Diocesi

Agesci: Obiettivo accoglienza a 360 gradi

di Marta Randon

L’Agesci sceglie di accogliere a 360 gradi. Lo mette nero su bianco in un documento approvato dal Consiglio generale il 28 aprile scorso. Un documento – intitolato appunto “La scelta di accogliere” – ad alto spessore valoriale che traccia una strada da percorrere con una ricaduta sull’intera associazione. La persona, quindi, al centro.

«È la quotidianità a chiedercelo – dice la presidente del Comitato nazionale Barbara Battilana 43 anni, vicentina, eletta a maggio 2017 -. Negli ultimi anni ci siamo impegnati molto sul fronte dei migranti, dei rifugiati e richiedenti asilo.  I nostri ragazzi hanno lavorato sul campo prestando servizi di seconda assistenza»

È nel 2017 che il Consiglio generale decide che l’accoglienza a tutto tondo era la tematica di riferimento con l’organizzazione, nel 2018, di un convegno nazionale sulla disabilità.

«Il messaggio che vogliamo che passi è “bisogna accogliere, riconoscendo le mie fragilità e quelle dell’altro”, cosa non facile, tenendo sempre vivo e forte il collegamento con l’accoglienza dei migranti e ribadendo con fermezza la nostra posizione sul rispetto della dignità umana contro la chiusura dei porti e su alcune scelte legislative. Ogni regione italiana, con la propria sensibilità, l’ha ribadito con forza ai nostri ragazzi iscritti. Lo stile che ci contraddistingue è diverso rispetto a quello che arriva dal dibattito sociale. La paura non deve essere il sentimento che anima il nostro incontro con l’altro; per accogliere le differenze dobbiamo dare spazio alla gioia».

Il Consiglio accoglie l’invito di don Tonino Bello “ad alzarci in piedi per costruire il sogno di un mondo per tutti, nessuno escluso”.

«L’accoglienza ci interpella prima di tutto come cristiani alla luce della Buona Novella – continua Battilana -.  Non possiamo non pensare che tutti gli esseri umani abbiano una dignità e un valore inestimabile proprio perché esseri umani. In primo piano va l’importanza della conoscenza, l’ascolto di una storia abbatte i muri: non ho più di fronte un numero, ma una persona».

L’associazione sta individuando delle azioni concrete con cui essere presenti e utili sui vari territori diocesani: vicino agli anziani, al fianco dei disabili per un servizio concreto nel sostegno dei bisogni primari.

«Per accogliere l’altro devo fare spazio dentro di me – sottolinea la presidente –. La sfida Agesci è di viverlo nella quotodianità. Le belle azioni forti non hanno senso se poi non mi pongo ogni giorno in un atteggiamento di ascolto, vicinanza e umiltà. Ogni incontro arricchisce e trasforma».

Barbara Battilana è entrata nel mondo scout a 12 anni nel gruppo della parrocchia di San Giovanni Battista, a Cornedo Vicentino, che ancora frequenta. «Mi sono innamorta dei  valori dell’Agesci: fiducia e lealtà. Ho subito sentito una piena sintonia, un’empatia che non mi ha più lasciata».

Oggi, dopo tanti anni, si ritrova al vertice. «È un’esperienza molto ricca perché si amplia l’orizzonte dello scoutismo territoriale. Sono venuta a contatto con sensiblità e modalità diverse di incarnare lo scoutismo rispetto al nostro. Avere un osservatorio privilegiato, menti e sensibilità diverse, è arricchente; ho la fortuna di respirare la collegialità e di declinare la proposta scout con le sfide di oggi.

Un pensiero speciale va a tutti i bambini e ragazzi Agesci. «La loro esigenza primaria è di sentirsi ascoltati. I genitori oggi hanno meno tempo ed è più difficile trovare adulti di riferimento. I ragazzi hanno bisogno di persone che si mettano al loro fianco non per indicare la strada, ma per ascoltarli. Loro, poi, hanno la capacità di pensare e agire con la loro testa. Gli adulti che incontrano non sempre sono capaci di guardarli con speranza. Aprirsi all’altro, in particolare al mondo giovanile, è faticoso perché significa mettersi in discussione e lasciarsi interpellare. Il rischio è che gli adulti si chiudano in loro stessi, perché si mette in moto un meccanismo di sopravvivenza personale».