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40 anni dopo la strage di Bologna: «La notte sogno di correre ancora. Il perdono? Difficile»

Lucia Fumaroni, 63 anni, il 2 agosto 1980 era seduta nella sala d'aspetto della stazione del capoluogo emiliano. Ha riportato gravi lesioni alla schiena ed è invalida all'80%: «Ma non mi sono mai arresa».
Lucia Fumaroni, 63 anni, di Altavilla Vicentina.
di Marta Randon

Aveva 23 anni, era il suo primo viaggio da sola. Alle 10.25 del 2 agosto 1980 Lucia Fumaroni, di Altavilla Vicentina, oggi dipendente della società Athesis, era seduta nella sala d’aspetto della prima classe nella stazione ferroviaria di Bologna. «Avevo appuntamento con le amiche a Foggia per tre settimane di ferie – racconta come fosse ieri-. I miei genitori sono sempre stati iperprotettivi, mia madre non voleva che andassi, poi un giorno mio padre mi sorprese: “Ti ho preso un rapido in prima classe Padova-Bologna e Bologna Foggia, vai e divertiti”».

Il boato fu impressionante: «Rimasi sorda per giorni – racconta -. Ce l’ho ancora nelle orecchie. Una bomba, un terremoto, la fine del mondo». L’ordigno che fece saltare in aria parte della stazione centrale di Bologna scoppiò nella sala d’aspetto della seconda classe: «Proprio dietro di me – sottolinea Lucia  -. Tutti i miei vicini morirono, ricordo una donna tedesca con due bambini, la ragazza che avevo di fronte, nessuno ce la fece. Il destino mi risparmiò». Lucia riportò gravi lesioni alla 12a vertebra dorsale e una paresi agli arti inferiori. Da allora zoppica e ha l’80% di invalidità. «Mi cadde addosso una trave di cemento armato, ma qualcosa la fece rimbalzare e mi salvai. Ricordo il fumo, l’ambiente che si fece all’improvviso scuro, la polvere che mi rimase tra i capelli per mesi. Trascorsi molto tempo in ospedale, i medici mi dissero che non avrei più camminato. Io però non mi arresi, con tenacia mi impegnai molto con la riabilitazione, otto ore al giorno».«Ho fatto talmente tanta ginnastica che oggi se entro in palestra mi viene la nausea» scherza.

Lucia, 63 anni, ha due figlie, Elisabetta e Claudia ed è nonna di due bimbe. Sarà proprio una delle due figlie ad accompagnarla giovedì 30 luglio a Bologna dal Presidente Sergio Mattarella che vuole incontrare le vittime e i familiari delle vittime della strage. «Dall’incidente non mi sono mai arresa e ho cercato di condurre una vita normale, nonostante i dolori alle gambe. Di notte sogno di correre e saltare. Se fossi nata disabile sarebbe più facile farmene una ragione, ma io so cosa significa muoversi liberamente ed è dura accettarlo». «Se si può perdonare? Non lo so.  L’odio non porta a niente, ma non so se sono pronta per il perdono. Sono arrabbiata, soprattutto quando i dolori alle gambe sono insopportabili. Ho avuto due splendide figlie, ma non ho mai potuto prenderle in braccio. Ringrazio di cuore mia madre per l’aiuto prezioso che mi ha dato. A Mattarella voglio chiedere giustizia, vorrei sapere chi sono i mandanti, anche se so che non potrà fare nulla».