Itinerari

Alla ‘conquista’ del forte Spitz Verle da dove l’Italia entrò in guerra


Il forte, scavato nella roccia a picco sulla Valsugana, fungeva da osservatorio per gli altri forti.

Le limitazioni legate alla pandemia, prima fra tutte il distanziamento, hanno spinto molta gente, forse troppa, a scegliere la montagna. L’Altopiano di Asiago è stata tra le mete più gettonate grazie alla ragnatela di sentieri che attraversando boschi, prati e creste rocciose con panorami mozzafiato, conduce a luoghi che portano ancora i segni della Grande Guerra che la bellezza e la forza della natura ha addolcito ma non cancellato. Oggi sono invece ben visibili le ferite lasciate dalla tempesta Vaia del 30 ottobre 2018 che ha devastato diversi boschi dalle Dolomiti alle Prealpi colpendo pesantemente anche l’Altopiano.
L’itinerario che abbiamo scelto, si presta ad essere percorso anche con le ciaspole, ma con la dovuta prudenza e calcolando bene le proprie forze perché le 3.5-4 ore che impiega un normale escursionista per l’andata e il ritorno, in inverno possono diventare anche 5-6 a seconda della condizione della neve.

Il forte osservatorio Spitz Verle.

La partenza è da Passo Vezzena, 1400 metri, nella parte trentina dell’Altopiano – dalla pianura si può raggiungere sia seguendo la “strada del Costo” che la Valdastico- Lavarone con identico numero di chilometri – dove si può lasciare la macchina negli ampi parcheggi degli impianti di risalita o dell’Hotel Vezzena.
Si segue per un breve tratto la strada asfaltata, seguendo le indicazioni “Forte Verle – Cima Vezzena”, che passa accanto alla chiesetta di San Giovanni Battista e che si lascia per prendere il sentiero che passa accanto al forte Busa Verle. Questa massiccia fortificazione, lunga oltre 70 metri, armata con cannoni su cupole girevoli, obici e una quindicina di mitragliatrici e presidiata da 180 uomini, costituiva l’invalicabile “cintura dei forti” austriaca (Luserna, Belvedere, San Sebastiano, Cherle, Sommo Alto e Dosso del Sommo) che dal Vezzena arrivava a Folgaria guidata proprio dall’“occhio degli altopiani”, il forte Spitz Verle, un osservatorio strategico, sulla cima del Vezzena, la nostra meta.
Forte Verle è passato alla storia perché contro di esso dall’italiano forte Verena il 24 maggio 1915 partì il primo colpo di cannone che segnò l’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale.
Come si può vedere dalle cunette sui prati attorno, che la neve fa risaltare, fu bersagliato dall’artiglieria italiana (con teutonica precisione il comando del forte contò 1.710 granate da 30-35 mm e 3.135 da 280 mm), fino al maggio del 1916 quando la Strafexpedition spostò il fronte sul monte Zovetto, Lemerle, Cengio e più a nord sulle Melette di Gallio e Foza. Nella guarnigione del forte tra gli altri prestarono servizio servizio Fritz Weber autore del famoso libro “Le tappe della disfatta” e il grande regista e alpinista altoatesino Luis Trenker .

Panoramica sui laghi Levico e Caldonazzo.

Si prosegue quindi lungo la strada asfaltata fino ad un bivio che segna l’inizio della strada militare che porta direttamente, attraversando fitti boschi, fino a Pizzo Levico consigliabile per una salita tranquilla. Altrimenti, seguendo il segnavia 205, si giunge al pianoro di una malga diroccata, per poi proseguire su prati fino a raggiungere il bosco dove inizia la parte in ripida della salita. Dopo faticosi zig zag tra i mughi sul bordo del crinale che guarda la Valsugana ci si ricongiunge con la strada militare a qualche centinaio di metri dalla vetta.
La prima balconata che si apre sulla Valsugana lascia senza fiato; un salto nel vuoto di 1400 metri che apre alla vista un panorama incredibile: in una giornata limpida si spazia dai sottostanti laghi di Levico e Caldonazzo fino alle Dolomiti di Brenta, l’Adamello, la Presanella, l’Ortles, Cevedale.
Pazientiamo qualche minuto per goderci lo spettacolo in tutta sicurezza seguendo la rete protettiva che porta sul “balcone” artificiale costruito dalla provincia di Trento e dal Comune di Levico. L’alta frequentazione di questo luogo, soprattutto nella stagione estiva, può giustificare quello che non pochi definiscono “scempio”.
Facendo attenzione nell’attraversare i pezzi di calcestruzzo che ormai si confondono con le rocce, si può salire fino alla croce della vetta che ricorda le migliaia di caduti che insanguinarono queste montagne.
Il forte, scavato nella roccia a picco sulla Valsugana fungeva da osservatorio per gli altri forti con i quali era collegato telefonicamente e con segnali ottici. Pur essendo armato di sole mitragliatrici la posizione strategica lo rese praticamente inespugnabile; inoltre per sottrarsi ai bombardamenti di forte Verena i rifornimenti venivano garantiti attraverso un ardito sentiero, oggi impercorribile, che s’inerpicava tra le cenge sopra la Valsugana.
Il percorso sopra descritto fa parte anche del “Sentiero della pace”, che parte dal rifugio Lancia all’Alpe Pozze sul Pasubio e arriva in quattro tappe al Forte di Pizzo Levico, e dell’“Alta via degli Altipiani” che percorre tutte le creste delle cime a strapiombo sulla Valsugana fino ad arrivare ad Enego.