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In 40mila a Foggia dicono “no” alle mafie

di Patrizia Caiffa

Una prima giornata di primavera sotto la pioggia gelida non ha spaventato le oltre 40mila persone giunte oggi a Foggia, per dimostrare la voglia di lottare e impegnarsi contro le mafie. Sono le forze vive della società pugliese: giovani delle scuole, associazioni cattoliche e laiche, scout, sindacati, migranti, arrivati con 270 pullman da tutta la regione. Foggia è la seconda provincia in Italia, dopo Napoli, dove ancora si spara e si muore a causa della criminalità organizzata. I partecipanti hanno esposto striscioni (“Soli si muore”, “La mafia impedisce di sognare”, “Noi siamo qui, tu da che parte stai?”), sventolato bandiere, cantato a gran voce e ascoltato i nomi delle 950 vittime di mafia, pronunciati uno per uno, davanti ad una folta rappresentanza dei familiari. Celebrazioni simili si sono svolte in 4mila luoghi sparsi in Italia, Europa e America Latina, durante la XXIII Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata come ogni anno dall’associazione Libera. Titolo: “Terra, solchi di verità e giustizia”. Li ha accolti una città attonita e un po’ stordita dalla novità, con la gente che li osservava sfilare dai balconi degli alti palazzi del centro e poi tutti in piazza Cavour davanti al grande palco allestito per l’occasione. Per permettere la manifestazione l’arcidiocesi di Foggia ha perfino anticipato di un giorno la tradizionale processione mariana dell’Iconavetere, che doveva svolgersi oggi.

L’omertà uccide

“Il 70% dei familiari delle vittime non sa ancora la verità”, ha scandito dal palco don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, citando più volte, nel suo discorso, Papa Francesco e don Tonino Bello e il loro impegno contro le mafie e a favore della giustizia. Non a caso il prossimo 20 aprile il Papa si recherà in visita proprio ad Alessano e Molfetta, per rendere omaggio a don Bello, voce profetica nella terra di Puglia, a 25 anni dalla morte. “Siamo qui per dare coraggio e far emergere le forze vive di questa società – ha detto don Ciotti -. Sappiamo che le verità passeggiano per le vie delle nostre città, c’è chi sa, chi ha visto e non parla. Non dimentichiamo che l’omertà uccide la verità e la speranza”. Il fondatore di Libera ha descritto la criminalità pugliese come “mafie impenetrabili e chiuse”, dedite a usura, estorsioni, spaccio di droga, corruzione. Poi si è rivolto direttamente ai mafiosi: “Vi prego, trovate il coraggio di cambiare vita”. Don Ciotti ha anche ringraziato “il forte contributo della Chiesa attraverso la Cei” e l’arcivescovo di Foggia mons. Vincenzo Pelvi “per aver spostato la processione per la prima volta nella storia”.