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3 ottobre 2015. La notte del naufragio

Cinque anni fa al largo di Lampedusa morirono 368 persone. Oggi a Vicenza un incontro per ricordarli
di Andrea Frison

«Purtroppo di quella notte ricordo ogni particolare. Non ho mai visto così tanti morti». Emilio Schirru è uno dei medici che il 3 ottobre del 2013, al largo di Lampedusa, assistettero ad una delle più gravi tragedie delle migrazioni attraverso il Mediterraneo. «Avevamo trascorso tutta la notte a soccorrere naufraghi, e alle 5.30 del mattino ero andato a riposare – racconta il medico, volontario dell’Ordine di Malta, che il prossimo mercoledì 3 ottobre sarà a Vicenza in occasione della Giornata della memoria e dell’accoglienza -. Dopo due ore, però sono venuti a chiamarmi: imbarco immediato, c’era stato un altro naufragio. Siamo partiti a tutta velocità, ma subito ci hanno detto di rallentare. In mare c’era ancora qualcuno di vivo e rischiavamo di travolgerlo ». Dopo aver soccorso le prime persone, la barca della Guardia Costiera raggiunse il punto del naufragio. «Lentamente, abbiamo iniziato a raccogliere i corpi senza vita di uomini, donne e bambini – ricorda Schirru -. Come medico, ho visto molte persone morte, ma mai così tante tutte insieme. Galleggiavano tutte intorno a noi. Ma il lavoro peggiore è stato quello dei sommozzatori, che si sono immersi per recuperare gli altri cadaveri rimasti incastrati all’interno del barcone affondato».

Quel giorno morirono 368 persone e fu un punto di svolta nelle politiche del nostro Paese. Il Governo Letta, nell’indifferenza dell’Europa, varò la missione Mare Nostrum, ad oggi la più incisiva missione italiana di soccorso di vite umane. Al contempo, venne istituita da una legge nazionale la Giornata della memoria e dell’accoglienza, che a Vicenza, la prossima settimana, verrà celebrata durante l’appuntamento del 3 ottobre al Palazzo delle Opere Sociali, con inizio alle 18, che avrà per ospite il medico Emilio Schirru, Irene Piccolo dell’associazione AMIStaDeS, Emanuele Selleri della Casa Scalabrini di Roma e Fasasi, artista nigeriano rifugiato in Italia che esporrà le proprie opere nell’atrio del Palazzo.

«Purtroppo sembra che l’emergenza sbarchi sia finita, ma non è terminata l’emergenza naufragi – commenta padre Michele De Salvia, direttore dell’ufficio Migrantes della Diocesi di Vicenza, tra i promotori dell’iniziativa -. L’obiettivo dell’iniziativa è di sensibilizzare il territorio perché tragedie come quella del 3 ottobre 2013 non si ripetano. Purtroppo vediamo che continuano ad accadere, per questo dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi».

Domanda che tocca l’attualità, a pochi giorni dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del “decreto Salvini” che, tra le altre cose, prevede di escludere i richiedenti asilo dalle reti Sprar e concentrarli nei Centri di accoglienza. «Temo che una scelta del genere provocherà delle ghettizzazioni, per non parlare delle tensioni che generano grandi assembramenti di migranti – commenta Emanuele Selleri, scalabriniano, e direttore di Casa Scalabrini a Roma -. Noi però non facciamo politica, a Vicenza racconteremo la nostra esperienza: abbiamo trasformato il vecchio seminario della congregazione in una struttura di accoglienza che punta all’autonomia del rifugiato. Lo aiutiamo a trovare un lavoro ad imparare l’italiano, ad inserirsi nella società. E per questo coinvolgiamo anche i quartieri e le scuole in progetti di formazione ».

L’incontro del 3 ottobre prossimo è organizzato e promosso da Centro Astalli Vicenza, Associazione Presenza Donna, Migrantes (Vicenza), Caritas diocesana vicentina, Chiesa evangelica metodista di Vicenza, Acli Vicenza, Unità pastorale Porta Ovest in Vicenza, Comunità di Sant’Egidio,La Voce dei Berici, Centro Culturale San Paolo.