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Accoglienza ucraini, il Provveditore: «L’obiettivo è donare normalità»

Sono 200 i bambini e i ragazzi arrivati nelle scuole di ogni ordine e grado di Vicenza e provincia dall'inizio della guerra. I posti disponibili sono più di 5000. Morbioli: «Ottima collaborazione con Prefettura, Comuni, Ulss 7 e 8».
Festa della pace alla scuola "Prati" di Vicenza.
di Marta Randon

Accogliere nel modo giusto. Calorosamente ma con sobrietà, perché «scuola significa normalità, ed è quello che vogliamo regalare» dice il neoprovveditore agli Studi di Vicenza, Nicoletta Morbioli, veronese, che ha preso il posto del collega Carlo Formaggio. Niente feste, quindi, ma sorrisi, giocattoli e disegni nelle scuole primarie, astucci, penne e colori nella primaria, le tastiere con gli adesivi in cirillico per medie e superiori. Mediatori culturali per tutti. «Scappano dalla guerra, non c’è niente da festeggiare» sottolinea il Provveditore. In alcune scuole a dire il vero i palloncini c’erano, ma con l’intento di trasmettere calore, far sentire a proprio agio e “abbracciare” i nuovi arrivati. 

Nicoletta Morbioli, Provveditore agli studi di Vicenza.

Tra i quasi 23mila bambini e ragazzi ucraini dai 3 ai 18 anni accolti in Italia, 200 frequentano le scuole di Vicenza e provincia (dato di venerdì 6 maggio). Nel dettaglio 47 alle materne, 79 alle primarie, 48 alle medie e 26 ragazzi alle superiori. «È frutto di una buona collaborazione tra Prefettura, sindaci, scuola» spiega il Provveditore. Una piattaforma regionale condivisa con Pietro Signoriello e primi cittadini raccoglie le disponibilità di tutti i dirigenti scolastici del Veneto. Finora le 113 scuole di Vicenza e Vicentino hanno dato disponibilità per 5.455 posti. Un buon numero che fa intuire che tutte le richieste verranno accolte.

«I primi ragazzi che sono arrivati provengono da famiglie benestanti – spiega Morbioli -. Si sono presentati con il loro pc, pronti a fare la didattica a distanza, desiderosi di tenere i contatti con compagni e docenti rimasti in Ucraina. Dove è possibile stiamo esaudendo il loro desiderio, è richiesta però la presenza a scuola. È un tentativo di agganciarli alla normalità, dare loro la possibilità di poter stare in contatto con insegnanti e coetanei in un ambiente sereno, tranquillo, di routine. Quello che per bambini e ragazzi dovrebbe essere la normalità». 

Dai primi arrivi sono stati attivati i mediatori linguistici, ma la disponibilità non è alta. «Abbiamo quindi coinvolto alcuni ragazzi che l’anno scorsi si sono diplomati in russo al liceo “Fogazzaro” di Vicenza che hanno partecipato con entusiasmo. È stato bellissimo vedere la gratuità di studenti più grandi».

La rete di collaborazione tra Prefettura e sindaci si è allargata anche al Servizio Igiene e Sanità Pubblica (Sisp) dell’Ulss 7 e 8 e al Centro di servizio per il volontariato di Vicenza. «Ci ritroviamo ogni venerdì, convocati da Signoriello- spiega il Provveditore Morbioli – facciamo il punto della situazione e ci confrontiamo su problemi e criticità». Alcuni bambini e ragazzi arrivano senza documetazione vaccinale. Il Sisp si occupa, di ricostruire la storia vaccinale ed eventualmente vaccinare. 

Nicoletta Morbioli ha contribuito anche all’organizzazione di due incontri formativi on line in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia per i docenti del Veneto. Hanno partecipato in 1.260. «L’appuntamento del 28 verteva sull’ insegnamento della lingua italiana come seconda lingua, quindi su aspetti prettamente didattici; il secondo, invece, è stato tenuto da due psicologi per fare in modo che, accanto all’intervento didattico, sia presente l’aspetto psicologico, non dimentichiamo che sono studenti che provengono da una situazione di guerra e distacco. Molti di loro pensano di tornare a casa in breve tempo. Alcuni non vogliono andare a scuola in Italia proprio perché sperano in un soggiorno breve. Ma stiamo vedendo che non è così» conclude il Provveditore.