Territorio

Al Parkinson Café di Arzignano mente e corpo si tengono in allenamento

«Dimenticate di essere ammalati, fate quello che amate e cercate gratificazione dalle vostre passioni». L’appello è stato lanciato da Stefano Ruaro, Ironman e imprenditore con il Parkinson dal 2020, al temine del convegno “Innovazione, scoperte e trattamenti” organizzato sabato 13 gennaio dal Parkinson Café di Arzignano. Un messaggio forte che potrebbe quasi essere stampato come slogan della struttura attiva dal 2016: quello di via Mastrotto è infatti il primo spazio del genere nato in Italia per offrire ai malati di Parkinson e alle loro famiglie un luogo di incontro in cui sconfiggere l’isolamento e la depressione e favorire il confronto e la partecipazione.

«Contro l’isolamento e la “messa in pausa” della propria vita dopo la diagnosi della malattia» sottolinea Giovanna Mastrotto, presidente della Fondazione “Silvana e Bruno Mastrotto”, ente filantropico che ha dato vita al centro. «Il Parkinson Café propone attività ricreative, di movimento e stimolazione cognitiva; crea occasioni di aggregazione, svago e convivialità, oltre a momenti di approfondimento e informazione su tematiche legate alla malattia di Parkinson, che nell’ovest Vicentino conta un numero di malati importante».

E la risposta non si è fatta mancare: in meno di 8 anni sono più di un centinaio gli ospiti che hanno usufruito delle attività, con i corsi che oggi sono tutti al completo con 45 persone presenti mattina e pomeriggio, 1200 ore di attività motoria erogate e oltre cento tra incontri su tematiche di interesse, iniziative ludico-creative e sessioni dedicate al mutuo aiuto, alla logopedia e al decadimento cognitivo.
«Intrattenere relazioni sociali, uscire di casa, investire il tempo in attività che impegnano il corpo e la mente è fondamentale – spiega la presidente Mastrotto -. L’evidenza scientifica attesta quanto importante sia svolgere attività motoria specifica e costante accanto alla terapia farmacologica, per contrastare i sintomi del Parkinson. Creare una routine secondo i propri tempi, mantenersi impegnati in attività come la lettura e la scrittura, o ancora dipingere, suonare o lavorare ai ferri: è un allenamento dal punto di vista sia fisico sia cognitivo. È la condivisione di tali esperienze all’interno di un gruppo, però, che crea una leva motivazionale importantissima, che stimola a continuare nonostante la difficoltà».
«Spesso – aggiunge la presidente – le persone che si avvicinano per la prima volta al Parkinson Café lo fanno con circospezione. Il tempo di un caffè e di una presentazione e ogni nuovo arrivato viene avvolto in un caloroso abbraccio da parte degli altri ospiti e dei volontari, psicologi e istruttori motori. Durante le attività emergono le personalità di ciascuno ma ciò che contraddistingue tutti è la voglia di “restare in pista” e di non arrendersi. C’è la voglia di trovare dei compagni di viaggio, per affrontare con più forza una malattia che sicuramente segna un brusco rallentamento e un cambio di prospettiva, ma non per questo scrive la parola “stop” alla loro vita».

E proprio la relazione e l’incontro sono valori fondamentali “serviti” durante le attività del Parkinson Café: «Azioni elementari come allacciarsi le scarpe, abbottonarsi la camicia, ricordarsi di assumere i farmaci, con la malattia diventano montagne da scalare – evidenzia Giovanna Mastrotto -. Nell’affrontare questi progressivi e degenerativi cambiamenti della vita, tra gli ospiti c’è spirito di solidarietà, amicizia, ascolto e supporto. Sono loro a insegnarci che ci sono “giorni buoni” e “giorni pessimi”. Nei giorni peggiori, la vicinanza di persone che comprendono come ti senti e quello che provi, perché anche loro stanno affrontando la tua stessa battaglia, può risollevarti come niente altro. Nei giorni buoni, invece, sarai tu a supportare chi sta passando un brutto momento. La maggior soddisfazione è vedere che alcuni ospiti entrano reticenti e timorosi, e poi, grazie alla condivisione di queste due ore con altri “colleghi”, si aprono e tornano sempre molto volentieri, incoraggiati anche dai progressi e dalle piccole conquiste che piano piano si concretizzano».

Piccole conquiste, ma dal significato speciale: quello che, da oltre 7 anni, rende il Parkinson Café un luogo unico, di incontro, di vita, di speranza.

Vincenzo Grandi

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