Diocesi In primo piano

Con “In Cantiere” una casa per i sogni dei giovani

Un gruppo di giovani del progetto "In Cantiere".
di Lauro Paoletto

Spazi per esprimersi, per crescere nella responsabilità, per camminare verso l’autonomia della vita adulta. Insomma “dare casa ai giovani” perché questi possano crescere. È il senso del progetto che vede impegnata da tempo la Pastorale giovanile diocesana e che oggi rilancia allargando il confronto e lo scambio con altre realtà presenti sul territorio. È un progetto che non è esagerato definire, per molti versi, profetico. Non ci risulta, infatti, che ci siano realtà “laiche” impegnate ad offrire alle giovani generazioni opportunità per sperimentare “l’uscita di casa” come atto di fiducia e di responsabilità. Già questa constatazione la dice lunga sul significato di questa scelta della nostra Chiesa locale. I giovani, peraltro, durante il recente Sinodo, avevano chiesto spazi per esprimersi, per sentirsi a casa in parrocchia. 

È una delle richieste emerse dai vicariati ed è stata una delle scelte che ha orientato il percorso anche di questo ultimo anno della pastorale giovanile. «Anche noi abbiamo fatto esperienza di cambiare casa – ci spiega don Lorenzo Dall’Olmo, direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile -. Da qualche settimana, come altri uffici di pastorale, ci siamo trasferiti al Centro diocesano “A. Onisto” e abbiamo dunque una nuova sede che vogliamo accogliente. In questo cambiamento abbiamo perso il Pensionato studenti. Anche questo fatto concreto ci ha stimolato ad approfondire una riflessione che, in realtà, condividiamo già da tempo con altri progetti, altre diocesi e anche con le linee progettuali della pastorale giovanile nazionale».

Il fare casa è diventato così una delle bussole della pastorale giovanile. «È un’idea ampia – aggiunge Laura Pigato collaboratrice della Pastorale giovanile -. Significa dare spazio ai giovani. Ora stiamo raccogliendo tutti questi stimoli e li stiamo confrontando con altre esperienze già attive in diocesi, non della pastorale giovanile ma con le quali possiamo avere punti di contatto. Con queste realtà abbiamo fatto recentemente un primo importante incontro di conoscenza e confronto. 

“In cantiere” è la proposta principale attraverso la quale Pastorale giovanile e Caritas sono impegnate per dare spazio di accoglienza ai giovani. Si tratta di un progetto al sesto anno, che ha coinvolto fino ad ora una sessantina di giovani. «Quest’anno – continua Pigato – i giovani sono 15 (l’anno più numeroso registrato fino ad ora) divisi in tre appartamenti, due a Bassano e uno a Vicenza. Uno dei cardini della proposta è proprio l’abitare con altri giovani, la condivisione dello stile di vita, insieme al servizio e alla formazione.

«Se diamo ai giovani questa possibilità – sottolinea don Lorenzo – è perché crediamo che quello di cui hanno bisogno, si realizza dando loro uno spazio. I giovani chiedono fiducia, la libertà di esprimersi, la responsabilità di prendersene cura. La proposta è vissuta dentro a uno stile di gratuità».

Il problema delle nostre comunità è che fanno fatica a vivere questa gratuità. «Nel nostro modo di fare chiesa per i giovani – osserva Pigato – c’è sempre un coinvolgimento interessato e così, a fronte di una disponibilità, si chiede a loro un servizio, di fare qualcosa per la parrocchia». «La gratuità – rilancia Dall’Olmo – è una bella sfida che sentiamo di poter raccogliere come Chiesa».

Spazi da abitare, dunque, per crescere nella responsabilità, ma anche per accompagnare questi giovani in autonomia verso la vita adulta. «Crediamo che fare casa sia una via per diventare adulti – afferma il direttore del Servizio diocesano di pastorale giovanile – e che in questo modo accogliamo la sfida di avviare processi. La pastorale aprendo questi spazi, punta sulla qualità: è un piccolo luogo dove, nel lungo tempo, avvengono cambiamenti significativi». 

«Vivere insieme ad altri – prosegue Laura –  porta un giovane a farsi domande sulla vita, sulla direzione da dare alla propria esistenza. E questo è anche nella radice della proposta   vocazionale che da sempre abbiamo messo nel progetto “In cantiere”». Don Lorenzo sottolinea il valore che una sfida di questo genere ha anche per le comunità parrocchiali. «Mettere in una comunità i giovani al centro, addirittura facendoli abitare in canonica, è un gesto profetico perché significa lasciarsi guardare e scomodare da loro, dalle loro scelte. Gli adulti che li vedono dovrebbero interrogarsi sulle proprie scelte e sui valori che comunica la comunità». La domanda sul fare casa porta, quindi, anche un interrogativo sul futuro. È una domanda che tutti, prima o dopo, ci siamo fatti. In tal senso la proposta rappresenta uno spazio bello di dialogo intergenerazionale».   

Certo, le comunità hanno bisogno di un po’ di tempo per capire, ma poi si affezionano ai giovani e ai diversi progetti  fino ad arrivare a sostenerli. «Tutto questo – riconosce Pigato – è educativo anche per le comunità che li ospitano perché si avviano dinamiche nuove».

I giovani che arrivano a queste esperienze presentano storie molto diverse. Non è chiesto né all’inizio di avere chissà quale percorso alle spalle né di fede, né pastorale, né alla fine di assumersi qualche impegno personale. Tali scelte sono un modo – osserva don Lorenzo – per esprimere la gratuità. Quello che è chiesto è l’apertura a condividere gli argomenti che proponiamo per il confronto». «Al centro, il punto di partenza – ci tiene a evidenziare Laura – c’è la domanda dei giovani, non la disponibilità di una certa struttura. A partire dalla domanda dei ragazzi si cerca la casa, e non viceversa».

All’interno dell’esperienza complessiva la pandemia ha reso la proposta, se possibile, ancora più intensa. «L’esperienza è rimasta salda pandemia o non pandemia – continua Pigato -. I ragazzi hanno affrontato il lockdown insieme e “In cantiere” si è rivelato un progetto sulla vita non su altre cose: la vita in quel momento chiedeva di stare in casa e giovani ci sono rimasti. Nessuno ha pensato che il progetto potesse terminare. E noi in autunno abbiamo scelto di riavviarlo comunque. Chi ha scelto di condividere questa esperienza, lo sta facendo in modo più intenso e la casa è diventata davvero il luogo privilegiato di ogni cosa con meno distrazioni degli anni precedenti. Per i giovani è un’ulteriore opportunità per costruire responsabilità».