Editoriali

Addio al Ventiventi con la forza (e la speranza) dei simboli

di Lauro Paoletto

Tra poche manciate di ore affideremo questo 2020 alla storia e inizierà così un nuovo anno. Lo sappiamo: non è scritto da nessuna parte che per il solo fatto di staccare dal muro della cucina il calendario del ‘Ventiventi’ le cose saranno diverse e andranno meglio.

Ma è una convenzione ben radicata che ha la forza simbolica dei riti. E questo non è secondario: i simboli e riti incidono, infatti, in modo profondo sulla narrazione stessa della realtà contribuendo a determinarne, almeno in parte, gli esiti. Girare pagina servirà dunque, almeno a livello psicologico e ci darà un po’ di coraggio: vogliamo una nuova agenda con le pagine bianche, nella speranza di poter scrivere una storia diversa. La fine dell’anno è anche tempo di bilanci. Poche volte accade che quello che si è vissuto nei mesi precedenti sia condizionato fortemente da un evento comune a tutta l’umanità. Il 2020, come sappiamo, ha questa caratteristica: un virus ha buttato per aria la vita dell’intero pianeta condizionandone tutte le dimensioni. È difficile trovare ambito della vita personale e sociale che non ne abbia risentito.

E noi come arriviamo a questa fine anno? Le risposte ovviamente sono personali e molto diverse… Quel che è certo è che appare lontano il tempo in cui si cantava dai balconi. La sensazione è che prevalga un clima di stanchezza. L’incertezza, poi, propria dell’azione delle istituzioni politiche non aiuta.

In tale situazione dobbiamo resistere alla tentazione di rinchiuderci nel nostro piccolo mondo (magari pienamente giustificati dall’ultimo Dpcm che ci obbliga a stare in casa) e dall’adagio “Ognuno per sé, Dio per tutti”. Solo così possiamo dare un senso che vada oltre noi stessi e aprirci davvero alla speranza. In questo tempo complicato possiamo custodirci a vicenda, prenderci cura reciprocamente gli uni degli altri. E sono tanti i modi per fare questo e dirci che la vita degli altri ci interessa. Certo, non è un fatto scontato. Dobbiamo volerlo, scegliere di custodirci, riuscendo a guardare oltre il giardino di casa. Se non chiudiamo

gli occhi e il cuore sono moltissime le situazioni (anche non legate al Covid) che ci interpellano e ci parlano. Tra le tante ne ricordo due, molto diverse, ma emblematiche.

Alex Zanardi. Sta continuando la sua battaglia per riprendere a vivere dopo il terribile incidente del 19 giugno (il secondo dopo lo schianto drammatico del 2001 dove perse le gambe). Oltre alla sua tempra incredibile, oltre a un’équipe medica che sta cercando di fare miracoli, accanto a lui sempre c’è la moglie Daniela che non lo molla un attimo. Lei c’è per il suo Alex. È lei con il suo amore incrollabile che lo custodisce, con una cura e una discrezione (non una foto, non una intervista in tv) esemplari.

I dipendenti della Forall. Anche loro lottano per il futuro. Lottano per conservare un lavoro, per poter dare un domani alle loro famiglie, per non cedere a un logica che mette i bilanci prima delle persone. Anche loro hanno bisogno di non sentirsi soli, di sentirsi custoditi da altre donne e uomini, dalle nostre comunità civili ed ecclesiali per questo la notte di Natale nella chiesa di Quinto c’è anche la Chiesa vicentina.

Mentre il Ventiventi si conclude, a noi tocca decidere con quale spirito iniziare il nuovo anno. L’augurio è che ciascuno nell’aprire la nuova agenda possa scrivere dei nomi di persone dalle quali si sente custodito e riesca al contempo a scriverne altri (tanti speriamo) di chi vogliamo e possiamo custodire, per un mondo in cui ci prendiamo cura davvero a vicenda. Se così sarà, il 2021 potrà essere davvero diverso dal Ventiventi che salutiamo.