Cultura

I 70 anni di Tex e quella “pista” vicentina

di Andrea Frison

«La giustizia è “il valore” delle storie di Tex Willer. Chi lo legge sa che alla fine ci sarà un happy end e ama Tex per questo. E perché nella vita reale spesso non è così». Brunetto Salvarani, teologo e autore del recente Teologia per tempi incerti, è da sempre attento a tutto quello che si muove nella cultura “pop” e i fumetti non fanno eccezione. Specialmente Tex, nato nel 1948 dalla fantasia e le matite di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, di cui Salvarani è da sempre un appassionato. «I creatori di Tex – prosegue Salvarani – hanno cercato di intercettare il bisogno di positività di un’Italia appena uscita dalla guerra. Quello di Tex è un messaggio “filosofico”, che porta consolazione in un Paese che sta attraversando tensioni politiche e sociali».

Uno sguardo nuovo sul “diverso”

Brunetto Salvarani

Tex è stato anche un fumetto d’avanguardia nel modo di trattare “il diverso” per eccellenza nel genere western: gli indiani. «Tex è un ranger del Texas, ma è anche Aquila della notte, capo di una tribù navajo – prosegue Salvarani -. E questo, quando i grandi film “revisionisti” del genere western come Soldato blu o Piccolo grande uomo dovevano ancora essere girati. Tex non ragiona sulla base di etnie o nazionalità e non lo fa con un intento politico o ideologico. È semplicemente consapevole che persone positive o negative sono presenti da una parte e dall’altra. In Tex appartenere ad una etnia non vuol dire, in automatico, essere buoni o cattivi».

Un padre o un fratello maggiore

Un altro grande tema presente tra le “nuvole” di Tex è quello della paternità. «Tex, che è vedovo, è il padre di Kit, nato dal matrimonio con la navajo Lilith – spiega Salvarani -. Una relazione leggibile sul piano psicologico, visto che Kit trova più spesso una figura paterna in Kit Carson, la spalla di Tex. Ma l’aspetto della paternità di Tex può essere letta anche sul piano sociale. Tex era l’approdo ad un fumetto meno da “bambocci”, ed era percepito come un padre o un fratello maggiore che ti viene incontro nel momento della difficoltà. È un aspetto interessante, perché negli anni ’60 e ’70 si parlava della “morte del padre”. Invece Tex c’è sempre, basta mandare un segnale di fumo per vederlo arrivare».

Un vicentino alla corte del ranger

La pista di Tex ha incrociato anche Vicenza. Le avventure del ranger, nella seconda metà degli anni ’90 hanno avuto come disegnatore un vicentino, Aldo Capitanio, nato a Camisano il 28 maggio 1952 e scomparso prematuramente il 19 settembre del 2001. Il passaggio di Capitanio nella testata che a tutti gli effetti rappresenta il fumetto italiano, è stato breve ma folgorante. «Aldo era entrato in Bonelli disegnando alcuni albi di Nick Raider, un investigatore della squadra omicidi di New York – racconta Loris Crivellaro, amico fin da ragazzo di Capitanio che si è occupato in questi anni di farne conoscere l’opera -. Una di queste avventure, Linea di confine, era ambientata tra il Messico e gli Stati Uniti e perciò Aldo si trovò a dover disegnare molti cavalli, animali che amava tantissimo. E quando in redazione videro quei cavalli dissero “Eh no, questo dobbiamo metterlo a disegnare Tex!”».

Aldo Capitanio

 

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