Diocesi In primo piano

Canoniche in lockdown

Aumentano i contagi nel clero vicentino, ma se le attività pastorali sono ridotte all'osso le celebrazioni non si fermano anche grazie all'aiuto dei laici.
di Andrea Frison

Aumentano i contagi anche nel clero vicentino e sono in tutto una decina le canoniche “in lockdown” o nelle quali è terminato un periodo di quarantena. A confermarlo è il vicario generale don Lorenzo Zaupa, che in queste settimane si sta tenendo costantemente in contatto con le parrocchie e le unità pastorali dove si verificano casi di positività tra i presbiteri.

La parte della Diocesi che sembra essere stata più coinvolta dal contagio è quella in territorio veronese. Il parroco di Arcole, don Fabio Tambara, da alcuni giorni si trova ricoverato nel reparto di terapia intensiva all’ospedale di Villafranca, «ma ha cominciato a dare segnali positivi di risposta alle cure – spiega don Lorenzo -. In canonica al momento risiede don Nicola Spinato, che ha contratto il coronavirus a Roma, dove studia, ma che ora risulta guarito e immunizzato». A Cologna Veneta, dalla scorsa settimana, il parroco don Daniele Vencato è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Legnago. Positivo e in quarantena, ma al momento senza sintomi, è anche il parroco in solido don Stefano Piccolo, mentre il vicario parrocchiale don Stefano Porcellato è immune dopo aver contratto il virus in dicembre e risiede momentaneamente nella canonica di Baldaria. A coordinare le (poche) attività pastorali è don Stefano Piccolo: «Già da mesi proponiamo una lectio al lunedì, in presenza o online, i giovanissimi di Ac si trovano in presenza o online, ma per il resto è tutto sospeso – racconta don Stefano -. Celebriamo una sola messa feriale e quattro festive, di cui una è una liturgia della Parola coordinata da membri dei gruppi ministeriali, con la presenza di uno dei diaconi della nostra Unità Pastorale». «Stiamo facendo il possibile e l’aiuto dei laici è fondamentale – racconta don Stefano Porcellato -. Tutto il lavoro fatto per formare e coordinare i gruppi ministeriali si sta rivelando prezioso, in questo momento di emergenza si vede ancora di più l’importanza di avere un tessuto alle spalle. I funerali li sto celebrando io, capita di farne sia al mattino che al pomeriggio, ma per il momento non ci sono state sovrapposizioni». Nei giorni scorsi c’è stata preoccupazione anche a San Bonifacio, dove si trova ricoverato in ospedale don Francesco Montagna, peraltro cappellano dell’ospedale, «che però ha cominciato a dare segni di miglioramento», spiega don Lorenzo Zaupa, che aggiunge: «dopo alcuni giorni di quarantena, non ci sono stati contagi tra gli altri preti in canonica».

È da poco rientrato dall’ospedale don Guido Bottegal, parroco in solido dell’unità pastorale Santa Croce-Santissima Trinità di Schio, dove «si trovano in isolamento in canonica, perchè positivi, tutti e tre i preti residenti», spiega don Zaupa. In “lockdown” anche la canonica di Breganze, dove è risultato positivo don Gianluigi Pigato, mentre il parroco don Giacomo Prandina e don Alex Pilati sono invece negativi. «Sembra che la gente faccia a gara per provvedere alle nostre esigenze, in motli ci portano da mangiare, anche troppo – racconta don Giacomo -. Don Gianluigi è chiuso in camera, gli facciamo trovare il cibo sulla porta. Per il resto ci dividiamo le mansioni da svolgere. Nei mesi scorsi abbiamo ripreso gli incontri di catechismo con tutte le cautele richieste, gli incontri del consiglio pastorale li facciamo online… le proposte ci sono ma la paura è tanta e la partecipazione si è molto ridotta. Anche alle messe delle feste natalizie, nonostante avessimo moltiplicato le celebrazioni. Ma siamo contenti per quelli che vengono. Credo che ci verrà un anno prima di riprendere normalmente le attività. Ci chiediamo spesso come sarà il futuro, la domanda è presente, ma per il momento è ancora difficile leggere i segni dei tempi».

A Vicenza, il virus è entrato nelle canoniche dei Ferrovieri e di San Felice. «Ai Ferrovieri si trova in quarantena don Paolo Traverso – spiega don Lorenzo Zaupa, mentre il parroco di San Felice don Bartolomeo Maltauro ha contratto il virus in ospedale, dove si trovava ricoverato per alcuni controlli. Altre canoniche dove si sono verificati contagi tra i parroci ormai superati sono quelle di Monteviale, Cornedo, Arsiero e Tremignon».

In altri ambienti a rischio per la presenza di preti anziani, ovvero Casa San Rocco, il Seminario e la Casa del Clero, «non ci sono persone positive – riferisce don Zaupa -. A Casa San Rocco, inoltre, sono anche state fatte le vaccinazioni del personale e degli ospiti» ora in attesa del richiamo. «Possiamo considerarci fortunati – commenta il vicario generale – perché altre Diocesi e alcune congregazioni religiose hanno situazioni molto difficili».

Vaccino per i preti?

A preoccupare però il vicario sono i molti funerali da celebrare, «una delle fatiche maggiori, che espone i preti al contatto con molte persone, specie nel caso di esequie molto sentite dalla gente». Un punto che ha spinto qualcuno a domandarsi se anche i preti non dovrebbero essere inseriti nelle categorie a rischio da vaccinare in questa fase. È quanto sostiene Giampaolo Padovan, Presidente dell’Associazione Collaboratori Familiari del Clero di Vicenza nonché Coordinatore Regionale del Triveneto per la stessa ACFC. «Anche i preti sono una categoria a rischio e andrebbero messi in lista subito dopo medici, infermieri, operatori sanitari e RSA – sostiene Padovan -. Tra funerali, celebrazioni, visite ai malati, incontri personali in canonica, la loro attività è ad alto rischio». Non esclude la possibilità di un vaccino don Lorenzo Zaupa, «è un aspetto che stanno valutando anche i responsabili delle istituzioni sanitarie – afferma -. Se ci fosse la possibilità senza togliere la precedenza ad altri o ricorrere a privilegi, se ne può tener conto».