Territorio

Giochi fruibili da tutti: la sfida di Bassano e di Rosà

di Lorenza Zago

In ognuno dei 22 quartieri di Bassano c’è un parco giochi. Alcuni quartieri ne hanno anche più di uno. Non si può dire che manchino gli spazi per far divertire i bimbi all’aria aperta. Mancano, però, i giochi fruibili da tutti, anche da quei bimbi con disabilità motorie. A contare i parchi della città in cui sono presenti delle giostrine inclusive si fa presto. Parco Ragazzi del ’99 in quartiere Margnan, il Giardino Parolini in centro storico e il parco di via Col Moschin in quartiere San Vito. E la lista è già bell’e finita. C’è ancora molto da fare, insomma. Anche se per Massimiliano Garlini, presidente dell’associazione “Bassano Accessibile”, finalmente si iniziano a vedere i segnali di una maggiore attenzione. «Con la presenza di sole tre giostrine utilizzabili da tutti i bimbi non si può parlare di inclusività dei parchi giochi nel senso reale del termine, ma è un primo passo verso una progettualità più ampia e a lungo termine – dice Garlin -. Da tempo ci stiamo confrontando con l’Amministrazione per capire se è possibile rendere accessibile anche a chi ha delle disabilità almeno un’area giochi per quartiere. La disponibilità da parte del Comune c’è e stiamo lavorando assieme, anche se le risorse economiche a disposizione non sono molte». Che il tema non sia indifferente alla città lo testimonia anche il convegno, tenutosi due anni fa a Bassano, dedicato proprio alle aree gioco inclusive. Una tavola rotonda, patrocinata dagli uffici di via Matteotti, che si è tradotta in una pubblicazione a cura dell’architetto Lucia Lancerin.

Quando si passa dalla “teoria” alla pratica, però, non tutto va come deve andare. È il caso, infatti, della giostrina inclusiva installata al Giardino Parolini. Progettata per far giocare tutti i bimbi, ma posizionata in un punto del polmone verde cittadino per nulla accessibile a tutti. «È una bella struttura, ma impossibile da raggiungere per chi si muove su una carrozzina» conferma Garlin. A quanto pare l’inacessibilità del percorso è dovuta a dei vincoli con le Belle Arti ancora da risolvere. Senza troppi giri di parole, sta di fatto che su tre giostrine inclusive solo due lo sono realmente. Ma allora se non si può parlare di mancanza di sensibilizzazione al tema dell’accessibilità perché, poi, si fa così fatica a tener presente alcune semplici accortezze? «A livello generale, non solo per Bassano, c’è da fare un lavoro culturale soprattutto con i tecnici comunali in modo che siano attenti anche alle esigenze di chi ha delle disabilità quando realizzano i progetti dei parchi giochi – spiega Garlin -. Il gradino che blocca o rende difficoltoso l’accesso a un’area o la pavimentazione inadatta a chi è su una sedia a rotelle sono il risultato di questa ancora poca attenzione». «Nonostante le difficoltà, a Bassano, negli ultimi anni si è iniziato a fare qualcosa di concreto. Come associazione stiamo lavorando col Comune per la riqualificazione di Parco Ragazzi del ’99, rendendolo accessibile a tutti».

Per quanto riguarda i paesi limitrofi la città del Ponte Vecchio, però, la strada da fare è ancora lunga. Di giostrine inclusive, infatti, nemmeno l’ombra. «Spesso le Amministrazioni tendono a nascondersi dietro la mancanza di risorse. In realtà non servono grandissime cifre per dare la possibilità a tutti i bambini di giocare assieme» conclude Garlin.

Situazione simile anche a Rosà. L’associazione “La Famiglia del Palazzolo”, insieme alla Pro Loco rosatese, ha promosso una raccolta fondi per comprare una giostrina inclusiva. “Lascia il segno” il titolo dell’iniziativa, che si appella alla generosità della gente. «Abbiamo iniziato a fine dello scorso anno con una campagna negli spazi del supermercato di Cusinati – spiega Livio Pellizzari, presidente della “Famiglia del Palazzolo” –. In un solo mese, grazie a quanti dopo aver fatto la spesa hanno lasciato un’offerta, abbiamo raccolto all’incirca 580 euro». «In molti si sono interessati al progetto e, insieme alla Pro Loco, abbiamo deciso di aprire un conto corrente per le donazioni – continua Pellizzari -. La raccolta sarà attiva per tutto il corso del 2019».

La giostrina, una “girotondo speciale”, sarà installata nel parco pubblico di via Roma, proprio a due passi dall’Istituto Palazzolo. E sarà la prima giostra inclusiva di Rosà. «Di un gioco accessibile a tutti ce n’è bisogno in paese. È importante che tutti i bambini possano trascorrere assieme del tempo divertendosi, senza barriere – prosegue Pellizzari -. Come associazione, che ha a che fare ogni giorno con persone con disabilità, sappiamo bene quanto sia importante e giusto avere a disposizione un gioco di questo genere, in un’ottica anche di inclusione di tutta la comunità». La giostrina arriverà a Rosà nel 2020, dopo la chiusura della raccolta fondi. “La Famiglia del Palazzolo” ha stimato un costo che si aggira attorno ai cinque mila euro per poterla comperare e sta valutando attentamente a quale azienda di produzione rivolgersi. «Abbiamo già visionato dei progetti, ma stiamo ancora cercando di capire quale sia il migliore» precisa il presidente. Dall’Amministrazione è arrivato il plauso per l’iniziativa, che a quanto pare era già fra i prossimi obiettivi degli uffici comunali. Non si esclude, quindi, che a essere installata a Rosà sarà più di una giostra inclusiva. Per il momento di certo c’è il proseguire della raccolta fondi. «Siamo molto contenti e soddisfatti di come stanno rispondendo le persone. La solidarietà dimostrata finora ci fa ben sperare di riuscire a raggiungere l’obiettivo senza problemi» conclude Pellizzari. L’associazione, intanto, sempre grazie alla generosità di quanti sostengono il suo operato è riuscita ad acquistare un calcio balilla adatto anche a chi ha difficoltà motorie da posizionare nel bar dell’Istituto Palazzolo.