Diocesi In primo piano

In cammino con la Via Crucis di Paolino Rangoni

di Andrea Frison
Il pittore Paolino Rangoni, 90 anni

Al via sulla Voce l’appuntamento curato dal Museo Diocesano in collaborazione con l’Ufficio evangelizzazione e catechesi. Sarà la via Crucis del pittore ligure Paolino Rangoni ad accompagnare i lettori de La Voce dei Berici durante la quaresima. A partire dalla prossima domenica, ogni settimana, il Museo Diocesano presenterà sul settimanale due stazioni della via crucis dipinte dal pittore ligure tra il 1991 e il 1996, per concludere il percorso con la quindicesima stazione della resurrezione, istituita da Papa Giovanni Paolo II e dipinta dall’artista nel 2007. L’iniziativa si svolge in collaborazione con l’Ufficio evangelizzazione e catechesi oche metterà online testi e preghiere per vivere la via Crucis nel periodo quaresimale e in preparazione alla Pasqua.

La Diocesi avrà quindi l’occasione per tornare a conoscere questa preziosa opera di Paolino Rangoni arrivata a Vicenza nel 2012 per merito di don Gino Prandina che segnalò all’autore il Museo Diocesano di Vicenza come luogo nel quale depositare il ciclo pittorico. Sempre nel 2012 il Museo Diocesano espose le quindici stazioni in una mostra dedicata in occasione del Festival Biblico di quell’anno. Mentre i dipinti sono conservati al Museo Diocesano, dove si potranno ammirare nel periodo pasquale, i disegni preparatori sono esposti in Seminario Vescovile.

Nelle foto 2 quadri della Via Crucis

«La mostra di Vicenza è stata la prima volta in cui le stazioni hanno potuto essere esposte tutte insieme nel medesimo luogo, sono rimasto fortemente impressionato dal risultato finale, quasi non credevo di averle dipinte io – racconta a telefono Paolino Rangoni, contattato assieme a don Francesco Gasparini, direttore del Museo Diocesano “P.G. Nonis”, assieme al quale gli abbiamo rivolto alcune domande -. Sono un cattolico praticante, fin da bambino sono stato affascinato dai soggetti sacri. Ho sempre rappresentato episodi della vita di Cristo, la Madonna, Gesù bambino… Poi, un giorno, ho avuto l’idea di dipingere la via Crucis. Non l’ho fatta tutta in una volta, ma a più riprese, senza un ordine, a seconda dell’ispirazione del momento ». Il lavoro si è svolto dal 1991 al 1996, secondo le date riportate sul retro delle tele. La “sfida artistica” è stata poi quella di aggiungere la quindicesima tela, dedicata alla risurrezione, tappa della via Crucis voluta da Giovanni Paolo II: «nel dipingerla ho dovuto imitare la tecnica e la “mano” che avevo utilizzato quasi dieci anni prima».

A colpire l’osservatore, è la totale nudità dei personaggi di ciascuna scena, eccezion fatta per Gesù e Maria. «Gesù è venuto per portare la Buona Novella alla “persona” – spiega l’autore -. Rappresentare nudi gli uomini e le donne che lo incontrano lungo la via Crucis voleva dire che di fronte al Vangelo sono tutti uguali, che non valgono distinzioni di casta o sociali». Ad osservare i personaggi dei quindici dipinti, inoltre, colpisce il realismo dei volti, la sensazione che trasmettono di vedervi rappresentati conoscenti, visi noti di vista o comunque persone reali.

« Per i protagonisti dei dipinti mi sono appoggiato a modelli reali, scelti tra quelli dell’Accademia o tra i miei famigliari – racconta il pittore. Io stesso mi sono autoritratto nella prima stazione sul volto del servo che regge il catino utilizzato da Pilato per lavarsi le mani. Barabba è invece un modello dell’Accademia. Nella terza stazione ci sono ancora io in primo piano, mentre mio figlio è dietro la guardia che esorta Gesù a rialzarsi. Ma ho coinvolto tutta la famiglia, compresa mia moglie».