In primo piano Intervista

Al via il decimo Capitolo Generale della Pia Società San Gaetano

Si parte il 25 giugno fino al 16 luglio. La prima settimana si tiene la seconda Assemblea della Famiglia di don Ottorino. Don Venanzio Gasparoni, Superiore generale uscente: «Siamo al cambio generazionale»
Il Superiore generale uscente don Venanzio Gasparoni
di Marta Randon

Dopo aver festeggiato i primi 80 anni di vita lo scorso anno, la Pia Società San Gaetano – con un anno di ritardo causa Covid – si prepara ad affrontare il decimo Capitolo generale e la seconda Assemblea generale della Famiglia di don Ottorino Zanon. Tre settimane, dal 25 giugno al 16 luglio, nella casa per ritiri della Madonna del Covolo a Crespano del Grappa. I primi sette giorni sono dedicati all’Assemblea che riunisce una ventina di religiosi (diaconi e preti) e una ventina di laici. Le altre due al Capitolo vero e proprio al quale partecipano solo i religiosi  e dove verranno eletti un nuovo Consiglio e il Superiore generale. Il tema è unico, definito dalla consulta che si è riunita a Recoaro a maggio 2019: “La Famiglia di don Ottorino: carisma e ministeri in una chiesa in uscita”. «Un tema ambizioso che ci costringe a scavare nel cuore del nostro carisma ottoriano» dice il Superiore generale don Venanzio Gasparoni, pronto a passare il testimone. «Il vero tema del Capitolo è il passaggio generazionale – sottolinea il Superiore -. Ho 81 anni, sono già stato eletto la seconda volta nonostante avessi superato il limite d’età, sarebbero “matti” se mi eleggessero ancora. Scherzi a parte ci sono giovani diaconi e religiosi preparati e motivati, pronti a prendere il mio posto. I ruoli al vertice non vanno eternizzati, ce lo insegna papa Francesco. Se dovessi essere eletto per la terza volta servirebbe proprio la firma del Santo Padre».

Don Venanzio, il Superiore generale deve avere delle caratteristiche particolari?

«Può essere un sacerdote o un diacono, per don Ottorino non c’è differenza tra i due, deve avere più di 35 anni e più di 10 anni di professione perpetua».

L’Assemblea generale, religiosi e laici insieme, che si terrà dal 25 giugno al 3 luglio in cosa consiste esattamente?

«Prepareremo una specie di carta d’identità della nostra Famiglia carismatica composta da religiosi (preti e diaconi), Sorelle nella diaconia e amici di don Ottorino. Per il nostro fondatore i laici non sono mai stati dipendenti, ma collaboratori. Da mesi un’équipe di laici e religiosi nelle nostre missioni nel mondo è al lavoro per preparare una bozza di “Carta d’identità”. Che cosa significa Famiglia? Che ruolo ha? Quali sono gli obiettivi? È giusto far entrare nuove realtà ecclesiali? Come? Che valore ha la “Carta d’identità”? Che ruolo dare alla formazione? Cercheremo di rispondere a queste domande e a tante altre». 

Dal 3 luglio in poi si aprirà il Capitolo vero e proprio.

«Il Capitolo si apre già il 25 giugno perché durante la seconda settimana discuteremo e ci confronteremo anche sulle questioni e problematiche emerse durante l’Assemblea. Ci sarà molto di cui parlare. L’elezione del nuovo Consiglio e del Superiore va fatta, ma non è la priorità».

Accennava prima all’importanza del cambio generazionale.

«In Consiglio, su 5 persone, sono l’unico che ha conosciuto don Ottorino.  Vedo la differenza. Noi “anziani” conosciamo e sentiamo certe cose perché le abbiamo vissute, ce le abbiamo dentro. Piano piano ce ne stiamo andando tutti». 

Come garantirete la continuità?

«Abbiamo biografie, libri. Noi anziani siamo sempre a disposizione per raccontare fatti, aneddoti, ricordi. La spiritualità è importante, ma è legata alle scelte concrete di don Ottorino. Per questo bisogna conoscerle. Solo così si può capire dove si deve andare».

Il Capitolo serve proprio a questo: capire e decidere che direzione prendere.

«Esatto. Il Capitolo è necessario per vedere se siamo in orario sul piano di marcia, quindi con un bilancio di quello che si è fatto, guardando ai prossimi 6 anni. Come procediamo? Che cosa dobbiamo valorizzare? Le scelte di don Ottorino che obiettivo avevano? Queste scelte vanno calate nella società d’oggi, per farle vivere ancora. La rigidità è sempre un errore, va colto l’animo del nostro fondatore».

Don Ottorino è morto a 57 anni e ha costruito un piccolo “impero”.

«È stato aiutato dalla Provvidenza.Ricordo che negli anni Sessanta trovò 48 milioni di lire per costruire la chiesa. Diceva sempre: “Se non trovo i soldi Dio non vuole”.

Voi, oggi, trovate le risorse?

«Sono 81 anni che andiamo avanti con la Provvidenza. Significa che Dio ci vuole, altrimenti non ci sarebbe da mangiare. Quest’anno sono arrivate bollette di 100mila euro, il doppio rispetto allo scorso anno, per le tre nostre strutture (casa di riposo, scuola e casa dell’Immacolata). Abbiamo pagato tutto».

Come avverrano le votazioni vere e proprie?

«La prima parte consiste in una serie di  “sondaggi”. Divisi in quattro gruppi di 5, ogni capitolare dovrà fare un nome diverso dagli altri. I nominati verranno scritti su un cartellone per vedere se c’è qualcuno che si ripete e quindi farsi già un’idea. Quando si arriva alla rosa di 5-6, si passa al voto segreto. L’importante è eleggere un gruppetto di persone variegato, affiatato e solidale. Ci sarà tanto spazio alla preghiera e al confronto. Con calma, senza fretta. Se servirà più tempo ce lo prenderemo».

Lei ha qualche preferito?

«Gli attuali quattro componenti del Capitolo sono talmente bravi che andrebbero tutti rieletti. Ma è solo la mia umile opinione».