Territorio

In aumento gli incidenti in montagna

di Andrea Frison
Approcciare la montagna con superficialità può risultare fatale. Lo confermano i dati del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico che nel 2018 ha registrato 9554 interventi. E se la prima causa di incidenti sono cadute o scivolate (4.440 casi, il 46,5%), la seconda è l’incapacità (2.411 casi, il 25,2%).

«Per “incapacità” intendiamo proprio l’assenza di preparazione adeguata, sia fisica che tecnica, o una valutazione errata del tempo di percorrenza di un sentiero», spiega Alberto Barbierato, delegato del Soccorso Alpino Prealpi Veneteche raggruppa le Stazioni di Asiago, Arsiero, Padova, Recoaro-Valdagno, Schio e Verona. A livello nazionale gli incidenti sono in aumento, «un trend che osserviamo anche in Veneto. Che più persone vadano in montagna è un fatto positivo, ma occorrono preparazione e l’umiltà di chiedere consigli a chi la montagna la vive ogni giorno».

Le perone soccorse sono in prevalenza escursionisti, ma negli ultimi tempi sono aumentati i ciclisti: «Con le mountain bike elettriche si ha l’impressione di poter arrivare dove si vuole senza fare fatica, ma poi la leggerezza si paga in discesa, dove senza l’adeguata preparazione tecnica si rischia grosso», afferma Barbierato.

Anche i social possono contribuire a trasmettere una valutazione errata delle difficoltà di un sentiero. «Sui social tutto sembra molto semplice, abbordabile a portata di tutti, ma non è così – afferma Mirco Paoletto, di Sarcedo, volontario del Soccorso Alpino-. Il problema è che molti approcciano la montagna come se fosse un ambiente ordinario, ma a certe altitudini non è così». Quando lo intervistiamo, a fine giugno, Paoletto è reduce da tre interventi in tre giorni. D’altronde, e i dati lo confermano, il periodo estivo è quello in cui il Soccorso Alpino lavora di più, specialmente tra luglio e agosto. «Questo perché in inverno la frequentazione della montagna è limitata alle piste da sci, dove l’ambiente è più controllato», spiega Barbierato.

Tuttavia, riflette Paoletto, «il fatto che le presenze in montagna aumentino è segno della consapevolezza diffusa che stare all’aria aperta fa bene. In montagna, poi, si riscoprono i propri limiti, la persona riprende consapevolezza di sé e della propria realtà e aumenta il senso di solidarietà».