Riccardo – abbiamo investito molto sui percorsi personali. Oggi, credo, possiamo dire che abbiamo bisogno anche di alcuni spazi comunitari dove vivere questo alfabeto all’interno di un percorso. La partecipazione alla messa è uno dei momenti di un cammino dove c’è un prima e c’è un dopo in termini di relazioni e di esperienze. Questo, molte volte, nelle nostre comunità non c’è. La celebrazione eucaristica è centrale per la vita del cristiano, ma la partecipazione non è automatica e non può essere data per scontata. Per questo motivo bisogna lavorare molto sia sul prima che su quello che viene dopo, e questo proprio perché la Messa ti rimanda fuori, a incontrare la vita». «La messa – aggiunge Laura – presuppone la comunità. La domanda è che comunità abbiamo, e come possiamo renderle più vive, consapevoli che non esiste la pastorale perfetta».

Rispetto allo sviluppo che la proposta potrà avere Laura e don Riccardo ribadiscono quello che per loro è stato chiaro fin dall’inizio: nel proporre la messa per i giovani non abbiamo un secondo fine se non quello di offrire uno spazio di celebrazione eucaristica per i giovani nel contesto dell’Ora X come esperienza di fede che ha al centro l’eucarestia e la Parola di Dio. Questo produrrà qualcosa sicuramente, ma non è questa la nostra preoccupazione. E nel fare questo non facciamo nulla di straordinario. Proponiamo una messa normale, senza effetti speciali».