In primo piano Intervista

«Accoglienza straordinaria, ci hanno trattato come figli»

I ricordi e le emozioni di sei dei quattordici giovani presenti a Panama raccontati a caldo tornando dall'aeroporto di Venezia.
Gmg a Panama
di Lauro Paoletto

Il clima di gioia, la dimensione comunitaria della fede, la grande accoglienza delle famiglie, il protagonismo dei giovani, l’affidarsi di Maria a Dio, la festa di popolo. Sono alcuni dei ricordi che i giovani vicentini che hanno partecipato alla Gmg di Panama si portano a casa.

Siamo andati all’aeroporto Marco Polo di Venezia a prenderli con Matteo Refosco, dell’Uffcio di Pastorale giovanile, alla guida del furgone.

Sono le 19.15 di lunedì scorso 4 febbraio quando escono. L’aereo è atterrato alle 18.45 (con mezz’ora di ritardo rispetto al previsto) proveniente da Madrid. Il sorriso prevale sulla stanchezza per il lungo viaggio. Abbracci e saluti con gli amici di Verona. Con sei di questi ragazzi e ragazze (il gruppo dei vicentini è composto da 14 giovani) e don Lorenzo Dall’Olmo (direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile) saliamo sul furgone, direzione Vicenza. Il viaggio è l’occasione per raccogliere le prime impressioni e commenti di un’esperienza sicuramente straordinaria, che chiederà tempo per essere metabolizzata. Oltre a Matteo Refosco e don Lorenzo Dall’Olmo sul mezzo ci sono Francesca 26 anni e Marco 27 anni di Mason, Alessandro, 21 anni di Alte di Montecchio Maggiore, Lidia 22 anni di Marano, Chiara 19 anni (la più giovane del gruppo) e Mario 21 anni di Costabissara. Mentre Matteo guida, i giovani cominciano a raccontarsi a partire dall’incontro con la popolazione locale tra Panamà e El Salvador (l’altro Paese visitato nell’ultima settimana).

La capacità di accoglienza delle famiglie (“Ci hanno trattati come figli”) e lo stile di vita è un elemento che ha colpito. Lo sottolineano Mario, Francesca, Alessandro che ricorda «l’esempio di vita in semplicità, il saper vivere con poco, e quel poco saperlo condividere con gli altri».

I giovani durante uno dei momenti della festa a Panama

Quasi tutti questi giovani hanno partecipato anche alla precedente Gmg a Cracovia. Sono concordi nel notare a Panama una tonalità diversa, una vera festa di popolo caratterizzata dalla gioia. Lidia osserva che per loro «il fatto di avere vicino il Papa era un privilegio e per questo quella con Bergoglio è stata una vera festa di popolo partecipata anche dalle famiglie».

Quello che più resta nel loro cuore è il messaggio di Francesco che, ancora una volta, hanno sentito dalla loro parte. Il Papa era «schierato con i giovani, – osserva Alessandro -, rivolgendosi non solo a loro, ma anche a chi ha responsabilità su di noi, quindi agli adulti, alle istituzioni». “Noi non siamo il domani della Chiesa, siamo l’oggi. Questo concetto è stato più volte ricordato anche a San Salvador in varie occasioni. Questo è il nostro momento per essere dentro alla Chiesa e lavorare per la Chiesa, per la nostra fede e questo va fatto oggi senza attendere che arrivi, prima o poi, il momento per noi» (Chiara).

È don Lorenzo a ricordare la figura di Maria la più grande “influencer” della storia. «Era lei la figura centrale di questa Gmg – osserva – con la sua risposta “Ecco si faccia in me secondo la tua parola”. Questo era l’inno che cantavamo con i giovani di tutto il mondo per le vie di Panama. Dalla Gmg in Polonia erano arrivati stimoli forti per non essere giovani cristiani da divano, per dare una scossa anche alle nostre Chiese. Qui abbiamo avuto un altro messaggio contestualizzato per le Chiese del Centro America. Il Papa ha dato fiducia ancora di più ai giovani e ha chiesto alle comunità cristiane di essere loro vicino e di accompagnarli nel quotidiano».

Le riflessioni su Maria hanno portato Mario a nuove considerazioni. «Il suo esempio – nota – è quello di una fiducia e di un abbandono totali. È la primissima gura che si abbandona completamente a Dio e si fida ciecamente. Questa è stata un provocazione per me». Per Lidia «Maria è un modello di persona che ha saputo dire un sì molto forte rapportato a quello che possiamo vivere noi ragazzi e ragazze».

Tra i vari incontri significativi sicuramente ci sono anche quelli in Salvador dove hanno conosciuto da vicino la figura di Oscar Romero e degli altri santi e martiri. Marco ricorda l’incontro con una comunità di base dove «c’è stato il confronto con dei giovani locali che non avevano avuto la possibilità di essere a Panama. Abbiamo colto l’importanza che ha per loro il Papa e ci hanno raccontato l’alzataccia che avevano fatto per vedere nel maxischermo la canonizzazione di Romero».

Marco era la prima volta che sentiva parlare di «teologia della liberazione e di fede e di peccato non visti in modo solo personale, come siamo abituati noi, ma la fede di un popolo e il peccato di un popolo. Lì c’era una comunità che cammina insieme nella fede contro le diseguaglianze e le ingiustizie». Anche Chiara ha notato «la dimensione comunitaria che permette loro di sentirsi una grande famiglia» e che per Lidia si concretizza in «un senso di relazione molto radicato che va al di là dei legami di sangue».

Tra le varie esperienze che i giovani ricordano con piacere c’è la condivisione della Gmg con il vescovo Beniamino. Lidia sottolinea che « siamo stati molto fortunati. I vescovi italiani erano solo 14 e il fatto di avere il nostro di Vicenza è stato un grande onore». «Abbiamo condiviso con lui – ricorda Marco – alcuni momenti scambiandoci le impressioni sull’esperienza. È stato un modo conoscersi da vicino».

Ma la sfida vera per questi giovani è fare in modo che l’esperienza della Gmg numero 34 non sia solo una parentesi.

Per me – auspica Mario «non è una parentesi ma un punto di inizio per vivere in modo diverso, avendo conosciuto realtà e modi di vivere la fede differenti. Voglio portare un po’ di fede genuina di quei paesi nelle nostre comunità e anche con i nostri coetanei».

Lidia, richiamando le parole del Papa, è consapevole che «la Gmg è un evento grande ma se rimane ne a se stesso ha poco senso. Per questo chi ha partecipato in prima persona deve essere anche testimone per tutte le persone che hanno seguito da casa». In Alessandro c’è l’auspicio di «vivere la mia fede che no ad ora ho vissuto in modo molto individualista, in maniera comunitaria a partire dalla parrocchia, con i coetanei e gli adulti».

È don Lorenzo a concludere il giro ricordano la sua esperienza, dieci anni fa, in Perù con il Mato Grosso. «Per me è stato un ritornare alla fede essenziale, semplice, allegra e un’ulteriore conferma e spunto in direzione della comunità. Fin da piccolo mi ha colpito molto la figura di Romero per come ha camminato con il suo popolo, fino a donare la vita durante la messa. Dobbiamo sentirci privilegiati di vivere questa esperienza anche a nome di tutti i giovani vicentini che sentivamo vicini. Mi auguro sia un’esperienza che ci aiuti a cambiare prospettiva su alcune cose, fare delle scelte concrete non per parlare di poveri ma lasciarci plasmare da loro».

Il vescovo con il gruppo di ragazzi vicentini