Diocesi

Un Issr “Onisto” in crescita verso il dies academicus

di Lauro Paoletto, Marta Randon

L’Isituto Superiore di Scienze Religiose “Arnoldo Onisto” ha iniziato un nuovo anno accademico con il sorriso dei numeri: gli iscritti al primo anno sono in aumento rispetto a quello scorso. È una esperienza, quindi, che si conferma vivace e ricca di potenzialità culturali ed ecclesiali. L’Istituto è impegnato a confermare le proposte curriculari che ne costituiscono l’ossatura e al tempo stesso a proporre alcune novità che tengono conto, da un lato del dibattito culturale in atto e dall’altro delle esigenze della comunità ecclesiale. Per approfondire tutto questo e altro ancora abbiamo incontrato don Aldo Martin, direttore dell’Istituto da quattro anni.

Don Alto Martin, direttore dell’Issr “Onisto”

L’Istituto appare come una realtà vivace che si caratterizza anche per l’apertura alle realtà diocesane. Concretamente come avviene questo?

«Ogni anno proponiamo un corso opzionale pensato insieme agli uffici diocesani: due anni fa si è tenuto un corso con l’Ufficio per la pastorale del matrimonio dedicato all’Amoris Laetitia e, quest’anno, un corso opzionale aperto anche agli inseganti di religione già in attività. Il tema è il rapporto tra cinema e teologia».

L’Istituto svolge, dunque, un servizio anche alla Chiesa diocesana. In quali direzioni in particolare?

«Oltre a essere un servizio per coloro che diventano insegnanti di religione, l’Istituto è una scuola aperta a tutti gli operatori pastorali. In tale prospettiva ha potenzialità enormi che può esprimere con riferimento ai settori della pastorale, per quanto riguarda l’annuncio e l’evangelizzazioni. Abbiamo numerosi catechisti che frequentano i nostri corsi legati, in particolare, all’approfondimentobiblico. Abbiamo poi lezioni riferite alla cosidetta quarta dimensione, quella sociale, che tanto sta a cuore al Vescovo: ci sono corsi di sociologia, teologia morale e sociale. I nostri corsi possono offrire strumenti per avere cristiani laici competenti nei vari ambiti».

“Ho dedicato una vita al lavoro – dicono alcuni studenti – ora posso dedicarmi a quello che era il mio sogno, approfondire la mia fede”

Chi sono gli studenti dell’Istituto Onisto?

«La grande maggioranza è composta da quelli che vogliono diventare insegnati di religione. Accanto a questi studenti c’è anche anche un piccolo gruppo di pensionati di una certa età che portano una grande passione. “Ho dedicato una vita al lavoro – dicono – ora posso dedicarmi a quello che era il mio sogno, approfondire la mia fede”».

C’è anche chi sta facendo il percorso di preparazione per diventare diacono permanente.

C’è infine gruppetto di persone che frequentano per gusto personale, come percorso di fede. Tra questi si possono individuare i “ricomincianti” quelli che hanno magari lasciato per un po’ e vogliono riprendere con altre fondamenta ».

In questo senso l’Istituto si propone anche come luogo di dialogo?

«Certamente. In classe si parla dei grandi temi e, in più, ci apriamo all’esterno con dibattiti pubblici. Abbiamo intenzione, per esempio, di organizzare una tavola rotonda sul rapporto tra teologia e letteratura fantasy, e tra teologia e fantascienza. Sono questi appuntamenti legati ai giovani e al sinodo, ma anche un’occasione per recuperare espressioni culturali contemporanee che permettono di agganciare la questione di fede. Vogliamo inoltre qualificare l’istituto con il dies academicus, che diventa particolarmente significativo grazie all’intervento di personaggi di rilievo. È questo un modo anche per entrare in dialogo con la cultura contemporanea. I docenti preparati e aggiornati si pongono in relazione con questo mondo. Gli studenti interagiscono, c’è buon livello di dialogo in classe e fuori. Registriamo un clima vivace a livello intellettuale, teologico e pastorale».

Sarà il monaco Timothy Radcliffe l’ospite del dies academicus del 22 ottobre

Quest’anno il 22 ottobre ci sarà Radcliffe…

«Esatto. Prima abbiamo avuto Raniero La Valle, Massimo Cacciari e lo scorso anno il cardinale Pietro Parolin. Lo sforzo è di aprirci all’esterno con il tentativo di far conoscere alla diocesi e alla città un polo culturale che ha come scopo principale la dimostrazione dell’attualità del pensiero teologico oggi, declinato nella forma delle scienze religiose. Queste hanno come proprio specifico l’intreccio fecondo tra il sapere teologico e il sapere umanistico. Non è un caso che i nostri programmi prevedano la presenza di corsi di psicologia e di scienze dell’educazione».

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento