Territorio

“Casa dei Comuni”: Sarà Rucco il presidente

Il sindaco di Vicenza Francesco Rucco
di Lauro Paoletto

«L’accordo è un esempio positivo e di maturità che abbiamo dato come amministratori rispetto anche ad altre parti d’Italia»

Mercoledì 31 ottobre la Provincia di Vicenza avrà un nuovo Presidente. Dalle 8 alle 20, infatti, i consiglieri comunali dei Comuni vicentini e i Sindaci potrano esprimere il loro voto, come accadrà per altre 46 province, per chi avrà la responsabilità di guidare questo ente di secondo livello. Non ci sarà, invece, il rinnovo del Consiglio provinciale che avverrà con il nuovo anno.

L’esito dell’elezione è già scritto, avendo le varie forze politiche e i diversi rappresentanti già raggiunto un accordo per la candidatura unitaria del sindaco di Vicenza Francesco Rucco, riuscendo in questo modo a dare continuità all’esperienza avviata e portata avanti da Achille Variati che ha fatto dell’ente provinciale, la “casa dei Comuni”, al riparo (abbastanza) dai venti delle contrapposizioni politiche.

Alla vigilia di questo voto siamo andati a incontare Francesco Rucco, il da poco neoeletto sindaco di Vicenza, che sarà dunque impegnato anche sul più alto scranno di Palazzo Nievo (sede dell’Amministrazione Provinciale).

Sindaco Rucco, con che spirito affronta questa nuova sfida impegnativa?

«Sono stato contento intanto dal punto di vista personale perché è stato un riconoscimento importante e trasversale, a parte quello che è accaduto nel Pd cittadino che è comunque comprensibile tenendo conto che ci sono state da poco le elezioni. La scelta va comunque rispettata. L’accordo unitario è un esempio positivo che abbiamo dato come amministratori e anche di maturità rispetto quello che accade spesso in altre parti d’Italia».

Lei non aveva, però, messo in conto questo impegno all’inizio del suo mandato di sindaco. Cosa è cambiato?

«All’inizio non avevo dato la disponibilità. Da un lato mi è dispiaciuto non poter mantenere questo impegno. Avevo deciso di non farlo anche per una ragione personale e familiare e perché volevo dedicarmi al cento per cento alla mia città. Mi ha fatto cambiare idea l’empasse che si era creata nel territorio sull’indicazione del candidato presidente: si rischiava una frammentazione e quindi una pluralità di candidati che avrebbe portato una lotta politica pericolosa rispetto alla connotazione prevalentemente amministrativa che aveva avuto la Provincia fino ad ora».

Quando ha deciso di candidarsi?

«Di fronte alla richiesta di una larga maggioranza quale condizione per una mia candidatura, quando è arrivata l’unitarietà non ho potuto dire di no e ho fatto prevalere lo spirito di servizio perché, come si sa, per questa responsabilità non è previsto alcun compenso, né alcun rimborso. Il sindaco del capoluogo a prescindere da chi fosse, era un elemento di garanzia per tutti».

La sua prospettiva, dunque, è di porsi quale garante della casa dei Comuni…

«Scevro da condizionamenti ideologici o partitici: questa è la condizione che hanno accettato tutti, anche i partiti di centrosinistra, per lavorare per i Comuni del territorio».

Da una stagione in cui la Provincia sembrava avere come istituzione le ore contate, ci troviamo ora in una fase di ripensamento. Cosa ne pensa?

«La Provincia, per le competenze che ha mantenuto, è sicuramente strategica per i comuni e il territorio. Io sarei stato per l’abolizione delle Province e la distribuzione delle deleghe tra i Comuni e le regioni: se fai una riforma e ci credi la devi fare fino in fondo; invece è stata creata solo confusione e quindi si torna indietro. Questo è negativo, però dal momento che si torna indietro, capisco chi dice ripristiniamo le competenze dell’ente come prima e con un consiglio e un presidente eletti direttamente dai cittadini»..

Ma lei non crede che ci voglia un organo intermedio tra la Regione e Comuni?

«Sicuramente sì, ma avrei ragionato di più secondo una logica di unione di Comuni che avessero delle competenze ben precise, alleggerendo la parte burocratica e togliendo così un ente intermedio».

Quali sono le priorità che lei si dà?

«La parte più delicata credo sia l’ambiente, la questione deiPfas, dei Pm10 che, in questo periodo con le ordinanze che andiamo ad adottare, porrà non pochi problemi ai cittadini. Altre priorità sono l’edilizia scolastica e la viabilità».

Che Provincia prende in mano?

«Chi mi ha preceduto ha fatto un buon lavoro. Questa nuova fase deve essere nel segno della continuità della “casa dei Comuni”. In questo riconosco ad Achille Variati di essere stato precursore e realizzatore di questo progetto».

Come pensa di organizzare il suo lavoro e la squadra che la affiancherà?

«Intendo dare, nel quadro unitario che andiamo a comporre, una delega operativa a ciascun consigliere provinciale e nominare due vicepresidenti di cui uno con poteri di firma e uno con una delega più importante, nell’ottica di fare un gioco di squadra ».

Ha già individuato i due vicepresidenti?

«Una dovrebbe essere, nel segno della continuità, Maria Cristina Franco (sindaco di Costabissara e attuale presidente della Provincia Ndr) e l’altro Renzo Segato (sindaco di Quinto Vicentino) ».

Per quanto riguarda la dotazione di risorse, uno dei problemi degli ultimi anni, come prevede il futuro?

«La situazione non è facile. La manovra ora prevede il ritorno alle Province di alcune competenze: si parla, per esempio, dei Centri per l’impiego e di altre deleghe. Si tratterà di capire la reale dotazione di risorse».

Lauro Paoletto