Intervista Territorio

«Ansia e autolesionismo in forte aumento tra i giovani»

Elena Finotti, neuropsichiatra infantile dell'Ulss 8: «Sono cresciuti anche i casi di tentati suicidi». Sono le conseguenze di lockdown e socialità ridotta all'osso. «Dobbiamo riconoscere e legittimare il dolore, solo così possiamo affrontarlo».
di Marta Randon

«Negli ultimi mesi sono aumentante le richieste di valutazione neuropsichiatrica infantile per disturbi d’ansia e dell’umore, disturbi alimentari in ragazze sempre più piccole (11-12 anni), disregolazione comportamentale, fino a casi di autolesionismo e tentati suicidi. È un’emergenza nell’emergenza». A dirlo è la dottoressa Elena Finotti, responsabile tecnico di Neuropsichiatra Infantile che fa parte dell’équipe della dottoressa Marilena Zanetello, direttore dell’Unità Operativa Infanzia, Adolescenza, Famiglia e Consultori dell’Ulss Berica di Vicenza. «Sia le prime visite che i ricoveri sono in aumento, solo nel mese di gennaio abbiamo effettuato 267 prime visite con un incremento importante delle emergenze – continua Finotti -. Sicuramente la pandemia ha un ruolo rilevante: lockdown di marzo-maggio, la chiusura delle attività scolastiche in presenza, le attività sportive chiuse, la socialità ridotta all’osso. In alcune situazioni si parla di isolamento nell’isolamento: i ragazzi spesso rimangono chiusi in camera per ore davanti agli schermi per partecipare alle lezioni, per studiare, ma anche per socializzare e trascorrere il tempo libero».

Dottoressa abbiamo chiesto troppo ai nostri ragazzi?

«È stato chiesto ai ragazzi di fare il loro dovere e di rinunciare ai loro piaceri, ai loro desideri. Abbiamo chiesto loro di rimanere sospesi in un momento evolutivo in cui dovrebbero fare l’esatto contrario ossia fare esperienze. La ripresa della scuola e successivamente la sua chiusura ha generato insieme alle altre restrizioni un clima di incertezza e di confusione.

I fattori traumatici hanno conseguenze non solo nell’immediato, ma anche con una ondata successiva che stavamo aspettando ed è arrivata » Che cosa sta succedendo nella loro testa? Di che cosa soffrono maggiormente?

«Per i ragazzi socializzare è una esigenza evolutiva, uscire di casa, confrontarsi con altri adulti di riferimento che non siano i genitori e soprattutto con il gruppo di pari è indispensabile per la loro crescita interiore. Il mondo virtuale ha parzialmente sopperito a questa mancanza, ma crea un mondo idealizzato, che a volte amplifica e altre maschera. I conflitti, vissuti e superati nella vita reale, sono un’altra cosa di cui gli adolescenti necessitano per crescere. Non avere tali occasioni può portante ad aspetti di internalizzazione del dolore. In questo periodo (terza ondata potremmo chiamarla, non di Covid ma di conseguenze dell’emergenza Covid) sono aumentate le richieste di consultazione per aspetti depressivi, per autolesionismo non suicidario (come il self-cutting) e purtroppo anche di tentativi di suicidi».

Quali sono i campanelli d’allarme per i disturbi dell’umore?

«Variano da caso a caso, ma generalmente si riscontra un cambiamento delle routine: ragazzi che tendono a stare sempre più da soli, chiusi in camera, a socializzare meno o in modo diverso. Possono avere aspetti ansiosi, alterazioni del ritmo sonno veglia, delle abitudini alimentari, peggioramento delle performance scolastiche fino all’abbandono. È evidente che in era Covid questi campanelli di allarme possono essere più mascherati e quindi meno riconoscibili da genitori e care givers come preoccupanti, in quanto in parte conformi a quanto le misure restrittive richiedono».

I genitori, le famiglie, gli insegnanti che cosa possono fare?

«Anche genitori e insegnanti sono sotto stress e sappiamo che quando i livelli di stress sono elevati lo stile educativo va verso un atteggiamento coercitivo e controllante. Questo riduce ancora di più la possibilità di condivisione emotiva e di dialogo. Il dialogo e la condivisione sono invece lo strumento più utile che abbiamo per scoprire come stanno i nostri ragazzi. Il loro dolore va riconosciuto e legittimato. Anche genitori e insegnanti necessitano di essere sostenuti ed informati. Da mesi come Ulss 8 abbiamo in atto dei gruppi di genitorialità consapevole, all’interno dei quali si possono condividere emozioni, pensieri, vissuti, ed imparare strategie di riduzione dello stress e di ascolto consapevole. L’interesse dimostrato e i risultati sono ottimi. Le istituzioni, invece, dovrebbero pensare a nuove modalità e strategie, nuovi sentieri da percorrere, con più difese e meno barriere. Dobbiamo evitare facili allarmismi in tutti gli ambiti, e questo vale anche per la salute mentale dei minori, ma dobbiamo riconoscere e legittimare il dolore, solo così possiamo accettarlo e affrontarlo. Si può soffrire e si può chiedere aiuto. Questo vale sia per i ragazzi, ma anche per i genitori».