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Calimani: «Il dialogo tra ebrei e cristiani non cresce perché il Paese è culturalmente sterile»

<> on January 17, 2016 in Rome, Italy.
di Lauro Paoletto

Il 16 gennaio si celebra la XXXI Giornata per lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei che per il 2020 mette al centro della riflessione il Cantico dei Cantici.Giovedì 16 gennaio si celebra la XXXI Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei che per il 2020 mette al centro della riflessione il Cantico dei Cantici.Il dialogo si è sviluppato negli ultimi anni considerando di volta in volta le Meghillot (i Rotoli): nel 2017 è stata la volta del rotolo di Rut, nel 2018 quello delle Lamentazioni, nel 2019 il rotolo di Ester e quest’anno sarà aperto quello del Cantico dei Cantici.C’è dunque oramai un percorso lungo di approfondimento e confronto tra ebrei e cristiani a partire dalle Sacre Scritture.

Nonostante questo cammino il bilancio che abbiamo chiesto allo storico Riccardo Calimani, raggiunto al telefono, non è positivo. Calimani, scrittore conosciuto soprattutto come storico dell’ebraismo italiano ed europeo, al quale ha dedicato la maggior parte dei suoi lavori, autore tra le altre opere del libro “Gesù ebreo”,nel 1986 ha ottenuto il Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri e nel 1997 il Premio europeo per la cultura. Per nove anni è stato presidente del Meis, Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrrara. Con la sua valutazione lo storico dell’ebraismo esprime un pessimismo che, in realtà, prima che sul dialogo ebraico – cristiano è sul Paese nel suo insieme e in particolare sulla sua vivacità intellettuale.

«Oggi – afferma Calimani – i problemi in Italia, dal punto di vista culturale, sono peggio di una volta. Il problema generale èche il Paese è culturalmente sterile. Un dialogo positivo tra religioni richiede un contesto culturale più rigoglioso ».Quindi entrando nel merito del rapporto tra cristiani ed ebrei Riccardo Calimani nota che «se parliamo del confronto tra gli esponenti di punta delle due religioni, negli ultimi anni il dialogo è stato fruttifero e può essere considerato positivo.Se ci chiediamo, invece, se esso abbia avuto ricadute popolari, allora sarei più cauto: poco si sa delle vere radici, straordinariamente profonde ma in parte nei secoli rimosse, fra mondo ebraico e mondo cristiano. È dunque un dialogo che non è più di tanto positivo perché resta in superficie e limitato agli addetti ai lavori».Si tratta in ogni caso di un dialogo che non può che partire dalle Sacre Scritture.  «Mettere al centro i testi sacri – sottolinea Calimani – è la conditio sine qua non per il dialogo tra ebrei e cristiani». «La Bibbia – prosegue lo storico veneziano – dovrebbe avere un ruolo fondamentale per ebrei e cristiani, ma anche per ogni uomo di cultura». «Questa – aggiunge – è però una condizione necessaria ma non sufficiente per la crescita del dialogo » e riconosce che «in una società che si muove con ritmi vorticosi rispetto al passato, è difficile dire cosa servirebbe ancora. Il problema è che nel nostro Paese non c’è una industria culturale al contrario di quanto avviene in altri Paesi europei quali, per esempio, la Francia. Vedo in giro – e questo non solo per la religione – molta superficialità».Poi ci sono anche altre questioni che rendono il tema complicato.

«In questo dialogo flebile la questione israeliano palestinese rappresenta sicuramente un elemento di confusione. Si dovrebbe tener presente che una questione è il rapporto tra due grandi religioni della storia e un’altra cosa è la contingenza politica. Le due questioni andrebbero tenute distinte. Il problema politico però crea, diciamo, un rumore di fondo che condiziona anche il dialogo».Poi c’è la storia che pesa. Da un lato un’ostilità dei cattolici nei confronti degli ebrei che è stata superata solo con il Concilio Vaticano II e la Shoah che ha segnato in modo indelebile il popolo ebraico. In questa prospettiva l’antisemitismo è un problema che non va sottovalutato ma che si colloca, secondo Calimani, attualmente nella più ampia tendenza «ad aver paura di chi è diverso ». Oggi poi gli ebrei in Italia sono pochissimi (22mila), e questo, evidentemente, rende le cose più difficili.In tutto questo il contesto generale non aiuta. «Notiamo una trasformazione strutturale della società italiana che si osserva anche dal calo dei praticanti cattolici. Non so dunque quanto ci sia un interesse reale a sviluppare un dialogo popolare tra ebrei e cristiani. Diciamo che mancano i presupposti perché attualmente il dialogo possa crescere».La Chiesa italiana, nei suoi vertici, ha mostrato interesse e qui Calimani cita la sua esperienza molto positiva con il libro “Gesù ebreo”. «Allora ho registrato una grande attenzione per esempio del cardinale Angelini, che non era esattamente un progressista. Ma siamo rimasti a quel livello. La mia impressione è che in questi anni, non ci sia stata una maturazione.Il mio è un giudizio negativo nei confronti del Paese dove manca una reale spinta culturale».

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