Attualità

Bankitalia dimezza le stime di crescita del Governo

di Paolo Zucca

Un nuovo nemico: i dati previsivi. Questa volta il Governo, soprattutto nella componente 5Stelle, ha preso di mira la Banca d’Italia e la sua stima di Pil (Prodotto Interno Lordo) ridimensionata per il 2019 a un +0,6% rispetto al già debole +1% della precedente valutazione. Se così fosse, molti dei presupposti delle misure economiche adottate in queste settimane si scontrerebbero con la bassa crescita e andrebbero riviste presto. A fine mese si avrà il consuntivo dell’ultimo trimestre 2018 con un rischio di recessione tecnica. Il vicepremier Luigi Di Maio, che spera invece un boom economico, non è andato leggero nel commentare le attese più deboli. “Non è la prima volta che non si rivelano fondate, sono dieci anni che Bankitalia non ci prende nelle stime; solo che è strano: quando c’erano quelli di prima le stime erano al rialzo. Adesso fanno addirittura stime al ribasso”. Ma era già accaduto con l’Inps e le previsioni tecniche di 8mila disoccupati in più per la conclusione di contratti a termine. Il presidente Tito Boeri era stato tacciato di gestione politica dei numeri.

Ma sarà possibile contestare allo stesso modo Ocse, Fondo monetario internazionale (Fmi), Bce, Ue e i maggiori centri studi italiani ed esteri quando diffonderanno le loro stime in un contesto economico di generale indebolimento? Probabilmente no.

Perché al netto degli errori, che ci stanno quando lo scenario è complesso, su quelle stime si muovono le scelte di politica economica e le decisioni di investimento di investitori grandi e piccoli. Soldi che vengono convogliati sullo Stato (debito pubblico) e sulle imprese italiane nella speranza di un’evoluzione virtuosa: crescita, occupazione, più benessere generale, stabilità e meno rischi possibili.
Non a caso i mercati, cioè le Borse dove si scambiano, azioni, obbligazioni, valute e tanto altro, attendono ogni giorno i dati macroeconomici dove si fissano i numeri della produzione, occupazione, inflazione, entrate fiscali, nuove aziende o case costruite. Aspettando gli annunci dei principali dati ufficiali gli investitori trattengono il fiato e rallentano le compravendite. I numeri, una volta resi pubblici, vengono analizzati per confermare, smentire, modificare le previsioni per i mesi successivi. Su tutti quei dati, che non a caso vengono diffusi a orari e secondo un calendario conosciuto a tutti, si muovono ingenti quantità di denaro.

Se l’Italia, ma anche la Francia e la stessa Germania, dovesse registrare rallentamenti nella produzione o nei consumi, chi gestisce denaro (anche i gestori del risparmio delle famiglie e dei fondi pensione dei lavoratori) avrà la necessità – e anche l’obbligo – di cercare zone più dinamiche e sicure per proteggere il denaro affidato in delega.

E’ un comportamento che può piacere o non piacere, perché sposta masse di denaro da una parte all’altra del mondo secondo criteri “gelidi”, certo è difficile non tenerne conto.
Nella constatazione di questi giorni sulla crescita debole dell’Italia e dell’Europa, si è innestata l’ulteriore polemica sulla necessità di una manovra correttiva italiana per diversi miliardi. Esclusa dal Governo che attende invece benefici nei consumi dall’immissione di denaro per il reddito di cittadinanza (in pagamento, secondo gli annunci, da aprile) e delle altre misure approvate nelle scorse settimane. Ma anche in questo caso si lavora per stime e ipotesi di spinta all’economia. Di numeri conseguiti (che sono meno contestabili), di quelli auspicati, promessi e stimati si continuerà a parlare sempre perché l’economia ha bisogno di soggetti tecnici neutrali capaci, secondo criteri scientifici, di misurare quanto sta accadendo e di immaginare quanto accadrà. Bankitalia non è ritenuta in questo momento neutrale? Arriveranno in sequenza altre stime da altre fonti, come accade da decenni, e toccherà al Governo valutarle o rifiutarle perché “nemiche”.