Festival Biblico In primo piano

È in Africa il futuro degli africani

Africa e futuro, due parole che si rincorrono di frequente e che si rincorreranno anche giovedì 19 aprile, in occasione dell’anteprima del Festival Biblico che avrà per ospiti il giornalista Gad Lerner e il direttore del Cuamm – Medici con l’Africa don Dante Carraro. I due saranno i protagonisti dell’incontro in programma alle 20.45 nell’aula magna del Liceo Quadri di Vicenza (viale Carducci 17). Il tema della serata sarà “Africa: tra crescita demografica e migrazioni”.

Associando al continente africano la parola “futuro”, tema scelto per la nuova edizione del Festival Biblico, cosa vi viene in mente?

GAD LERNER: «Parlare di Africa e futuro significa affrontare un tema che in modo allarmistico viene definito “bomba demografica”. In tutto il continente, specialmente nell’area sub sahariana, si registrano tassi di fecondità e riproduttività che non hanno precedenti. Lo si deve soprattutto al fatto che è diminuita la mortalità infantile. Di fronte a questi numerinon si può pensare che basti un accoro con qualche signore della guerra o qualche capo tribù per ridurre le migrazioni. Al massimo si sposterà la “linea della morte” prima del Mediterraneo».

DON DANTE CARRARO: «In tutti i Paesi del mondo in cui si intraprende un percorso di sviluppo, progressivamente si riducono i tassi di mortalità infantile e neonatale. Successivamente diminuiscono anche le nascite. Per questo il lavoro che sta facendo il Cuamm per offrire assistenza sanitaria alle mamme e ai loro bambini, nel lungo periodo porterà ad una riduzione della natalità. Nel frattempo, però, i nuovi nati si sommano alla popolazione già presente. Non si tratta di una “bomba demografica”, ma di una fase transitoria in cui la crescita è, in realtà, apparente. È lo stesso fenomeno che abbiamo visto in Veneto, dall’800 ai giorni nostri».

L’Africa è un continente immenso e variegato. Cosa sfugge al nostro sguardo di occidentali delle popolazioni di questa terra?

G.L.: «Ci sfugge la storia, la memoria di quello che è successo. In Senegal esiste l’isola degli schiavi, da dove sono partiti 13 milioni di giovani africani come forza lavoro nelle americhe. Oggi li respingiamo, un tempo ne avevamo così tanto bisogno da andarli a prendere in catene. Questo ha distrutto l’Africa, che con il colonialismo è stata depredata delle sue risorse. Un macigno che blocca intere economie».

D.C.: «Si sente spesso ripetere “aiutiamoli a casa loro”. La gente però non sa che non ce n’è bisogno: gli africani ci stanno già chiedendo di aiutarli a non scappare dal nostro paese. Ecco, in Sud Sudan, dove operiamo in condizioni di estrema difficoltà, non ci sono ginecologi. C’è una ostetricaogni 20mila abitanti. Lo scorso giugno, dopo tre anni di lavoro, abbiamoconsegnato il diploma a tre nuove ostetriche sud sudanesi. Una di loro mi ha detto “Don Dante, I’m very proud, sono davvero orgogliosa di fare qualcosa per il mio Paese”».

Un’altra parola tornata tristemente di moda è “razzismo”. Credete che l’ondata migratoria abbia alimentato ideologie basate sulla razza?

G.L.: «Quello del razzismo è un mondo che cercherò di esplorare nel mio nuovo programma, in onda su Rai3 a partire dal 22 aprile. Si intitola “La difesa della razza”. E bisogna constatare che il linguaggio dei razzisti di oggi è molto simile a quello di 80 anni fa, quando il fascismo promulgò le leggi razziali».

D.C.: «Credo che prima di parlare di razzismo, bisognerebbe parlare di “paura”. E la paura, si sa, mette in moto comportamenti che in altre occasioni non metteremmo in atto. E per vincere la paura dobbiamo decodificare quello che sta accadendo, conoscerne in profondità i numeri, le cause i mali che sta vivendo l’Africa. E, soprattutto, proporre delle possibilità di intervento. Questo disinnesca la paura. Se invece diamo anche del “razzista” a uno che ha già paura, allora la cosa si complica».

Che “percorsi” si possono proporre, allora, all’Africa?

G.L.: «L’emergenza da affrontare è quella demografica, e occorre farlo con un progetto di acculturazione che coinvolga specialmente le donne. Sono loro che continuano a subire una cultura che le riduce a mere riproduttrici. Il problema demografico va affrontato alla radice, pensare di metterci “un tappo” è un’illusione. Il Cuamm sta facendo un lavoro straordinario, nello spirito di stare “con” l’Africa, non al di sopra degli africani».

D.C.: «È vero, la donna è considerata inferiore rispetto al maschio, come il bambino è considerato inferiore rispetto all’adulto. nei procesi di scolarizzazione, già bassi di suo, le donne sono metà dei maschi. È qui che bisogna intervenire: investire in scuola, cultura, formazione. Il Cuamm lo sta facendo, offrendo percorsi formativi, oltre che sanitari. Crediamo fortemente in un “piano Marshall” per l’Africa, come invocato da Angela Merkel. Perché siamo convinti che oggi più che mai occorre fare di più e meglio per l’Africa. Con l’Africa».