Fratelli Tutti

Card. Parolin: «Una bussola per l’uomo smarrito»

Vaticano (Aula nuova Sinodo), 4 ottobbre 2020: conferenza Enlciclica Papa Francesco "Fratelli tutti" con Matteo Bruni, Anna Rowlands, card. Parolin, card. Miguele Angel Ayuso Guixot, Mahamed Mahamoud Abdel Salam, Andrea Riccardi - foto SIR/Marco Calvarese
di Andrea Frison

«L’enciclica “Fratelli tutti” rimarrà nella storia non solo perché non è stata firmata in Vaticano, ma perché è una bussola per l’uomo smarrito di oggi». Lo ha detto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nei giorni della pubblicazione dell’enciclica. «Possiamo rimanere sani in un mondo malato?». È questa, sulla scorta di quanto detto dal Papa, «la domanda che percorre tutta l’enciclica», ha spiegato Parolin.

Lavorare per la pace

«C’è un grande bisogno di negoziare, e così sviluppare processi concreti per la pace».  Ha detto ancora  il card. Parolin. Per il Santo Padre, infatti, «La fraternità non è una tendenza o una moda che si sviluppa nel tempo o in un tempo, ma è piuttosto la manifestazione di atti concreti. Leggendo l’enciclica, ci si sente chiamati alle nostre responsabilità, individuali e collettive, di fronte a nuove tendenze ed esigenze che si affacciano sulla scena internazionale. Proclamarci fratelli e fare dell’amicizia sociale il nostro abito, probabilmente non basta. Come pure definire le relazioni internazionali in termini di pace o sicurezza, di sviluppo o di generico richiamo al rispetto dei diritti fondamentali non è più sufficiente, pur avendo rappresentato negli ultimi decenni la ragion d’essere dell’azione diplomatica, del ruolo degli organismi multilaterali, dell’azione profetica di tante figure, dell’insegnamento di filosofie, e caratterizzato anche la dimensione religiosa».

La fraternità e dirompente

«Il ruolo effettivo della fraternità – la tesi del cardinale – è dirompente poiché si lega a concetti nuovi che sostituiscono la pace con gli operatori di pace, lo sviluppo con i cooperanti, il rispetto dei diritti con l’attenzione alle esigenze di ogni prossimo, sia esso persona, popolo o comunità».  Quella del Papa, ha sintetizzato il cardinale, «è un’enciclica che ruota intorno alla categoria di amore fraterno», dove «il buon Samaritano è monito e modello».
 

Nuove relazioni globali

«Non so dire se le strutture multilaterali sono pronte ad accettare sfida del Papa. Io direi che all’interno delle strutture multilaterali c’è una certa sofferenza – ha detto ancora il card. Pietro Parolin -. Si sente il limite di queste strutture, che forse rispondevano ad un mondo diverso e ad un’organizzazione diversa della comunità internazionale, e che oggi fanno fatica ad adattarsi ad un mondo che non è più bipolare ma multipolare, e dove si riscontrano fenomeni di populismo ed esclusivismo». «Il terreno c’è, ed è un terreno fertile», l’analisi di Parolin: «Il Papa dà un’indicazione molto concreta, spero possa essere ascoltato con attenzione e fatto proprio dalle strutture internazionali. È quello che ci auguriamo tutti, da parte dei cristiani ci deve essere questo impegno».

Le nunziature apostoliche

A questo proposito, il segretario di Stato ha citato l’importanza delle  nunziature apostoliche  e delle rappresentanze della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali, che in occasione della “Laudato sì” «hanno fatto un grosso lavoro» che ha fatto sì che il messaggio dell’enciclica papale «è stato accettato, e ha suscitato tanto interesse e reazioni».  «Speriamo che lo stesso succeda con questa enciclica», l’auspicio, insieme all’appello alle organizzazioni non governative di ispirazione cristiana, affinché «possano farsi portavoce di questo messaggio presso le organizzazioni internazionali».

L’impegno personale

«L’enciclica del Papa richiede un impegno personale», ha concluso Parolin, che ha citato Madre Teresa di Calcutta: «Il mondo cambia, e se si vuole cambiare il mondo si deve passare dal “ i” deve all’ “ o” devo». La sfida, allora, è «fare proprio il contenuto di questa enciclica e cercare tradurlo prima di tutto nella nostra vita personale, nelle nostre relazioni vicine e lontane, in modo che mondo possa incamminarsi sulla strada della fraternità che è strada felicità e pace».